18 giu 2008


UN LIBRO per i credenti

TESTIMONIANZA VIVA

Ecco, anch’io mi sento un ‘convertito perpetuo’. Alla costante ricerca della Verità, della Vita e della Libertà, per inculcare sempre di più dentro di me l’amore vero per il prossimo, che è il dono più grande regalatomi dalla fede cristiana.

Pag. 135

Benedetto XVI

Castel Gandolfo 21 settembre 2007

Alla Delegazine Internazionale democristiana

L’esercizio della libertà religiosa comprende anche il diritto di cambiare religione, che va garantito non solo giuridicamente, bensì pure nella pratica quotidiana...



Islam e Cristianesimo

Conferenza episcopale dell'Emilia-Romagna


PRESENTAZIONE

Un argomento pastorale ineludibile

La crescente presenza di musulmani nelle nostre terre ci induce ad annoverare tra i temi non trascurabili della nostra vita ecclesiale anche l'attenzione consapevole alla realtà islamica: un'attenzione serena e il più possibile oggettiva, che non può ridursi alla sollecitudine operativa di assistenza e di aiuto.

I discepoli di Gesù avvertiranno sempre come un impegno doveroso l'azione concreta di carità - ovviamente a misura delle proprie effettive disponibilità - verso ogni essere umano che si trovi nel bisogno e nella pena. Ma, particolarmente quando si tratta di musulmani, pastoralmente questo non basta. Occorre che ci si preoccupi anche e preliminarmente di acquisire una conoscenza non epidermica dell'Islam, sia nei suoi contenuti dottrinali sia nelle sue intenzionalità e nelle sue regole comportamentali.

Un piccolo strumento per una conoscenza iniziale

A questo fine presentiamo questo piccolo strumento di informazione: è una sintetica e lucida esposizione dell'argomento, che offriamo prima di tutto ai sacerdoti, ai diaconi e a tutti coloro che svolgono una funzione attiva nella vita ecclesiale; la offriamo poi a tutti i credenti, che tra l'altro ne potranno trarre motivo di confermarsi gioiosamente nella fede del Signore Gesù, Figlio unigenito del Padre e unico necessario Salvatore dell'universo; la offriamo infine a quanti hanno a cuore i problemi emergenti del nostro tempo e vogliono muovere a occhi aperti incontro al nostro futuro, e segnatamente ai responsabili della vita pubblica italiana, che sono chiamati dalla storia ad affrontare con saggezza e lungimiranza, con realismo e senza comprensioni ideologiche, una serie di inedite difficoltà nella conduzione del nostro Stato.

Il dovere dei nuovi arrivati di conoscere la realtà italiana

Veramente, prima della nostra opportunità di conoscere le convinzioni, gli usi, la mentalità dei nuovi arrivati, c'è il dovere morale dei nuovi arrivati di conoscere le convinzioni, gli usi, la mentalità della popolazione nella quale essi chiedono di inserirsi. A essi va chiesto che si accostino con rispetto e con animo aperto al nostro mondo, come si conviene a chi arriva non in una landa deserta e selvaggia ma in una cultura millenaria e in una civiltà di prestigio grande e universalmente riconosciuto. In caso contrario, potrebbero a giusto titolo essere accusati di quell'insensibilità e di quell'arroganza verso il Paese ospitante, che da più parti sono state rimproverate a un certo tipo di colonialismo del passato.

Ma non ci dispiace dare il buon esempio. Del resto, il testo che qui proponiamo - che presenta in confronto dialettico l'Islam e il Cristianesimo - potrebbe riuscire utile anche agli immigrati che vogliano cominciare a conoscerci sul serio.

Origine e meriti dell'islamismo

Maometto compare sulla scena ben sei secoli dopo che - con la venuta dell'Unigenito del Padre, Gesù Cristo - il lungo discorso di Dio agli uomini, cominciato con Abramo, arriva al suo definitivo compimento e l'iniziativa salvifica del Creatore raggiunge il suo culmine.

Egli, riconosciuto dai suoi discepoli come "messaggero di Dio" e destinatario dell'elargizione del Corano, si avvale nella sua predicazione di quanto della Rivelazione ebraico-cristiana aveva potuto conoscere e capire. La sua voce ha il merito, in un contesto dominato dal politeismo, di proclamare con grande energia l'unicità e l'assoluto incontrastabile dominio dell'onnipotente Signore e Autore di tutte le cose.

Il fascino dell'Islamismo per larga parte stava appunto nell'evidente superiorità di questa proposta religiosa, estremamente semplificata, su ogni culto idolatrico.

I casi di passaggio all'islamismo

Questo spiega i casi di "conversione" all'Islam che avvengono oggi tra i cristiani. Nei nostri contemporanei ci sono molti "adoratori di idoli". Il vuoto di verità e di senso, insito in molta parte della mentalità scettica così diffusa in Europa, è vantaggiosamente riempito da una religione che chiede solo un atto di fede in Dio, e sembra non possedere dogmi, misteri, strutture gerarchiche, riti sacramentali. Si intuisce come quest'ultima connotazione possa incontrarsi con le pregiudiziali laicistiche presenti nell'animo di molti nostri connazionali. Proprio questa povertà spirituale di molti uomini del nostro tempo costituisce la premessa perché si guardi all'Islam come a una plausibile alternativa all'assurdo e alla mancanza di speranza che insidiano una società che ha smarrito ogni riferimento certo e trascendente.

Il cristiano non è affatto tentato dall'Islam

Ma per chi è veramente cristiano, per chi si è donato al Signore Gesù con tutto il suo essere, per chi ha assaporato la gioia di appartenere alla santa Chiesa cattolica, per chi sa di essere destinato a partecipare al destino di gloria del Crocifisso Risorto e a entrare nell'intimità della Trinità augustissima, per chi ha accolto come norma totalizzante del suo agire la legge evangelica dell'amore, quella di farsi musulmano è l'ultima e la più improbabile delle tentazioni che gli possono capitare.

E non già perché il cristianesimo sia una religione migliore dell'islamismo: è semplicemente imparagonabile. È imparagonabile perché non è soltanto una religione, ma è un fatto coinvolgente e deificante; non è soltanto una comunicazione di idee, un insieme di precetti, una pratica rituale: è una totale trasfigurazione della realtà umana che progressivamente si assimila a Cristo, colui nel quale "abita corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9) ed è il compendio di ogni verità, di ogni giustizia, di ogni bellezza.

Si capisce allora come non possa nascere in noi nessuna paura dell'Islam e non si dia nessuna ansietà per una sua "concorrenza religiosa". Le nostre preoccupazioni sono invece per quelli tra noi che sventuratamente non conoscono più il "dono di Dio" e così sono esposti a tutte le disavventure esistenziali.

Insufficienza dell'approccio culturale

I nostri fratelli di fede e di ministero, che vivono in Paesi a maggioranza musulmana, ci mettono in guardia da un errore di prospettiva, che potrebbe falsare totalmente il nostro giudizio: non ci si deve limitare a un approccio puramente culturale dell'Islam.

Noi dobbiamo ascoltare con interesse quanto ci dicono gli studiosi del movimento islamico nella sua origine, nella sua storia, nella sua dottrina, nella ricchezza culturale che è fiorita tra le genti musulmane. Ma dobbiamo ascoltare anche chi conosce e testimonia, per esperienza diretta, il comportamento dei musulmani (dove la loro volontà è determinante) nei confronti degli altri, la loro durezza nell'esigere che ci si adegui alle loro norme di vita, la loro sostanziale intolleranza religiosa quale è ampiamente documentabile per molti paesi, le loro intenzioni di conquista (delle quali del resto non fanno nessun mistero).

Le più evidenti incompatibilità

Ai nostri politici vorremmo ricordare il problema della "diversità" islamica nei confronti del nostro irrinunciabile modo di convivenza civile.

Essi non possono lasciare senza risposta pertinente gli interrogativi che tutti gli italiani di buon senso si fanno: come si pensa di far coesistere il diritto familiare islamico, la concezione della donna, la poligamia, l'identificazione della religione con la politica - tutte cose dalle quali i musulmani non recedono, se non dove non hanno ancora la forza di affermarle e di imporle - con i princìpi e le regole che ispirano e governano la nostra civiltà?

Ed è solo un parziale e piccolo elenco delle incompatibilità con le quali bisognerà fare i conti.

Ci rendiamo ben conto della difficoltà dell'impresa: chi ha il compito statutario di sciogliere questi nodi ha tutta la nostra comprensione e l'aiuto della nostra preghiera.

Ringraziamento

Le pagine che qui presentiamo, già preparate in data 6 agosto, si devono alla competenza del dottor don Davide Righi, al quale esprimiamo di cuore la nostra riconoscenza.

Gli sono grate in special modo le nostre comunità cristiane, che certamente non lasceranno negletto e inoperoso questo prezioso sussidio. E la nostra raccomandazione e la nostra viva fiducia.

Bologna, 27 novembre 2000

Gli arcivescovi e i vescovi dell'Emilia Romagna

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Introduzione


"Voi siete la luce del mondo" (Mt 5,17), dice Gesù ai suoi discepoli. Negli ultimi anni la vita del nostro paese e delle nostre città e conseguentemente delle nostre parrocchie ha visto un sensibile incremento della presenza di musulmani e musulmane. Si sono poste così in atto nuove situazioni che portano i credenti a dovere rendere ragione della propria fede di fronte a credenti appartenenti a un'altra fede e ad annunciare Gesù Cristo nostro salvatore. "Chi si vergognerà di me e delle mie parole anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui" (Mc 8,38). Presento queste pagine, frutto della riflessione di questi anni, per aiutare i sacerdoti e quanti devono illuminare le coscienze a una educazione cristiana più attenta alla nuova situazione pastorale che si sta creando.

Un passato da non dimenticare

Non siamo i primi nella storia a doverci confrontare con questa «nuova» identità religiosa. Infatti l'incontro-scontro tra Islam e Cristianesimo, tra cristiani e musulmani è già avvenuto nel corso della storia fin dal sorgere della comunità islamica. Sono in particolare le Chiese orientali quelle che per prime hanno intessuto un approfondito confronto culturale e teologico con il mondo islamico. Da questo punto di vista dobbiamo riconoscere la necessità di recuperare tutta la tradizione culturale dell'incontro tra Islam e Cristianesimo maturatasi in oriente, tutta la letteratura arabo-cristiana - in gran parte misconosciuta in occidente - nella quale dalla fine dell'VIII secolo i cristiani orientali si sono confrontati con i musulmani a partire dal medesimo strumento linguistico, l'arabo, e con una conoscenza diretta del Corano e della tradizione e legislazione islamica[1]. Proprio perché i problemi che noi oggi ci poniamo sono già stati posti in oriente molti secoli fa, penso in particolare che oggi, nei passi che la Chiesa cattolica è chiamata a fare in occidente, debba essere fatto tesoro dell'esperienza delle Chiese orientali.

Ritengo inoltre che quell'esperienza più che millenaria debba essere sottoposta a un vaglio critico. Mons. Fouad Twal, vescovo di Tunisi dal 1995, sosteneva di recente: "Ritengo che i vescovi dei paesi arabi siano le persone più indicate da una parte per suscitare degli atteggiamenti di realismo e dall'altra per evitare gli eccessi di giudizio «pro o contro"[2].

Non dobbiamo dimenticare neppure che l'incontro con l'Islam è stato e viene tuttora vissuto anche a livello politico-militare: la battaglia di Poitiers del 732 con la fermata dell'avanzata andalusa, gli scontri avvenuti nel periodo crociato del XII-XIII sec., la battaglia di Lepanto nel 1571 e l'arresto dell'avanzata nei Balcani dell'impero ottomano con l'assedio di Vienna nel 1683, le conquiste e i protettorati occidentali istituiti nel XIX-XX sec. sullo sfaldamento dell'impero ottomano, gli attuali scontri a Timor Est e in Indonesia e la preoccupante insorgenza di stati dichiaratamente islamici in Africa con la conseguente persecuzione di varie comunità tra le quali anche quelle cristiane cattoliche, sono solo alcuni dei momenti che hanno segnato la storia dei rapporti fra regni o imperi e Chiese della cristianità da una parte e califfati e imperi islamici dall'altra. La storia e le lezioni della storia non possono e non devono essere dimenticate ma studiate e valorizzate nella loro crudezza per evitare revisionismi o trionfalismi.

Islam e Cristianesimo: chiarificazione dei termini e tentativo di un confronto

Il titolo di queste pagine potrebbe trarre in inganno. Infatti i due termini «Islam» e «Cristianesimo» devono essere spiegati, altrimenti si rischia di confrontare due entità non omogenee. Afferma Bernard Lewis in un suo saggio: "E' ormai luogo comune che il termine "islam" sia il corrispettivo non soltanto di "cristianità" ma anche di "cristianesimo ", cioè non soltanto di una religione, nel senso circoscritto che il termine ha per gli occidentali, ma di un'intera civiltà fiorita sotto l'egida di quella religione. Ma esso è anche qualcosa di più che non ha equivalente nel cristianesimo occidentale e ne ha uno soltanto approssimativo e limitato a Bisanzio"

Si tende a parlare molto di Islam e a scrivere molto, ma che cosa si intende quando si parla di Islám? Da una parte si può intendere, nell'accezione minimale, la sottomissione a Dio che un musulmano compie pronunciando la gahdda nella preghiera quotidiana (possiamo parlare di islám con la «i» minuscola).

Si può intendere anche con Islàm quell'identità ideale nella quale tutti i musulmani si riconoscono e che vede nel Qur'an (il Corano), nella sunnah (tradizione) di Maometto riconosciuto come profeta, e nell' igma'a (consenso) raggiunto dalla comunità dei musulmani, i punti fondamentali sui quali la sari'ah (la legge islamica) con il suo fiqh (diritto islamico) si sono fondati. Inteso in questa maniera dai gruppi più fondamentalisti, l'Islam viene oggi sbandierato come il modello ideale di ogni musulmano e al quale sovente i musulmani si richiamano per giustificare le proprie richieste o per appellarsi a una identità indiscussa. [4].

Al di là di questa identità indiscussa si possono e si devono definire diversi tipi di Islám. La distinzione tra sunniti e sciitiè d'obbligo, ma all’interno degli stessi sunniti ci sono diversi modi di vivere questo islám ideale. Ci sono poi attualmente quattro scuole giuridiche, per non parlare delle diverse tradizioni locali che fanno dell'Islam propagandato e vissuto in Pakistán un Islam ben diverso da quello del Marocco e ben diverso da quello dell'Egitto o dell'Arabia Saudita [5]. Per non parlare delle confraternite e dei movimenti sufi che sono stati e vengono avvertiti in modo quasi eterodosso all'interno della comunità islamica. "Oggi (. . .) si tende a ripetere che non c’è un solo Islam, ma molti Islam. L'Islam arabo, l'islam iraniano, l'Islam egiziano, quello marocchino, senegalese, asiatico,indonesiano, con varietà e diversità. Di recente si è cominciato a parlare anche di Islam europeo"

"Ma al di là di tutte le differenze di cui pastoralmente si deve tenere conto, da sempre, e anche oggi, c'è un solo Islam, «fondato sulla sua legge e il suo profeta». [7] "Anzi, è necessario chiarire che con «Islam» si indica un'identità culturale, perciò certi musulmani, spesso intellettuali, (... ) non negheranno mai la loro identità musulmana, pur dicendo di essere agnostici." [8].

Dunque, precisato che non si può usare il termine «Islam» come trascendentale che tutto assorbe dell'identità di ogni musulmano in ogni momento della storia, quali sono i tratti caratteristici che si possono ricavare come «tipici» dei musulmani?

Possiamo indicarli in sei punti:

1) Il Corano afferma l'unicità di Dio.

2) L'uomo non può comprendere Dio che rimane trascendente e incomprensibile.

3) La verità garantita dalla legge coranica deve essere applicata nella vita.

4) La rivelazione del Corano è l'ultimo atto della rivelazione.

5) La comunità dei credenti e la legge divina (sarí'ah) sono quelle che danno garanzie e diritti al singolo.

6) L'adesione alla comunità dei credenti non è solo religiosa come noi oggi lo intendiamo, ma anche politica, economica e culturale.

Anche quando parliamo di «Cristianesimo» non possiamo parlarne in generale quasi che ci si possa appellare a un 'identità chiara e definita. Il Cristianesimo richiama il Cristo, ma richiama necessariamente anche la «Chiesa»: la Chiesa cattolica ha una sua visione di quale sia la Chiesa di Cristo; vede nelle Chiese orientali delle vere e proprie Chiese; non riconosce, a motivo della perdita della successione apostolica e della maggior parte dei sacramenti, nelle Chiese della Riforma delle vere e proprie «Chiese» ma, come fa il concilio Vaticano II nell' Unitatis redintegratio, preferisce chiamarle «Comunità ecclesiali» (UR 19ss).

Per non parlare delle cosiddette «Chiese libere» che non si riconoscono neppure in un organismo come il Consiglio ecumenico delle Chiese e nella professione di fede nicenocostantinopolitana quale espressione di una Chiesa unita nella fede. E se volessimo fermarci al Consiglio ecumenico delle Chiese, cioè di tutte quelle comunità che riconoscono Gesù Cristo come salvatore e professano l'unità e la trinità di Dio, le differenze tra esse e le espressioni storiche della loro fede sono state tali e tanto diverse, che riuscirebbe difficile «armonizzarle» in un quadro unico.

Perciò «cristianesimo» può indicare la varietà e la molteplicità delle espressioni storiche delle Chiese e delle comunità ecclesiali di diversa appartenenza così come si sono sviluppate nella storia, comprendendo anche quelle Chiese considerate eretiche o scismatiche dalla grande Chiesa.

Nonostante tutto ci si può chiedere: esistono dei tratti che possiamo definire «cristiani» e tipici del cristianesimo o della maggior parte dei cristiani?

A mio avviso sì e in particolare per noi cattolici:

1) L'incarnazione del Verbo di Dio ha mostrato l'unità e la trinità di Dio.

2) Dio è inconoscibile ma in Gesù Cristo Verbo incarnato si è voluto far conoscere.

3) L'uomo è per sua natura capax Dei, chiamato a conoscere e ad amare il proprio Creatore e Redentore nell'esperienza viva dello Spirito.

4) L'economia salvifica espressasi nella storia ha come culmine della rivelazione l'incarnazione del Verbo di Dio nel quale "sono racchiusi tutti i tesori della sapienza e della scienza" (Col 2,3).

5) L'incarnazione del Verbo di Dio in Gesù di Nazaret ha mostrato l'alta dignità della natura umana e, con il fatto che egli ha assunto ogni persona umana come fratello (Eb 2,1 1), ha mostrato la straordinarietà e la irripetibilità della vocazione alla quale ciascuno è chiamato; questa straordinarietà risplende in Maria, Madre di Dio.

6) La Chiesa non intende essere un sistema politico né sostituirsi a un sistema politico, anche se storicamente ciò è avvenuto, ma intende essere come l'anima nel corpo in quanto ha come fine non i regni terreni bensì il raggiungimento del regno di Dio che è già iniziato nella storia e va al di là della storia.

NOTE:

[1] Per uno sguardo e una presentazione complessiva di tutta la letteratura arabo-cristiana si rimanda ai quattro volumi introdotti e curati da Graf e in particolare, per la parte teologica, al volume di G. GRAF, Geschichte der Christlicheri- Arabischeri Literatur, Città del Vaticano 1947. Ricordo a questo proposito che il Gruppo di ricerca arabo-cristiana diretto da p. Samir Khalil sj ha cominciato un'opera di traduzione dall'arabo e di diffusione del patrimonio culturale arabo cristiano nel panorama editoriale italiano: T. ABU QURRAH, La difesa delle icone, a cura di P. Pizzo, Milano 1995; YAHYA IBN SA'ID AL-ANTAKI, Cronaca dell'Egitto fatimide, a cura di B. PIRONE', Milano 1998; 'ABD ALMASIH AL-KINDI, Apologia del cristianesimo, a cura di L. BOTTINI,, Milano 1998

[2] 'F. TWAL, «Il fenomeno Islam. Che cos'è? Che cosa chiede?», in Il nuovo Areopago 18(1999)3, 5-6.

[3] B. LEWIS, L'Europa e l'Islam, Laterza, Bari 1999,

[4] Per un'informazione storica esauriente sulle origini del fondamentalismo rimando al libro di YOUSSEF M. CHOUEIRI, Il fondamentalismo islamico, Mulino, Bologna 1993.

[5] Cfr, anche TWAL, «Il fenomeno Islam, 5-15.

[6] E. FARHAT, «Diritti umani e libertà religiosa nell'Islam in espansione», in Il nuovo Areopago, 18(1999)3. 1-0. Edmond Farhat è stato nunzio apostolico in Algeria e Tunisia e delegato apostolico in Libia e dal 1993 è nunzio in Slovenia e Macedonia.

[7] FARHAT, «Diritti umani», 2

[8] SAMIR KHALIL SAMIR, «Islam -Europa: scontro di culture?»in Il nuovo Areopago 18(1999)3. 38.

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