18 giu 2008


UN LIBRO per i credenti

TESTIMONIANZA VIVA

Ecco, anch’io mi sento un ‘convertito perpetuo’. Alla costante ricerca della Verità, della Vita e della Libertà, per inculcare sempre di più dentro di me l’amore vero per il prossimo, che è il dono più grande regalatomi dalla fede cristiana.

Pag. 135

Benedetto XVI

Castel Gandolfo 21 settembre 2007

Alla Delegazine Internazionale democristiana

L’esercizio della libertà religiosa comprende anche il diritto di cambiare religione, che va garantito non solo giuridicamente, bensì pure nella pratica quotidiana...



Islam e Cristianesimo

Conferenza episcopale dell'Emilia-Romagna


PRESENTAZIONE

Un argomento pastorale ineludibile

La crescente presenza di musulmani nelle nostre terre ci induce ad annoverare tra i temi non trascurabili della nostra vita ecclesiale anche l'attenzione consapevole alla realtà islamica: un'attenzione serena e il più possibile oggettiva, che non può ridursi alla sollecitudine operativa di assistenza e di aiuto.

I discepoli di Gesù avvertiranno sempre come un impegno doveroso l'azione concreta di carità - ovviamente a misura delle proprie effettive disponibilità - verso ogni essere umano che si trovi nel bisogno e nella pena. Ma, particolarmente quando si tratta di musulmani, pastoralmente questo non basta. Occorre che ci si preoccupi anche e preliminarmente di acquisire una conoscenza non epidermica dell'Islam, sia nei suoi contenuti dottrinali sia nelle sue intenzionalità e nelle sue regole comportamentali.

Un piccolo strumento per una conoscenza iniziale

A questo fine presentiamo questo piccolo strumento di informazione: è una sintetica e lucida esposizione dell'argomento, che offriamo prima di tutto ai sacerdoti, ai diaconi e a tutti coloro che svolgono una funzione attiva nella vita ecclesiale; la offriamo poi a tutti i credenti, che tra l'altro ne potranno trarre motivo di confermarsi gioiosamente nella fede del Signore Gesù, Figlio unigenito del Padre e unico necessario Salvatore dell'universo; la offriamo infine a quanti hanno a cuore i problemi emergenti del nostro tempo e vogliono muovere a occhi aperti incontro al nostro futuro, e segnatamente ai responsabili della vita pubblica italiana, che sono chiamati dalla storia ad affrontare con saggezza e lungimiranza, con realismo e senza comprensioni ideologiche, una serie di inedite difficoltà nella conduzione del nostro Stato.

Il dovere dei nuovi arrivati di conoscere la realtà italiana

Veramente, prima della nostra opportunità di conoscere le convinzioni, gli usi, la mentalità dei nuovi arrivati, c'è il dovere morale dei nuovi arrivati di conoscere le convinzioni, gli usi, la mentalità della popolazione nella quale essi chiedono di inserirsi. A essi va chiesto che si accostino con rispetto e con animo aperto al nostro mondo, come si conviene a chi arriva non in una landa deserta e selvaggia ma in una cultura millenaria e in una civiltà di prestigio grande e universalmente riconosciuto. In caso contrario, potrebbero a giusto titolo essere accusati di quell'insensibilità e di quell'arroganza verso il Paese ospitante, che da più parti sono state rimproverate a un certo tipo di colonialismo del passato.

Ma non ci dispiace dare il buon esempio. Del resto, il testo che qui proponiamo - che presenta in confronto dialettico l'Islam e il Cristianesimo - potrebbe riuscire utile anche agli immigrati che vogliano cominciare a conoscerci sul serio.

Origine e meriti dell'islamismo

Maometto compare sulla scena ben sei secoli dopo che - con la venuta dell'Unigenito del Padre, Gesù Cristo - il lungo discorso di Dio agli uomini, cominciato con Abramo, arriva al suo definitivo compimento e l'iniziativa salvifica del Creatore raggiunge il suo culmine.

Egli, riconosciuto dai suoi discepoli come "messaggero di Dio" e destinatario dell'elargizione del Corano, si avvale nella sua predicazione di quanto della Rivelazione ebraico-cristiana aveva potuto conoscere e capire. La sua voce ha il merito, in un contesto dominato dal politeismo, di proclamare con grande energia l'unicità e l'assoluto incontrastabile dominio dell'onnipotente Signore e Autore di tutte le cose.

Il fascino dell'Islamismo per larga parte stava appunto nell'evidente superiorità di questa proposta religiosa, estremamente semplificata, su ogni culto idolatrico.

I casi di passaggio all'islamismo

Questo spiega i casi di "conversione" all'Islam che avvengono oggi tra i cristiani. Nei nostri contemporanei ci sono molti "adoratori di idoli". Il vuoto di verità e di senso, insito in molta parte della mentalità scettica così diffusa in Europa, è vantaggiosamente riempito da una religione che chiede solo un atto di fede in Dio, e sembra non possedere dogmi, misteri, strutture gerarchiche, riti sacramentali. Si intuisce come quest'ultima connotazione possa incontrarsi con le pregiudiziali laicistiche presenti nell'animo di molti nostri connazionali. Proprio questa povertà spirituale di molti uomini del nostro tempo costituisce la premessa perché si guardi all'Islam come a una plausibile alternativa all'assurdo e alla mancanza di speranza che insidiano una società che ha smarrito ogni riferimento certo e trascendente.

Il cristiano non è affatto tentato dall'Islam

Ma per chi è veramente cristiano, per chi si è donato al Signore Gesù con tutto il suo essere, per chi ha assaporato la gioia di appartenere alla santa Chiesa cattolica, per chi sa di essere destinato a partecipare al destino di gloria del Crocifisso Risorto e a entrare nell'intimità della Trinità augustissima, per chi ha accolto come norma totalizzante del suo agire la legge evangelica dell'amore, quella di farsi musulmano è l'ultima e la più improbabile delle tentazioni che gli possono capitare.

E non già perché il cristianesimo sia una religione migliore dell'islamismo: è semplicemente imparagonabile. È imparagonabile perché non è soltanto una religione, ma è un fatto coinvolgente e deificante; non è soltanto una comunicazione di idee, un insieme di precetti, una pratica rituale: è una totale trasfigurazione della realtà umana che progressivamente si assimila a Cristo, colui nel quale "abita corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9) ed è il compendio di ogni verità, di ogni giustizia, di ogni bellezza.

Si capisce allora come non possa nascere in noi nessuna paura dell'Islam e non si dia nessuna ansietà per una sua "concorrenza religiosa". Le nostre preoccupazioni sono invece per quelli tra noi che sventuratamente non conoscono più il "dono di Dio" e così sono esposti a tutte le disavventure esistenziali.

Insufficienza dell'approccio culturale

I nostri fratelli di fede e di ministero, che vivono in Paesi a maggioranza musulmana, ci mettono in guardia da un errore di prospettiva, che potrebbe falsare totalmente il nostro giudizio: non ci si deve limitare a un approccio puramente culturale dell'Islam.

Noi dobbiamo ascoltare con interesse quanto ci dicono gli studiosi del movimento islamico nella sua origine, nella sua storia, nella sua dottrina, nella ricchezza culturale che è fiorita tra le genti musulmane. Ma dobbiamo ascoltare anche chi conosce e testimonia, per esperienza diretta, il comportamento dei musulmani (dove la loro volontà è determinante) nei confronti degli altri, la loro durezza nell'esigere che ci si adegui alle loro norme di vita, la loro sostanziale intolleranza religiosa quale è ampiamente documentabile per molti paesi, le loro intenzioni di conquista (delle quali del resto non fanno nessun mistero).

Le più evidenti incompatibilità

Ai nostri politici vorremmo ricordare il problema della "diversità" islamica nei confronti del nostro irrinunciabile modo di convivenza civile.

Essi non possono lasciare senza risposta pertinente gli interrogativi che tutti gli italiani di buon senso si fanno: come si pensa di far coesistere il diritto familiare islamico, la concezione della donna, la poligamia, l'identificazione della religione con la politica - tutte cose dalle quali i musulmani non recedono, se non dove non hanno ancora la forza di affermarle e di imporle - con i princìpi e le regole che ispirano e governano la nostra civiltà?

Ed è solo un parziale e piccolo elenco delle incompatibilità con le quali bisognerà fare i conti.

Ci rendiamo ben conto della difficoltà dell'impresa: chi ha il compito statutario di sciogliere questi nodi ha tutta la nostra comprensione e l'aiuto della nostra preghiera.

Ringraziamento

Le pagine che qui presentiamo, già preparate in data 6 agosto, si devono alla competenza del dottor don Davide Righi, al quale esprimiamo di cuore la nostra riconoscenza.

Gli sono grate in special modo le nostre comunità cristiane, che certamente non lasceranno negletto e inoperoso questo prezioso sussidio. E la nostra raccomandazione e la nostra viva fiducia.

Bologna, 27 novembre 2000

Gli arcivescovi e i vescovi dell'Emilia Romagna

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Introduzione


"Voi siete la luce del mondo" (Mt 5,17), dice Gesù ai suoi discepoli. Negli ultimi anni la vita del nostro paese e delle nostre città e conseguentemente delle nostre parrocchie ha visto un sensibile incremento della presenza di musulmani e musulmane. Si sono poste così in atto nuove situazioni che portano i credenti a dovere rendere ragione della propria fede di fronte a credenti appartenenti a un'altra fede e ad annunciare Gesù Cristo nostro salvatore. "Chi si vergognerà di me e delle mie parole anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui" (Mc 8,38). Presento queste pagine, frutto della riflessione di questi anni, per aiutare i sacerdoti e quanti devono illuminare le coscienze a una educazione cristiana più attenta alla nuova situazione pastorale che si sta creando.

Un passato da non dimenticare

Non siamo i primi nella storia a doverci confrontare con questa «nuova» identità religiosa. Infatti l'incontro-scontro tra Islam e Cristianesimo, tra cristiani e musulmani è già avvenuto nel corso della storia fin dal sorgere della comunità islamica. Sono in particolare le Chiese orientali quelle che per prime hanno intessuto un approfondito confronto culturale e teologico con il mondo islamico. Da questo punto di vista dobbiamo riconoscere la necessità di recuperare tutta la tradizione culturale dell'incontro tra Islam e Cristianesimo maturatasi in oriente, tutta la letteratura arabo-cristiana - in gran parte misconosciuta in occidente - nella quale dalla fine dell'VIII secolo i cristiani orientali si sono confrontati con i musulmani a partire dal medesimo strumento linguistico, l'arabo, e con una conoscenza diretta del Corano e della tradizione e legislazione islamica[1]. Proprio perché i problemi che noi oggi ci poniamo sono già stati posti in oriente molti secoli fa, penso in particolare che oggi, nei passi che la Chiesa cattolica è chiamata a fare in occidente, debba essere fatto tesoro dell'esperienza delle Chiese orientali.

Ritengo inoltre che quell'esperienza più che millenaria debba essere sottoposta a un vaglio critico. Mons. Fouad Twal, vescovo di Tunisi dal 1995, sosteneva di recente: "Ritengo che i vescovi dei paesi arabi siano le persone più indicate da una parte per suscitare degli atteggiamenti di realismo e dall'altra per evitare gli eccessi di giudizio «pro o contro"[2].

Non dobbiamo dimenticare neppure che l'incontro con l'Islam è stato e viene tuttora vissuto anche a livello politico-militare: la battaglia di Poitiers del 732 con la fermata dell'avanzata andalusa, gli scontri avvenuti nel periodo crociato del XII-XIII sec., la battaglia di Lepanto nel 1571 e l'arresto dell'avanzata nei Balcani dell'impero ottomano con l'assedio di Vienna nel 1683, le conquiste e i protettorati occidentali istituiti nel XIX-XX sec. sullo sfaldamento dell'impero ottomano, gli attuali scontri a Timor Est e in Indonesia e la preoccupante insorgenza di stati dichiaratamente islamici in Africa con la conseguente persecuzione di varie comunità tra le quali anche quelle cristiane cattoliche, sono solo alcuni dei momenti che hanno segnato la storia dei rapporti fra regni o imperi e Chiese della cristianità da una parte e califfati e imperi islamici dall'altra. La storia e le lezioni della storia non possono e non devono essere dimenticate ma studiate e valorizzate nella loro crudezza per evitare revisionismi o trionfalismi.

Islam e Cristianesimo: chiarificazione dei termini e tentativo di un confronto

Il titolo di queste pagine potrebbe trarre in inganno. Infatti i due termini «Islam» e «Cristianesimo» devono essere spiegati, altrimenti si rischia di confrontare due entità non omogenee. Afferma Bernard Lewis in un suo saggio: "E' ormai luogo comune che il termine "islam" sia il corrispettivo non soltanto di "cristianità" ma anche di "cristianesimo ", cioè non soltanto di una religione, nel senso circoscritto che il termine ha per gli occidentali, ma di un'intera civiltà fiorita sotto l'egida di quella religione. Ma esso è anche qualcosa di più che non ha equivalente nel cristianesimo occidentale e ne ha uno soltanto approssimativo e limitato a Bisanzio"

Si tende a parlare molto di Islam e a scrivere molto, ma che cosa si intende quando si parla di Islám? Da una parte si può intendere, nell'accezione minimale, la sottomissione a Dio che un musulmano compie pronunciando la gahdda nella preghiera quotidiana (possiamo parlare di islám con la «i» minuscola).

Si può intendere anche con Islàm quell'identità ideale nella quale tutti i musulmani si riconoscono e che vede nel Qur'an (il Corano), nella sunnah (tradizione) di Maometto riconosciuto come profeta, e nell' igma'a (consenso) raggiunto dalla comunità dei musulmani, i punti fondamentali sui quali la sari'ah (la legge islamica) con il suo fiqh (diritto islamico) si sono fondati. Inteso in questa maniera dai gruppi più fondamentalisti, l'Islam viene oggi sbandierato come il modello ideale di ogni musulmano e al quale sovente i musulmani si richiamano per giustificare le proprie richieste o per appellarsi a una identità indiscussa. [4].

Al di là di questa identità indiscussa si possono e si devono definire diversi tipi di Islám. La distinzione tra sunniti e sciitiè d'obbligo, ma all’interno degli stessi sunniti ci sono diversi modi di vivere questo islám ideale. Ci sono poi attualmente quattro scuole giuridiche, per non parlare delle diverse tradizioni locali che fanno dell'Islam propagandato e vissuto in Pakistán un Islam ben diverso da quello del Marocco e ben diverso da quello dell'Egitto o dell'Arabia Saudita [5]. Per non parlare delle confraternite e dei movimenti sufi che sono stati e vengono avvertiti in modo quasi eterodosso all'interno della comunità islamica. "Oggi (. . .) si tende a ripetere che non c’è un solo Islam, ma molti Islam. L'Islam arabo, l'islam iraniano, l'Islam egiziano, quello marocchino, senegalese, asiatico,indonesiano, con varietà e diversità. Di recente si è cominciato a parlare anche di Islam europeo"

"Ma al di là di tutte le differenze di cui pastoralmente si deve tenere conto, da sempre, e anche oggi, c'è un solo Islam, «fondato sulla sua legge e il suo profeta». [7] "Anzi, è necessario chiarire che con «Islam» si indica un'identità culturale, perciò certi musulmani, spesso intellettuali, (... ) non negheranno mai la loro identità musulmana, pur dicendo di essere agnostici." [8].

Dunque, precisato che non si può usare il termine «Islam» come trascendentale che tutto assorbe dell'identità di ogni musulmano in ogni momento della storia, quali sono i tratti caratteristici che si possono ricavare come «tipici» dei musulmani?

Possiamo indicarli in sei punti:

1) Il Corano afferma l'unicità di Dio.

2) L'uomo non può comprendere Dio che rimane trascendente e incomprensibile.

3) La verità garantita dalla legge coranica deve essere applicata nella vita.

4) La rivelazione del Corano è l'ultimo atto della rivelazione.

5) La comunità dei credenti e la legge divina (sarí'ah) sono quelle che danno garanzie e diritti al singolo.

6) L'adesione alla comunità dei credenti non è solo religiosa come noi oggi lo intendiamo, ma anche politica, economica e culturale.

Anche quando parliamo di «Cristianesimo» non possiamo parlarne in generale quasi che ci si possa appellare a un 'identità chiara e definita. Il Cristianesimo richiama il Cristo, ma richiama necessariamente anche la «Chiesa»: la Chiesa cattolica ha una sua visione di quale sia la Chiesa di Cristo; vede nelle Chiese orientali delle vere e proprie Chiese; non riconosce, a motivo della perdita della successione apostolica e della maggior parte dei sacramenti, nelle Chiese della Riforma delle vere e proprie «Chiese» ma, come fa il concilio Vaticano II nell' Unitatis redintegratio, preferisce chiamarle «Comunità ecclesiali» (UR 19ss).

Per non parlare delle cosiddette «Chiese libere» che non si riconoscono neppure in un organismo come il Consiglio ecumenico delle Chiese e nella professione di fede nicenocostantinopolitana quale espressione di una Chiesa unita nella fede. E se volessimo fermarci al Consiglio ecumenico delle Chiese, cioè di tutte quelle comunità che riconoscono Gesù Cristo come salvatore e professano l'unità e la trinità di Dio, le differenze tra esse e le espressioni storiche della loro fede sono state tali e tanto diverse, che riuscirebbe difficile «armonizzarle» in un quadro unico.

Perciò «cristianesimo» può indicare la varietà e la molteplicità delle espressioni storiche delle Chiese e delle comunità ecclesiali di diversa appartenenza così come si sono sviluppate nella storia, comprendendo anche quelle Chiese considerate eretiche o scismatiche dalla grande Chiesa.

Nonostante tutto ci si può chiedere: esistono dei tratti che possiamo definire «cristiani» e tipici del cristianesimo o della maggior parte dei cristiani?

A mio avviso sì e in particolare per noi cattolici:

1) L'incarnazione del Verbo di Dio ha mostrato l'unità e la trinità di Dio.

2) Dio è inconoscibile ma in Gesù Cristo Verbo incarnato si è voluto far conoscere.

3) L'uomo è per sua natura capax Dei, chiamato a conoscere e ad amare il proprio Creatore e Redentore nell'esperienza viva dello Spirito.

4) L'economia salvifica espressasi nella storia ha come culmine della rivelazione l'incarnazione del Verbo di Dio nel quale "sono racchiusi tutti i tesori della sapienza e della scienza" (Col 2,3).

5) L'incarnazione del Verbo di Dio in Gesù di Nazaret ha mostrato l'alta dignità della natura umana e, con il fatto che egli ha assunto ogni persona umana come fratello (Eb 2,1 1), ha mostrato la straordinarietà e la irripetibilità della vocazione alla quale ciascuno è chiamato; questa straordinarietà risplende in Maria, Madre di Dio.

6) La Chiesa non intende essere un sistema politico né sostituirsi a un sistema politico, anche se storicamente ciò è avvenuto, ma intende essere come l'anima nel corpo in quanto ha come fine non i regni terreni bensì il raggiungimento del regno di Dio che è già iniziato nella storia e va al di là della storia.

NOTE:

[1] Per uno sguardo e una presentazione complessiva di tutta la letteratura arabo-cristiana si rimanda ai quattro volumi introdotti e curati da Graf e in particolare, per la parte teologica, al volume di G. GRAF, Geschichte der Christlicheri- Arabischeri Literatur, Città del Vaticano 1947. Ricordo a questo proposito che il Gruppo di ricerca arabo-cristiana diretto da p. Samir Khalil sj ha cominciato un'opera di traduzione dall'arabo e di diffusione del patrimonio culturale arabo cristiano nel panorama editoriale italiano: T. ABU QURRAH, La difesa delle icone, a cura di P. Pizzo, Milano 1995; YAHYA IBN SA'ID AL-ANTAKI, Cronaca dell'Egitto fatimide, a cura di B. PIRONE', Milano 1998; 'ABD ALMASIH AL-KINDI, Apologia del cristianesimo, a cura di L. BOTTINI,, Milano 1998

[2] 'F. TWAL, «Il fenomeno Islam. Che cos'è? Che cosa chiede?», in Il nuovo Areopago 18(1999)3, 5-6.

[3] B. LEWIS, L'Europa e l'Islam, Laterza, Bari 1999,

[4] Per un'informazione storica esauriente sulle origini del fondamentalismo rimando al libro di YOUSSEF M. CHOUEIRI, Il fondamentalismo islamico, Mulino, Bologna 1993.

[5] Cfr, anche TWAL, «Il fenomeno Islam, 5-15.

[6] E. FARHAT, «Diritti umani e libertà religiosa nell'Islam in espansione», in Il nuovo Areopago, 18(1999)3. 1-0. Edmond Farhat è stato nunzio apostolico in Algeria e Tunisia e delegato apostolico in Libia e dal 1993 è nunzio in Slovenia e Macedonia.

[7] FARHAT, «Diritti umani», 2

[8] SAMIR KHALIL SAMIR, «Islam -Europa: scontro di culture?»in Il nuovo Areopago 18(1999)3. 38.

15 giu 2008


Papa LEONE XIII

DIFENDERCI DAL SATANISMO e dalle SETTE

LEGISLAZIONE - I reati piu' comuni associati al satanismo sono: violenza carnale, maltrattamenti, tortura e uccisione di animali e/o di persone, profanazione di chiese, necrofilia, uso di stupefacenti, vilipendio di tombe. L'abolizione del reato di plagio, nel 1981, da parte della Corte Costituzionale non ha favorito l'individuazione e la repressione dei gruppi satanici che perseguono, al pari di altre sette distruttive, il reclutamento e le tecniche di lavaggio del cervello. In Italia, quindi, siamo di fronte a un grave vuoto legislativo. La stessa Consulta aveva invitato il legislatore a riformulare il delitto di plagio, ma nessuno, in oltre 20 anni, l’ha fatto. Un mezzo sanzionatorio efficace potrebbe essere una riedizione dello stesso reato, basata sul condizionamento mentale all'interno delle sette, che non sarebbe piu’ una formula generica e restringerebbe il campo d'azione. In ogni caso la lotta verso gli atteggiamenti e i reati esposti, deve confrontarsi non solo con la tutela costituzionale prevista dagli articoli 18 (liberta’ di associazione) e 19 (liberta’ di culto), ma anche con il secondo comma dello stesso articolo 18, che vieta le associazioni segrete.


Legislazione:
1) Il Disegno di Legge 800 (primo firmatario sen. Renato Meduri) dice: 1. Chiunque, mediante violenza, minacce, suggestioni o con qualunque altro mezzo, condizionando e coartando la formazione dell'altrui volonta', pone taluno in uno stato di soggezione tale da escludere o limitare la liberta' di agire, la capacita' di autodeterminazione e quella di sottrarsi alle imposizioni altrui, e' punito con la reclusione da 6 a 12 anni. 2. Costituisce aggravante se tramite i mezzi indicati al comma 1, la vittima e' indotta a compiere atti lesivi o pericolosi per la propria o per l'altrui integrita' fisica o psichica. 3. Se i fatti previsti nei commi 1 e 2 sono commessi in danno di persona minore di anni diciotto, la pena non puo' essere inferiore a 10 anni di reclusione.
2) La proposta di legge 3770 (11/03/03), recante misure contro i movimenti sedicenti religiosi, esoterici o magici ed i seguaci del culto di Satana (che vede come primo firmatario il deputato Roberto Alboni), e' la piu’ recente e si prefigge una tutela contro i reati commessi in ambito esoterico-satanista, introducendo la nuova figura di reato di abuso di rituale esoterico-satanico e dichiarando di voler comparare le sette sataniche alle associazioni segrete.

CLASSIFICAZIONE DEI GRUPPI, 4 TIPOLOGIE - Luciferismo: satanismo di orientamento manicheo. Venera Lucifero, ma non lo considera il principio del male, bensi' il ribelle contro Dio creatore, complementare a Dio - Satanismo acido: gruppi satanici composti prevalentemente da giovani che prediligono le azioni violente, l'uso di droga, le orge sessuali . Non possono essere definiti strutturati e organizzati. A questi gruppi si ricollegano attivita' di profanazione e rituali sacrificali ; sono fortemente osteggiati dagli altri satanisti, piu’ razionali, sebbene siano spesso riscontrati degli appartenenti ai gruppi chiusi che entrano nei gruppi giovanili, per osservare, manovrare, ordinare e sostenerli anche finanziariamente. Tra i rappresentanti piu’ significativi vi e' il famoso gruppo The Family di Charles Manson. L'affiliazione e' semplice: spazi giovanili in cui il consumo della droga o un certo tipo di ribellione verso le regole sociali fomentano una cultura che segue l'onda di complessi musicali - attualmente trash-metal - libri o film che veicolano, istruiscono e spingono all'imitazione della ritualita'. La noia, la curiosita', il gusto della trasgressione o del proibito, la solitudine e, soprattutto, l'ignoranza sono alla base della loro costituzione. Attualmente Internet rappresenta lo strumento privilegiato per stabilire dei contatti ed eseguire rituali tra i piu’ diversificati; precedentemente i satanisti usavano il passa parola e gli annunci pseudo-anonimi sui giornali di inserzioni gratuite. L'ordine gerarchico e' formale; i ruoli riguardano la suddivisione del lavoro, la pubblicazione del materiale e le pubbliche relazioni; esiste un capo e dei collaboratori attivi, come il moderatore della mailing list, traduttori ed anche responsabili regionali, con l'incarico di contattare personalmente gli interessati del proprio territorio. Pero' il reclutamento vero e proprio non e' accettato: non sarebbe coerente con gli scopi del gruppo; e' importante che siano gli esterni ad avvicinarsi, osservare ed accettare, seguire, collaborare - Satanismo occultista o tradizionalista: si accettano gli assunti di base della Bibbia, ma ci si schiera dall'altra parte. Nasce in occidente in eta' post-medioevale. Tra i rappresentanti contemporanei si ricorda il Tempio di Set, fondato nel 1975 a San Francisco da Michael Aquino. Il satanismo occultista agisce su invito, secondo una prudente selezione di persone e interessi. E' caratterizzato da un culto organizzato, da parte di gruppi strutturati o gerarchici - Satanismo razionalista: Satana e' il simbolo di una visione del mondo anticristiana, ed edonista. Il fondatore di tale filosofia satanica e' Anton Szandon LaVey, che ha subito anch’egli frammentazioni o scismi.

STRUTTURA DEL SATANISMO - Il satanismo e' una struttura quasi gerarchizzata in cui sono riscontrabili varie figure. Innanzitutto il sedicente sacerdote, che ha un indubbio ruolo propositivo e guida i cosiddetti fedeli o adepti. E' un personaggio a volte controverso che, oltre la conduzione spirituale, diviene punto di riferimento per i partecipanti. Il 'sacerdote' presiede quella che viene definita messa nera. La celebrazione della messa e' prevalentemente caratterizzata da riti orgiastici e da atteggiamenti, discorsi ed espressioni sacrileghe che hanno l'evidente obiettivo di ridicolizzare la messa cattolica, infierendo sulle figure centrali del culto cristiano: Gesu' Cristo, la Madonna ecc. Ogni gruppo svolge rituali a modo suo o mette in atto cerimoniali particolari basandosi su testi ad hoc, di comune consultazione. Questa e' una costante del variopinto universo satanico, dove rivalita', concorrenza, prepotenza, individualismo, arroganza, mitomania, megalomania e ignoranza giocano un ruolo importante. Il satanista conosce poco o nulla i testi sacri in cui si parla di Satana; non conosce neppure il vero significato del numero 666 (tale cifra fa riferimento all'8° imperatore, Domiziano, che perseguitava i cristiani; al 666 si arriva sommando tutti i numeri da 1 a 8 (1 + 2 + 3 etc.), il cui risultato e' 36, e poi sommando tutti i numeri da 1 a 36: cosi’ si ottiene 666; l’autore dell'Apocalisse utilizzo' questo sistema per non svelare esplicitamente Domiziano e non rischiare la vita).
Esiste quasi sempre una guida, raramente sono due; gli adepti ci sono in ogni caso. La parola adepto deriva dal latino adibisci, che vuol dire ottenere. Il loro traguardo e' raggiungere e far raggiungere il potere, ma diventa una tragica disillusione. La relazione che si stabilisce tra guida e adepti e' una dipendenza psicologica, economica e, molto spesso, sessuale: ha origine nella segretezza, nell'obbedienza, nella sudditanza e nell'intimidazione; quest'ultima, quando degenera, si trasforma in ricatto e minaccia.
In sostanza nel satanismo le matrici piu’ comuni e collaudate da tutti i gruppi sono:
1) azioni criminose commesse, anche solo apparentemente, in nome di Satana;
2) tipologia occultista che crede nelle stesse tesi dei cristiani, rivisitandole in chiave blasfema;
3) insegnare ad odiare la vita con umiliazioni dolorose e sconce, che suscitano l’odio, che diventa odio contro la vita stessa; tant'e’ vero che il suicidio e’ spesso suggerito, praticato, mascherato da incidente: la persona diventa una pseudo-personalita’ con le emozioni piu’ negative dell'uomo, compresa la svalutazione della vita altrui. L'unica divinita' e' l'uomo, e Satana e' il simbolo da onorare perche’ concederebbe all'uomo un dominio sugli altri e darebbe quelle soddisfazioni terrene cui l'uomo aspira, in contraddizione col fatto che l'atto piu’ irriverente a Dio ed alla morale umana e’ il togliersi la vita. Cio’ dimostra che la vittima e’ uno strumento contro Dio, anziche’ una persona da soddisfare. Il satanismo e', per ammissione degli stessi satanisti, egoismo, odio, individualismo, guerra a tutto cio' che ostacola il raggiungimento del piacere e gusto a fare del male agli altri, non solo uccidendoli, ma facendoli soffrire.
L'iniziazione, invece, e’ un'azione umiliante che scardina la personalita’, sostituita dal dolore fisico e psicologico, che si trasforma in disprezzo della vita, di se’ e degli altri. Ecco perche' i satanisti arrivano a compiere azioni illegali: non hanno freni inibitori riguardo cio’ che e’ illecito.

ai lettori di amarelachiesa.blog ulteriore studio personale e ricerca

14 giu 2008


amarelachiesa.blog propone una riflessione.

LE BUFALE, LE TROVATE dei SETTARISTI per indicare la fine del mondo: ma la Chiesa, come sempre è era e sarà, docet.

Da un libro importantissimo: L’Anticristo, di Agostino Lémann, un classico.

AGOSTINO LÉMANN

CAN. ONOR. DELLA PRIMAZIALE DI LIONE, PROF. DI S. SCRITTURA E DI LINGUA EBRAICA PRESSO LA FACOLTÀ CATTOLICA

L'ANTICRISTO

Unica traduzione approvata dall'Autore del Can. BENEDETTO NERI, ed. Pietro Marietti in Torino, 1919


PROIBIZIONE di INDICARE LA DATA

DELLA FINE DEL MONDO a partire dalla Sacra Scrittura.

I motivi di questa proibizione sono indicati nel testo di essa:

Prima di tutto, il rispetto dovuto alla volontà di Dio. Egli è il padrone assoluto del tempo e di quanto in esso succede: non conviene, dunque, che gli uomini, da indiscreti voglian conoscere, in antecedenza, il risultato de' suoi eterni decreti. Come si devono comportare, riguardo a questi eterni decreti, lo, dice l'autore ispirato dell'Ecclesiastico: "Non cercare quello the è sopra di te, e non voler indagare quelle cose che sorpassano le tue forze... Non essere curioso scrutatore delle molte opere di Dio". Il rispetto dovuto ai decreti e alle opere di Dio, la penna di sant'Agostino l'ha espresso in quest'ammirabile sentenza: "Onora ciò che ancora non comprendi, e tanto più onoralo quanto i veli son più fitti. Quanto più uno è degno di onore tanti più veli pendono nella sua casa. I veli comandano l'onore dovuto al segreto e si alzano a coloro che si vogliono onorare".

Il secondo motivo della proibizione è di risparmiare ai fedeli preoccupazioni fastidiose, pericolose pe' doveri da compiere all'ora presente. Si ricordi la paura de' Tessalonicesi che san Paolo fu costretto a rassicurare: "Noi vi preghiamo, o fratelli, che non vi lasciate atterrire; ...quasi imminente sia il giorno del Signore". E dopo aver tracciato il ritratto dell'Anticristo nel capitolo II della sua lettera, l'Apostolo lo fa seguire, al capitolo III, da questo consiglio: "Abbiam udito che alcuni tra voi procedono disordinatamente, i quali non fanno nulla, ma si affaccendano senza pro. Ora a questi tali facciamo sapere e li scongiuriamo nel Signor Gesù Cristo, che lavorando in silenzio mangino il loro pane".

Il terzo motivo è d'impedire gli scandali, sempre dannosi alle anime. Perchè allorquando l'avvenimento non giustifica le predizioni avventate, coloro che son deboli nella fede ne prendono occasione per disprezzare le vere profezie della Scrittura e di dubitarne. Così è accaduto più d'una volta in diversi tempi; e la storia ecclesiastica ha dovuto registrare i nomi di molti di questi sognatori che ebbero l'audacia di annunziare per un'epoca determinata la venuta dell'Anticristo; per esempio :

Un giovane parigino visionario annunzia pubblicamente da una cattedra di Parigi, verso il 960, che l'Anticristo verrebbe alla fine dell'anno 1000. Fu confutato vittoriosamente da Abbone, il futuro abate di Fleury:

Fluentino da Firenze, condannato nel 1105 da Pasquale II;

Arnoldo da Villanuova, condannato nel 1311. Avea fissato la venuta e la persecuzione dell'Auticristo all'anno 1377:

Bartolomeo Janovesio, condannato da Papa Urbano V per aver fissato questa venuta nel giorno della Pentecoste del 1360;

Niccolò Cusano l'annunziò per gli anni 1700 o 1734;

Mamero Bruschio, pel 15S9 o 1643:

Girolamo Cardano, per l'anno 1800:

M. d'Hedouville, tra il 1952 e 1953;

L'autore anonimo dei Precursori dell'Anticristo, per l'anno 1957;

L'abate Maitre fissa la fine del mondo alla fine del secolo XX o nel corso del XXI.

Questi esempi non sono una dimostrazione della sapienza della Chiesa nel proibire che ha fatto di fissare una data determinata sia per questa venuta, sia per la fine del mondo?

Ai lettori l'approfondimento personale.



10 giu 2008

Pellegrinaggio Macerata-Loreto


Sono partiti in quarantamila dallo stadio Helvia Recina per il XXX Pellegrinaggio da Macerata a Loreto, che fa prevedere un'adesione record: si stima infatti che domattina, alla Basilica della Santa Casa, arriveranno in almeno settantamila. Una partecipazione così grande, nonostante l'incertezza del tempo e l'innegabile fatica, conferma la bontà dell'intuizione che don Giancarlo Vecerrica, oggi vescovo di Fabriano, ebbe nel 1978, quando propose questo gente semplice e diretto ai primi trecento studenti.

tutti i dati, le foto le notizie su pellegrinaggio.org il sito Ufficiale

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La “Liturgia” nel Vaticano II

Il Vaticano II costituisce un autentico spartiacque circa la nozione di Liturgia. Sappiamo che, per esplicito volere di Giovanni XXIII, la Liturgia doveva essere il primo e principale argomento da discutere in Concilio. Pertanto, il primo documento approvato dal Vaticano II fu proprio la costituzione Sacrosanctum Concilium su la sacra liturgia (4.12.1963). La costituzione titurgica, da una parte, segue sostanzialmente l'impronta data da Mediator Dei alla Liturgia: la prosecuzione del mistero dell'incarnazione, uno strumento per unire l'uomo a Dio e Dio all'uomo.

D'altro canto, Sacrosanctum Concilium introduce notevoli sviluppi al concetto di Liturgia:

a. Anzitutto il concetto e la realtà del mistero pasquale: l'opera di Cristo, compiuta una volta per sempre nel tempo della sua incarnazione e della sua Pasqua, ora si attua nel mistero della Chiesa. La Liturgia è la continuazione-attuazione del culto perfetto che Cristo ha prestato, nella sua umanità, al Padre. Nell'azione cultuale è Dio stesso che nella mediazione di Cristo e nella santificazione dello Spirito opera la «divinizzazione» dell'uomo in Cristo e nello Spirito.

b. La Liturgia è l'esercizio dell'opera sacerdotale di Cristo attraverso segni significativi ed efficaci. In forza dei «santi segni», il culto perfetto che Cristo ha reso al Padre con la sua umanità, viene ora offerto in forma «sacramentale» da tutta l'umanità redenta. Nella Liturgia si attua cosi l'azione sacerdotale di Cristo: dare gloria al Padre operando la santificazione dell'uomo.

A modo di conclusione, possiamo offrire una espressione riassuntiva del concetto di Liturgia: essa è un'azione sacra attraverso la quale, con un rito, nella Chiesa e mediante la Chiesa, viene esercitata e continuata l'opera sacerdotale di Cristo, cioè la santificazione degli uomini e la perfetta glorificazione di Dio.

Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica, introducendo la parte seconda dedicata alla Celebrazione del mistero cristiano, si domanda: che cosa significa il termine Liturgia? Ed offre questa risposta:

“Il termine «Liturgia» significa originariamente «opera pubblica», «servizio da parte del/e in favore del popolo». Nella tradizione cristiana vuole significare che il Popolo di Dio partecipa all'«opera di Dio» (cf Gv 17,4). Attraverso la Liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l'opera della nostra Redenzione" (CCC 1069).

Il termine «Liturgia» nel Nuovo Testamento è usato per designare non soltanto la celebrazione del culto divino (cf At 13,2; Lc 1,23), ma anche l'annunzio del Vangelo (cf Rm 15, 16; Fil 2, 14-17.30) e la carità in atto (cf Rm 15,27; 2 Cor 9,12; Fil 2,25).In tutti questi casi, si tratta del servizio di Dio e degli uomini. Nella celebrazione liturgica, la Chiesa è serva, a immagine del suo Signore, l'unico «Liturgo» (cf Eb 8,2.6), poiché partecipa del suo sacerdozio (culto) profetico (annunzio) e regale (servizio della carità)" (CCC 1070).

“Opera di Cristo, la Liturgia è anche azione della sua Chiesa. Essa realizza e manifesta la Chiesa come segno visibile della Comunione di Dio e degli uomini per mezzo di Cristo. Impegna i fèdeli nella Vita nuova della Comunità. Esige «che i fedeli vi prendano parte consapevolmente, attivamente e fruttuosamente»" (CCC 1071).


Chiarezza e Dottrina

amarelachiesa.blog persegue impeccabile il proponimento dei fondamenti della Tradizione e della Dottrina della Chiesa cattolica. Proponiamo quale insegnamento in questi "tempi confusi" un importantissimo Decreto.

Congregazione per la Dottrina della Fede

Decreto generale

circa il delitto di attentata ordinazione sacra di una donna

La Congregazione per la Dottrina della Fede, per tutelare la natura e la validità del sacramento dell'ordine sacro, in virtù della speciale facoltà ad essa conferita dalla suprema autorità della Chiesa (cfr can. 30, Codice di Diritto Canonico), nella Sessione Ordinaria del 19 dicembre 2007, ha decretato:

Fermo restando il disposto del can. 1378 del Codice di Diritto Canonico, sia colui che avrà attentato il conferimento dell'ordine sacro ad una donna, sia la donna che avrà attentato di ricevere il sacro ordine, incorre nella scomunica latae sententiae, riservata alla Sede Apostolica.

Se colui che avrà attentato il conferimento dell'ordine sacro ad una donna o se la donna che avrà attentato di ricevere l'ordine sacro, è un fedele soggetto al Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, fermo restando il disposto del can. 1443 del medesimo Codice, sia punito con la scomunica maggiore, la cui remissione resta riservata alla Sede Apostolica (cfr can. 1423, Codice dei Canoni delle Chiese Orientali).

Il presente decreto entra immediatamente in vigore dal momento della sua pubblicazione su L'Osservatore Ro­mano.

WILLIAM CARDINALE LEVADA
Prefetto

ANGELO AMATO, S.D.B.
Arcivescovo titolare di Sila
Segretario

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