27 ago 2008

SEGNALIAMO il quotidiano on-line
ilsussidiario.net

Hinder al Meeting: «Dialogo con l’Islam impossibile senza una forte identità»


Redazione de ilsussidiario.net

martedì 26 agosto 2008

Dal Meeting il punto sulla situazione dei cristiani nei paesi arabi: monsignor Paul Hinder, Vicario Apostolico per l’Arabia, risponde alle domande a tutto campo di Roberto Fontolan. Il Vicario esordisce citando la frase che egli stesso ha rivolto al papa nel momento della sua nomina: «Se devo essere vescovo, voglio esserlo in terra araba». Parla della situazione delle comunità cristiane nei termini di una libertà condizionata: la libertà individuale, secondo le parole del Vicario, è un concetto che non esiste, in particolar modo in Arabia Saudita. «Non è che in queste regioni ci sia una vera e propria persecuzione attiva. L’intervento da parte dei governi si esplicita per lo più nei termini di ostacoli verso le opere della Chiesa e verso la nostra azione pastorale». Tuttavia ad aggravare la situazione delle parrocchie emerge un problema difficilmente contrastabile: la mancanza di preti, che ha recentemente portato alcune comunità locali ad essere guidate da laici. Interrogato riguardo al dialogo che si sta portando avanti con esponenti della religione e della cultura musulmana afferma: «Non ci sono strade alternative al dialogo: se si parla non si uccide. Tuttavia il rapporto interreligioso deve sempre partire da una forte identità da entrambe le parti. Il fine non è infatti il compromesso, ma una maggiore conoscenza dell’altro». L’unico elemento che dunque possa portare dei frutti concreti è una «maggiore conoscenza di sé». Successivamente Hinder avverte che un certo tipo di dialogo interreligioso ha preso una strada diversa. Raccontando di piccoli fatti e contatti con musulmani (fino al rapporto con il barbiere islamico da cui va ogni mattina) Hinder prende lo spunto per affermare che «la strada del dialogo è fatta principalmente di piccoli passi, soprattutto nella vita quotidiana».

articolo tratto da www.ilsussidiario.net

14 ago 2008

Assunzione
della B. V. Maria



Magnificat



Magníficat * ánima mea Dóminum, et exsultávit spíritus meus * in Deo salvatóre meo,quia respéxit humilitátem ancíllæ suæ, * ecce enim ex hoc beátam me dicent omnes generatiónes. Quia fecit mihi magna, qui potens est: * et sanctum nomen eius,et misericórdia eius a progénie in progénies * timéntibus eum. Fecit poténtiam in bráchio suo, * dispérsit supérbos mente cordis sui; depósuit poténtes de sede, * et exaltávit húmiles,esuriéntes implévit bonis, * et dívites dimísit inánes.Suscépit Ísrael púerum suum, * recordátus misericórdiæ suæ,sicut locútus est ad patres nostros, * Àbraham et sémini eius in sǽcula. Glória Patri et Fílio * et Spirítui Sancto. Sicut erat in princípio, et nunc et semper, * et in sǽcula sæculórum.


Amen.

07 ago 2008

05 ago 2008


Estate, tempo di ritrovare sè stessi amarelachiesa.blog
augura Buone Vacanze

MEDITAZIONE

Il termine "meditazione", in greco meléte, è un termine con­venzionale tradizionale strettamente legato a una lettura appro­fondita delle Scritture che tocca il cuore e che lascia un segno indelebile nella memoria, nel sentimento e nel linguaggio.
Secondo la tradizione patristica, la meditazione è la chiave di tutte le grazie; a colui che la pratica con fervore conferisce pen­siero, linguaggio e sentimenti evangelici; comprende le realtà al­la maniera di Dio e può progredire in tutti i doni e i carismi. Se apre la bocca, le parole della Scrittura ne escono senza artifici, né affettazione e, insieme a esse, i pensieri divini fluiscono co­me onde di luce che attraverso la conoscenza divina rischiarano lo spirito di colui che ascolta toccandone il cuore e infiamman­done i sentimenti.
Il termine "meditazione", in ebraico haghig e in greco meléte, dal verbo meletào, veicola un senso di studio, di approfondi­mento della comprensione attraverso l'esercizio del pensiero e del cuore. Così la meditazione della sapienza, meléte sophìas, si­gnifica studio della sapienza con applicazione, approfondimento ed esercizio pratico.
Secondo la tradizione patristica, questo termine tendeva all’assidua applicazione del cuore e dell'intelletto alla Parola di Dio, affinché, grazie alla Parola, i monaci fossero trasformati. I padri, infatti, ritenevano che fosse opportuno dedicarsi alla me­ditazione solo attraverso la lettura della Parola di Dio; perché la meditazione del cuore ha il potere di modellare la coscienza e il pensiero dell'uomo, il quale non deve lasciarsi modellare se non dalla benedetta Parola di Dio, secondo la sua volontà e il suo pensiero.
E’ per questo motivo che il termine "meditazione" si riferisce in modo particolare alla lettura della Bibbia e ll suo uso si limita allo studio della Parola di Dio unito alla concentrazione interio­re per esserne impregnati e reagirvi spiritualmente.

04 ago 2008

Attenzione
i templarioni templari-massoni
mostrano il pelo da lupi
con la ghigna d'essere cattolici

Templari (sic) spagnoli fan causa al Vaticano: causa respinta, per fortuna, ma...

sui quotidiani ed in rete tutte le notizie!

Oggi le comiche

Spagna, anno Zapatero.
Santi uomini senza pretese, inno all’umiltà ed alla fedeltà più pura.

Voglio vedere quanti Templarioni prenderanno le distanze dalla bella faccenda di quei poveri, umili e sinceri congregati della Spagna che sotto presunzione vogliono essere “loro soli” – ma nessuno comunque ne ha diritto a nessuna latitudine del globo terrestre – eredi umili e sinceri congregati detti Templari, cioè militi del Tempio salomonico sospeso nel lontanissimo anno 1312 con tanto di incontrovertibile bolla papale, checchè ne dicano questi umili e sinceri congregati, che ‘soli’ pretendono miliardate di euro dal Vaticano, dalla Santa Sede ed anzi dal Santo Padre.

No comment.
Umberto Battini

01 ago 2008

amarelachiesa.blog per il giusto per il vero

Un breve estratto da uno scritto reperibile in rete
tratto da Chiesa e massoneria: l’uomo tra verità e potere di S.E. mons. Luigi Negri

La Massoneria è dunque all'interno del laicismo moderno e contemporaneo e
ne condivide con il laicismo moderno la grande preoccupazione di costruire un
mondo come se Dio non esistesse; magari non formalmente contro Dio, ma come se
Dio non esistesse. Credo che siano questi gli elementi del confronto. Credo che
tutti noi abbiamo il diritto di essere quello che siamo, di scegliere le nostre
opzioni, di essere coerenti con i nostri principi, di realizzare nella vita
sociale una espressione anche pubblica delle nostre convinzioni, ma è necessario
che sappiamo la posta in gioco. La posta in gioco è un'alternativa sul piano
dell'antropologia: o c'è l'uomo della verità o c'è l'uomo del potere, dal punto
di vista della definizione ultima.

+ S.E. Luigi Negri,
Vescovo di San Marino-Montefeltro

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