28 feb 2008


AMIAMO IL SANTO PADRE
AMIAMO LA SANTA CHIESA DI CRISTO


Framassoni brrrrrrrrrrr............. vade retro!!!


amarelachiesa.blog propone questa riflessione

di Corrado Penitente

Anima : c'è non c'è?
Cruccio massonico


Sotto sotto anche loro hanno paura. E sì, e se poi hanno ragione le 'Gerarchie'? Se ci fosse un aldilà? Poveri framassoni!
Stanno battendo il chiodo sull'anima. Non ostante la posizione del Magistero e la Dottrina della Chiesa, fondata su Gesù il Cristo sia chiara come l'acqua più limpida, come l'anima più virtuosa.
Già anni fa lo psicologo-archetipico - come egli si definisce - James Hillman scrisse un libro dal titolo "Il destino dell'anima"; qualche tempo fa è uscito "L'anima e il suo destino": vista la congruenza sanremica almeno c'è il 'fuori classifica' per il titolo.
La Chiesa ha apertamente detto la sua sul libro del teologo Mancuso, e quindi da cattolico mi affido al suo altissimo Magistero.
L'uomo non è Dio. L'uomo non è un dio: Benson docet ma, temendolo ignorano!
E' inutile girare la polenta: l'uomo non è un dio. Solo Dio E'. Ed è inutile attaccarsi, chissà mai sempre perchè, a San Francesco: tutti i buonisti, arcobalenisti, catto-comunisti si attaccano per difendere le loro tesi al Santo di Assisi, compiendo grande atto almeno d'eresia! (Sempre che si intenda il significato di eretico).
Ma la guerra della cricca massonica, in prima fila quella italica, contro gesuiti, preti, il Vaticano stesso, Osservatore Romano etc, etc. continua subdola sfruttando ogni anfratto del 'pubblico', in effetti lo spirito e padrone del mondo è il demonio Satana stesso e quindi pervadendo pervade!
Che cos'è l'anima? L'anima è la parte spirituale dell'uomo, per cui egli vive, intende ed è libero, e perciò capace di conoscere, amare e servire Dio.
L
e due principali facoltà dell'anima sono intelligenza e libera volontà.
Ai cattolici ricordo la formula del Catechismo di S. Pio X. la n.247:
Come si dà prova della fede?
S
i dà prova della fede confessandola e difendendola, quando occorra, senza timore e senza rispetto umano, e vivendo secondo le sue massime: "La fede senza le opere è morta" (Giacomo 2, 26).
O
ccorre difendere la fede pubblicamente contro chi la nega, ne dice male, la bestemmia.
Ma, la miglior prova della nostra fede è la condotta.



27 feb 2008

MASSONI ALL’ATTACCO

Ma nessuno ci fa caso seriamente!

amarelachiesa.blog non molla: stiamo in guardia!

Il ben noto brano del libro Grand Orient Freemasonry Unmasked [La Frammassoneria del Grand’Oriente Smascherata] di Mons. George F. Dillon D.D., pubblicato nel 1950. Al capitolo 14 del libro, Mons. Dillon cita estesamente l’Istruzione Permanente dell’Alta Vendita emessa dalla Carboneria [branca della massoneria] italiana:

“Il Papato ha esercitato in tutti i tempi un’azione decisiva sugli affari d’Italia. Con le braccia, le voci, le penne, i cuori dei suoi innumerevoli vescovi, preti, monaci, suore e gente di tutte le latitudini, il Papato trova una devozione illimitata, pronta per il martirio, e ciò con entusiasmo... Questa è una immensa leva che i Papi soli sono stati capaci di apprezzare in tutta la sua potenza, e che tuttavia hanno usata solo fino ad un certo punto. Oggi non è questione di ricostituire quella potenza per noi... il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della Rivoluzione Francese: la definitiva distruzione del Cattolicesimo e perfino dell’idea cristiana....

“Ora, quindi, per assicurarci un Papa nella maniera richiesta è necessario predisporre per quel Papa una generazione adeguata al regno del quale sognamo. Lasciate da parte l’età avanzata e quella media, andate alla gioventù, e, se possibile, fino all’infanzia.

“In pochi anni il giovane clero avrà, per forza di cose, invaso tutte le funzioni. Essi governeranno, amministreranno, e giudicheranno. Essi formeranno il consiglio del Sovrano. Saranno chiamati a scegliere il Pontefice che regnerà; e quel Pontefice, come la maggior parte dei suoi contemporanei, sarà necessariamente imbevuto dei principii italiani ed umanitari che stiamo per mettere in circolazione.

“Cercate il Papa del quale diamo il ritratto. Volete stabilire il regno degli eletti sul trono della prostituta di Babilonia? Fate marciare il clero sotto la vostra bandiera in modo che creda sempre di marciare sotto la bandiera delle Chiavi Apostoliche. Volete causare la sparizione delle ultime vestigia di tirannia ed oppressione? Gettate le vostre reti come Simone Bar-Jona. Gettatele nelle profondità di sacrestie, seminari e conventi, piuttosto che nelle profondità del mare, e se non precipiterete nulla, darete a voi stessi una raccolta di pesci più miracolosa della sua... Avrete pescato una Rivoluzione in Tiara e Cappa, che marcia con la Croce e la bandiera — una Rivoluzione che ha solo bisogno di essere un poco pungolata per mettere a fuoco i quattro quarti del mondo.”

18 feb 2008

amarelachiesa.blog non vuole che ci si dimentichi !

DICHIARAZIONE SULLA MASSONERIA
SACRA CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI


E' stato chiesto se sia mutato il giudizio del Chiesa nei confronti della massoneria per il fatto che nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non viene espressamente menzionata come nel Codice anteriore. Questa Congregazione è in grado di rispondere che tale circostanza è dovuta a un criterio redazionale seguito anche per altre associazioni ugualmente non menzionate in quanto comprese in categorie più ampie.

Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita.

I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione.

Non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito, e ciò in linea con la Dichiarazione di questa S. Congregazione del 17 febbraio 1981. Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell’Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente Dichiarazione, decisa nella riunione ordinaria di questa S. Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.

Roma, dalla Sede della S. Congregazione per la Dottrina della Fede, il 26 novembre 1983.

Joseph Card. RATZINGER, Prefetto

SETTE dentro alla CHIESA ?

Riflessioni su una concezione sconcertante
Ci sono sette nella Chiesa?


CHRISTOPH SCHÖNBORN
Arcivescovo di Vienna

I. Chiarificazione del concetto

Da qualche tempo nei media si parla delle «sette intraecclesiali» oppure delle «sette intracattoliche». Questo rimprovero vuol colpire una serie di movimenti e comunità, che sono nati negli ultimi decenni. Mentre prima molti di questi nuovi gruppi venivano etichettati «conservatori» o «fondamentalisti», ora si cerca di isolarli come «sette intraecclesiali» (1). Si mette in guardia contro di esse così come contro le sette classiche o le cosidette «religioni dei giovani», le quali compromettono la salute psichica delle persone e le trattano in modo disumano.
Tanti fedeli sanno che ci sono sempre state, ed esistono pure oggi, separazioni settarie dal cristianesimo. Per molti cristiani risulta però sorprendente che ci siano delle «sette» anche all'interno della Chiesa, sebbene i rispettivi gruppi abbiano ottenuto il riconoscimento e l'approvazione ecclesiali.

1. A proposito della chiarificazione teologica

Il concetto di «setta» ha la sua origine nell'ambito religioso - ecclesiale, ma trova recentemente anche un allargamento in una dimensione politico - sociale. Per questo sta perdendo la sua precisione scientifica e la sua inequivocabilità. Nel linguaggio comune viene usato sempre di più come uno slogan per indicare quei gruppi giudicati «pericolosi», che trasgrediscono i valori fondamentali della società democratica liberale.
Per caratterizzare una setta, oggi i seguenti segni distintivi hanno ottenuto una certa comune validità: la formazione di gruppi elitari che si separano dalle realtà sociali e non raramente si oppongono ad esse; la creazione di forme alternative di vita che spesso conducono ad estremi lontani dalla realtà e ad esagerazioni malsane. Come caratteristiche interne di una setta, accanto all'impegno di conservare una meta oppure un idolo spirituale in contrasto con la convenzione comune, si menzionano: il rifiuto di valori fondamentali di oggi come la libertà personale e la tolleranza, insieme ad un impegno talvolta militante per gli atteggiamenti opposti; uno stile totalitario di vita; la soppressione della coscienza dei membri; la messa al bando di coloro che sono fuori del gruppo; e certe tendenze di voler controllare la società oppure alcuni dei suoi settori. Quando in un gruppo si riscontrano alcune di queste caratteristiche, subito si parla di una setta. Secondo il linguaggio religioso, che è più adeguato (e pertanto più preciso) per trattare il problema, una setta è un gruppo che si è distaccato dalle grandi Chiese, dalle Chiese popolari. Spesso le sette conservano singoli valori, idee religiose o forme di vita delle comunità ecclesiali dalle quali si sono separate. Tali elementi basilari però vengono posti in assoluto, isolati e realizzati in una vita comunitaria, severamente separata dall'unità originaria e diretta verso la conservazione e la protezione di se stessa. Collegati con questi dati fondamentali si possono menzionare i seguenti singoli segni distintivi: idee religiose squilibrate (ad esempio la fine prossima del mondo); la negazione di ogni comunicazione spirituale con persone che pensano diversamente; un entusiasmo esagerato nel presentare e realizzare la propria visione; un proselitismo invadente e una coscienza esagerata per la missione verso un mondo disprezzato; un assolutismo della salvezza che limita la possibilità di raggiungere la salvezza a un numero determinato di persone che appartengono al rispettivo gruppo.
Nella teologia cattolica una setta è caratterizzata soprattutto mediante l'abbandono della comune verità biblico – apostolica e dei contenuti centrali della fede. Perciò, a giudizio della Chiesa, la setta è sempre connessa anche con l'eresia e lo scisma. Non è necessario aver studiato la teologia per riconoscere la contraddizione fondamentale dello slogan «sette intraecclesiali». La presunta esistenza di «sette» all'interno della Chiesa comprende indirettamente anche un rimprovero contro il Papa e i Vescovi. Essi infatti hanno la responsabilità di esaminare le associazioni ecclesiastiche, per vedere se la loro dottrina e prassi siano coerenti con la fede della Chiesa. Per questo il non - riconoscimento da parte della competente autorità ecclesiastica fa parte essenziale della determinazione teologico – ecclesiale di una associazione come «setta».
Le sette si trovano fuori dalla Chiesa (e anche fuori dagli impegni ecumenici). Le sette sono isolate e, per la loro autocomprensione, non vogliono un esame da parte dell'autorità ecclesiastica. Le comunità ecclesiali riconosciute, tuttavia, stanno in un contatto continuo con i responsabili nella Chiesa. I loro statuti e il loro tenore di vita vengono esaminati. È pertanto sconveniente da parte di certe istituzioni, persone o media etichettare delle comunità riconosciute dalla Chiesa come «sette», oppure persino mettere lo stato di vita secondo i tre consigli evangelici in relazione con «pratiche settarie».
Secondo il diritto della Chiesa, i fedeli hanno il diritto di fondare delle associazioni. È compito dei Vescovi e della Santa Sede di esaminare le nuove comunità e i nuovi movimenti — nel linguaggio paolino si parla anche di nuovi carismi — e di riconoscere eventualmente la loro autenticità. L'autorità ecclesiastica ha il dovere di promuovere e di sostenere ciò che lo Spirito opera nella Chiesa. Deve pure intervenire e correggere, se si osservano degli sviluppi malsani o delle deviazioni nella dottrina e nella prassi. Questa è la grande differenza con la setta che non ha e non riconosce un'istanza rispettiva, mentre i gruppi ecclesiali si sottomettono coscientemente e liberamente all'autorità ecclesiastica, sempre pronti e disponibili ad accettare da essa eventuali correzioni.
Che questo sia davvero il caso, si potrebbe dimostrare con molti esempi concreti. I criteri essenziali dei carismi autentici vengono riassunti da Libero Gerosa nei seguenti termini: «I carismi sono “grazie speciali”, che lo Spirito distribuisce a libero giudizio “tra i fedeli di ogni ordine” e “con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi varie opere ed uffici, utili al rinnovamento della Chiesa e allo sviluppo della sua costruzione”. Di questi carismi alcuni sono “straordinari”, altri invece “semplici e più largamente diffusi”; ma il giudizio sulla loro genuinità appartiene, senza alcuna eccezione, a “quelli che presiedono nella Chiesa”, ai quali spetta di non estinguere i carismi autentici» (2).
In ogni caso nessuno dovrebbe lasciarsi turbare, se nei massmedia, alcune comunità approvate dalla Chiesa vengono chiamate «sette intraecclesiali». Se vi fossero delle incertezze e domande, esisterebbe sempre la possibilità di informarsi più accuratamente presso gli organi competenti della Chiesa.

2. A proposito del «fondamentalismo»

Il «fondamentalismo» è originariamente la denominazione per un movimento religioso - ideologico che è nato negli U.S.A. anteriormente alla Prima Guerra Mondiale. Esso si impegnò per una interpretazione strettamente letterale della Bibbia (soprattutto dei racconti sulla creazione) e divenne un movimento collettivo conservatore - protestante. Gli aspetti tipici del fondamentalismo odierno, nel suo Paese di origine, sono: il rifiuto di ogni visione storico - critica dei testi biblici, l'orientazione quasi mitica ad un passato idealizzato, il rifiuto di ogni valutazione positiva dello sviluppo moderno, un moralismo penetrante e critico soprattutto degli eccessi della società dei consumi, talvolta anche certe tendenze politiche di estrema destra ed affermazioni critiche sulla democrazia. Nella filosofia e sociologia moderna tale fondamentalismo americano, come espressione della «American Civil Religion», viene valutato criticamente, ma comunque considerato un fenomeno serio in considerazione delle aporie del liberalismo estremo.
Distinto da questo significato è il concetto, nato soltanto negli anni '80 in Europa, di un «fondamentalismo religioso» — una espressione piuttosto confusa ed imprecisa. Tale concetto comprende fenomeni così differenti come l'estremismo fanatico musulmano che, nel caso di una deviazione dalla religione, è pure favorevole all'applicazione della pena di morte, e d'altra parte l'impegno di cristiani cattolici di conservare la fede tradizionale della Chiesa. Il «sospetto del fondamentalismo» colpisce, senza alcuna distinzione, sia alcune associazioni ecclesiastiche, che sin dall'inizio aderiscono ai fondamenti della Chiesa e sono fedeli al Concilio Vaticano Secondo, sia i seguaci di Mons. Marcel Lefebvre. In fondo, il concetto del «fondamentalismo» viene spesso utilizzato come slogan per attaccare qualcuno, piuttosto che come espressione per cogliere un fenomeno spirituale chiaramente determinato.
In questo contesto si parla talvolta anche del «dogmatismo», dell'«integralismo», del «tradizionalismo», del «sospetto nei confronti di uomini che pensano e vivono diversamente» oppure della «paura davanti alla propria decisione».
L'intenzione della critica al fondamentalismo è di respingere un atteggiamento della fede caratterizzato dalla paura e dall'incertezza, che non riconosce nessuno sviluppo del dogma e della comprensione della verità, si tiene saldo a forme e formule rigide, e non osa esporsi alla prassi della vita in cambiamento. Questa forma di critica è giustificata. Tuttavia, alcuni critici tendono a valutare come fondamentalisti tutti i gruppi e movimenti, che — nonostante i molteplici cambiamenti attuali — si tengono saldi nel professare l'esistenza di verità permanenti e di valori obbliganti, e che non si distaccano «dalla pienezza, dalla forma strutturata e dalla bellezza del mondo della fede cattolica» (3). Tali critici devono chiedersi se talvolta loro stessi non siano nel pericolo di cadere in un relativismo riguardante i valori e la verità, e di sostenere nel contempo una certa pretesa di assoluto, che da solo vuol decidere sui fondamenti della realtà odierna della vita e della fede.
Nel suo nuovo libro «Il Sale della terra», il Cardinale Ratzinger risponde alla domanda sul significato e sul pericolo del fondamentalismo moderno in modo assai differenziato: «L'elemento comune tra le molte e diverse correnti, che vengono definite fondamentaliste, è la ricerca di sicurezza e semplicità della fede. Non si tratta, di per sé, di qualcosa di negativo, dato che, in definitiva, la fede — come ci ripete spesso il Nuovo Testamento — è destinata proprio ai semplici e ai piccoli, che possono vivere senza complicate sottigliezze accademiche. Se oggi invece è glorificata la vita condotta nell'accettazione di questa insicurezza, mentre la fede, in quanto scoperta della verità, è considerata sospetta, di certo non è comunque questo il genere di vita a cui la Bibbia desidera condurci. La ricerca di sicurezza e di semplicità diventa pericolosa solo quando porta al fanatismo e alla grettezza spirituale. Se poi si sospetta della ragione, allora anche la fede è falsificata e resa come una sorta di ideologia faziosa, che non ha più nulla a che fare con il fiducioso abbandono nel Dio vivo, in quanto fondamento originario della nostra vita e della nostra ragione. Sorgono allora delle forme patologiche di religiosità, come la ricerca di apparizioni, di rivelazioni dall'Aldilà e molte altre cose simili. Ma invece che continuare a battere sul fondamentalismo, continuamente richiamato, i teologi dovrebbero riflettere e chiedersi quanto loro stessi siano responsabili del fatto che sempre più persone cerchino rifugio in forme religiose limitate o malate.
Quando si offrono solo domande e non si mostra alcuna via positiva alla fede, fughe di questo genere diventano inevitabili» (4).

II. Singoli rimproveri

Mentre nella prima parte di questo articolo si è cercato di offrire un breve chiarimento sui concetti di «setta» e di «fondamentalismo», nella seconda parte si prenderà posizione su singoli concreti rimproveri nei confronti delle nuove comunità ecclesiali. Gruppi e movimenti riconosciuti dalla Chiesa — così si è concluso — non possono essere qualificati come «sette», poiché attraverso l'approvazione ecclesiastica si è attestato il loro radicamento nella Chiesa. I rimproveri contro nuovi carismi, nonostante il loro riconoscimento da parte della Chiesa, sono talvolta massicci. A tale proposito, occorre tener presente che si deve distinguere tra dottrina e prassi di queste comunità, riconosciute dalla Chiesa come carismi, e le debolezze di singole persone. Tutti sappiamo della imperfezione dell'agire umano. Pertanto si sottolinea ancora una volta che l'autorità ecclesiastica deve intervenire dove si trovano degli sviluppi malsani.
Concreti rimproveri sollevati sono: lavaggio del cervello, isolamento e separazione dal mondo, alienamento dai familiari, dipendenza da figure carismatiche, istituzione di proprie strutture intraecclesiastiche, violazione dei diritti umani, problema degli ex - membri. Come rispondere a tali rimproveri?
Lavaggio del cervello: Questo termine non è applicabile neanche al cambiamento della personalità spesso riscontrato nelle sette. Con esso, infatti, si intendono metodi disumani, applicati dai regimi totalitari, di influenzare e di cambiare la personalità dell'uomo. Tale termine non è in nessun modo applicabile alla formazione dei membri di comunità ecclesiali. Infatti, la formazione è una trasformazione voluta liberamente che rispetta la dignità umana, una trasformazione di tutta la persona in Cristo che deriva dall'appello programmatico di Gesù a convertirsi e a credere (cfr Mc 1, 14s.). Chi segue l'appello di Gesù nella grazia e nella libertà, acquista una visione credente della vita in tutte le sue dimensioni. In una delle sue lettere anche Paolo parla di questa trasformazione, quando afferma: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12, 2). Nella tradizione cristiana tale processo è stato chiamato «metanoia»: conversione della vita. Tale cambiamento della vita si basa sull'esperienza di essere chiamato dal Dio vivente a seguirlo in un cammino particolare. La conversione è un processo di vita, che richiede sempre di nuovo la libera decisione del cristiano. È dovere delle comunità ecclesiali osservare che la decisione alla sequela sia libera. Una serie di direttive canoniche vigila su questo punto.
Isolamento e separazione dal mondo: Il vangelo dice che i cristiani non sono «del mondo» (Gv 17, 16), ma adempiono la loro missione «nel mondo» (Gv 17, 18). Separazione dal mondo non significa separazione dagli uomini e dalle loro gioie, preoccupazioni e necessità, ma separazione dal peccato. Pertanto Gesù prega per i suoi discepoli: «Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno» (Gv 17, 15). Se i cristiani non fanno certe cose come gli altri, o se non si adattano perfettamente alla moda, ciò non vuol dire che «disprezzano» il mondo. Essi abbandonano solo ciò che contrasta con la fede, o ciò che non ritengono più importante perché hanno trovato il «tesoro nascosto in un campo» (Mt 13, 44). L'unione con Cristo deve spingerli a non ritirarsi in un mondo proprio, ma a santificare il mondo, trasformandolo nelle verità, nella giustizia e nella carità. In una società dei massmedia, nella quale la Chiesa deve essere una «casa di vetro», esiste anche la sfida di essere trasparenti nel senso della prima lettera di Pietro, e cioè «pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pt3, 15). Questo vale pure per le comunità contemplative che vivono dietro le mura del monastero e, nella preghiera e nel sacrificio, si dedicano al bene degli uomini. Infatti, la Chiesa è da una parte una «società di contraddizione» (5), dall'altra una comunità missionaria in mezzo al mondo.
Molte volte il Concilio Vaticano Secondo ha messo in evidenza tale aspetto, citando — tra l'altro — l'antica «Lettera a Diogneto». In questa lettera del II o III secolo si sottolinea che i cristiani, come tutti gli uomini, vivono nel mondo, ma nel contempo si oppongono allo spirito del mondo, perché mirano ad una meta al di là di questo mondo. Proprio così adempiono la loro missione per il bene del mondo. «In una parola i cristiani sono nel mondo quello che è l'anima nel corpo. L'anima si trova in tutte le membra del corpo e anche i cristiani sono sparsi nelle città del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo. Anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile. Anche i cristiani si sa che sono nel mondo, ma il loro vero culto a Dio rimane invisibile.
«La carne, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e muove guerra all'anima, perché questa le impedisce di godere dei piaceri; così anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto ingiuria alcuna, solo perché questi si oppongono ai piaceri... I cristiani sono come dei pellegrini in viaggio tra cose corruttibili, ma aspettano l'incorruttiblità celeste. L'anima, mortificata nei cibi e nelle bevande, diventa migliore. Così anche i cristiani, esposti ai supplizi, crescono di numero ogni giorno. Dio li ha messi in un posto così nobile, che non è loro lecito abbandonare» (6).
Alienamento dai familiari: Il rispetto e la cura amorevole per i genitori e i familiari fa parte essenziale del messaggio cristiano. Se però si tratta della chiamata alla sequela particolare, Gesù chiede di distaccarsi anche dalla famiglia: gli apostoli hanno lasciato la famiglia, la professione, la patria. Tale modo di seguire il Cristo continua nella storia fino ai nostri giorni. Alcuni genitori si rallegrano di una simile decisione di un figlio o di una figlia. Ma a questo riguardo possono nascere anche conflitti con i familiari; Gesù stesso ne parla (cfr Mt 10, 37).
Lasciar andare un figlio non è sempre facile, neanche nel caso del matrimonio. Se, comunque, si lascia la casa per la chiamata di Gesù e in piena libertà, non si tratta di alcuna fuga dai doveri familiari, e non si può sollevare la critica di una influenza ingiustificata da parte di una comunità. Una sola critica sarebbe opportuna, e cioè se si cercasse volutamente una rottura con i familiari che si impegnano pure in una vita di fede cristiana.
Infatti, ogni membro della famiglia è libero di scegliere il suo cammino della vita. Anche a questo proposito occorre essere tolleranti, rispettando la decisione della coscienza individuale. Certamente nel passato c'erano delle situazioni difficili e anche oggi esistono dei conflitti, ad esempio se delle comunità influenzano i minorenni contro la volontà dei genitori, oppure se i genitori non capiscono o non accettano la decisione di un figlio che vuol entrare in una comunità religiosa. Se, tuttavia, si vive la sequela di Cristo con amore, con decisione e con rispetto cristiano e se si tiene conto della libera decisione di ognuno, si può creare un rapporto di fiducia tra la famiglia «naturale» e quella «spirituale» con degli effetti molto positivi. Tanti uomini, per propria esperienza, ne possono dare testimonianza.
Dipendenza da figure carismatiche: Bisogna distinguere accuratamente tra persone che utilizzano le loro capacità in modo egoistico e falso per dominare su altri e renderli docili, e le persone veramente carismatiche, che sono anche oggi da trovare nella Chiesa. Esse offrono tutto il loro essere «con purezza» (2 Cor 6, 6) per la Chiesa e per il bene degli uomini. Nella storia della salvezza incontriamo sempre di nuovo simili figure particolarmente dotate. Il loro «prototipo» è Gesù Cristo stesso. Alla sua scuola innumerevoli uomini e donne hanno trovato il loro cammino della vita e la loro felicità. Fondatori e altri uomini carismatici, come ad esempio Benedetto o Ignazio, Chiara o Angela Merici, si sono impegnati a guadagnare altri uomini per Cristo. Dio li ha mandati come un dono alla sua Chiesa. Nella libertà dei figli di Dio essi hanno trasmesso ad altri la ricchezza soprannaturale della loro vita, e si sono sempre sottomessi all'autorità ecclesiastica. Non dobbiamo essere riconoscenti a Dio poiché dona anche oggi persone così piene di spirito? Non dobbiamo, oltre a conservare le strutture cresciute e consolidate, anche essere aperti al soffio dello Spirito Santo, che è l'«anima» della Chiesa?
Istituzione di proprie strutture intra-ecclesiastiche: Spesso si solleva il rimprovero che certi gruppi formano una «chiesa nella Chiesa». Per evitare tale pericolo, occorre sempre di nuovo cercare una relazione equilibrata tra strutture ecclesiastiche esistenti, soprattutto la struttura parrocchiale, e i nuovi gruppi. A proposito, il Cardinale Ratzinger afferma: «Nonostante tutti i cambiamenti che ci si può aspettare, è mia convinzione che la parrocchia rimarrà la cellula fondamentale della vita comunitaria. ... Come quasi sempre nella storia, ci saranno anche gruppi che saranno tenuti assieme da un certo carisma, da una personalità fondatrice, da uno specifico cammino spirituale. Tra parrocchia e “movimento” è necessario un fecondo scambio reciproco: il movimento necessita del legame con la parrocchia per non diventare settario, la parrocchia ha bisogno dei movimenti per non chiudersi su se stessa e irrigidirsi. Già ora si sono costituite nuove forme di vita religiosa in mezzo al mondo. Chi osserva con cura la realtà della Chiesa, può trovare già oggi un numero sorprendente di forme di vita cristiana, nelle quali appare già presente tra noi la Chiesa di domani»(7).
Violazione dei diritti umani: Sin dai tempi antichi il nucleo della vita consacrata è stata la sequela di Cristo nel celibato (nella verginità), nell'obbedienza e nella povertà. Chi sceglie questo cammino e, dopo più anni di riflessione e di preghiera, assume i rispettivi impegni, lascia determinati diritti per una libera decisione di coscienza: il diritto di contrarre matrimonio; il diritto all'autodeterminazione; il diritto all'indipendente amministrazione ed acquisto di beni. Il Concilio insegna: «I consigli evangelici della castità consacrata a Dio, della povertà e dell'obbedienza, essendo fondati sulle parole e sugli esempi del Signore e raccomandati dagli Apostoli, dai Padri e dai Dottori e Pastori della Chiesa, sono un dono divino, che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva» (8). La decisione per una tale forma di vita, se assunta volontariamente, non contraddice i diritti umani, ma è la risposta ad una chiamata particolare di Cristo. I responsabili delle diverse comunità sono comunque obbligati ad appoggiare la disponibilità dei membri con animo sincero e a farla fruttificare nello spirito di una vera «communio», per l'edificazione della chiesa e per il bene degli uomini.
Ex membri: Per i nuovi membri esiste in tutte le comunità religiose un tempo di reciproca conoscenza, di crescita e di autoesame, in preparazione ad un impegno definitivo. I superiori hanno anche il diritto di licenziare qualcuno, se si verificano certi fatti gravi. Il lasciare oppure il licenziare esiste purtroppo anche quando qualcuno ha già fatto un passo definitivo. Tra coloro che hanno abbandonato una comunità, ci sono poi alcuni che hanno conservato un buon contatto e, d'intesa comune, continuano il loro cammino. Naturalmente le comunità riconosciute dalla Chiesa offriranno ai loro membri ed ex membri anche la possibilità di rivolgersi, in casi di conflitto, alle istanze ecclesiastiche competenti. Tra gli ex membri ci sono però anche alcuni che diffondono le loro esperienze negative sulla tribuna dei media. Dove alcuni uomini vivono assieme, ci sono dei limiti e delle debolezze. Non è giustificato, tuttavia, presentare le proprie difficoltà all'interno di una comunità come valide in generale. Insomma, tali esperienze negative di taluni sono dolorose per la comunità intera della Chiesa. Simili esperienze vengono ripresentate spesso dalla pubblicità secolare, la quale comunque non si interessa delle questioni di dottrina, ma dei comportamenti e conseguenze che ne derivano. Nella discussione si evidenzia che la Chiesa, nelle sue varie comunità, è una «società di contraddizione» davanti alla società liberale e secolare. «Chi accetta la religione soltanto nella forma di una religione civile adatta alla mentalità sociale, giudicherà ogni cosa radicale come sospetta» (9). Se una critica si basa su sviluppi veramente problematici, essa sarà occasione di un serio esame da parte dell'autorità ecclesiastica; una critica può anche condurre ad una purificazione e crescita migliore di tale comunità. A proposito si afferma nel Rapporto vaticano del 1986 su «Il fenomeno delle sette o nuovi movimenti religiosi», che atteggiamenti settari (come ad esempio l'intolleranza e il proselitismo aggressivo, che vengono richiamati nel Rapporto) non bastano per costituire una setta, ma che tali atteggiamenti possono riscontrarsi anche in comunità ecclesiali. Testualmente si afferma che questi gruppi però «possono evolversi grazie ad un approfondimento della loro formazione ed a contatti con altri cristiani. Possono, così, progredire verso un atteggiamento più “ecclesiale”» (10). Questo atteggiamento ecclesiale è richiesto da ambedue le parti: dalle comunità, perché presentino il loro carisma come un dono tra tanti altri (resistendo così alla tentazione di una «pretesa ecclesiastica di assoluto»), e anche da coloro che non hanno un accesso immediato a tali forme di vita ecclesiastica, perché riconoscono in queste comunità un dono dello Spirito che dà la vita, un dono che apre a molti uomini un accesso alla fede.
Oggi in vari Paesi del mondo si sveglia un nuovo desiderio di vivere più decisamente il messaggio di Cristo, nonostante tutte le debolezze umane, di servire la Chiesa in unità con il Santo padre e i Vescovi. Molti vedono nei nuovi carismi un segno di speranza. Altri li giudicano come realtà strane, ed altri ancora come una sfida o persino una accusa contro la quale si difendono, talvolta anche con dei rimproveri. Qualcuno promuove pure un umanesimo che si distacca sempre di più dalle sue radici cristiane. Ma non dobbiamo dimenticare che «la parola conciliare della “ecclesia semper reformanda” rinvia non solo alla necessità di riflettere sulle strutture, ma anche alla sempre nuova apertura e messa in questione di accordi troppo favorevoli con lo spirito del tempo» (11).

NOTE

1) Cfr Hans Gasper, Ein problematisches Etikett. Mit dem Sektenbegriff sollte man behutsam umgehen: Herder Korrispondenz 50 (1996) 577580; Hans Majer, Sekten in der Kirche? Es muß Platz geben für unterschiedliche Wege: Klerusblatt 76 (1996) 208.

2) Libero Gerosa, Charisma und Recht, Trier 1989, 66; Citazioni nel testo da «Lumen Gentium», n. 12.

3) Leo Scheffezyk,Katholische Glaubenswelt. Wahrheit und Gestalt, Aschaffenburg 1977, p. 351.

4) Joseph Ratzinger, Il Sale della terra. Cristianesimo e Chiesa Cattolica nella svolta del millennio. Un colloquio con Peter Seewald, Torino 1997, pp. 156s.

5) Cfr Gerhard Lohfink, Wie hat Jesus Gemeinde gewollt?, Freiburg 1993, pp. 142ss., 181ss.

6) Lettera a Diogneto, n.6.

7) Joseph Ratzinger, Cit., pp. 229s.

8) «Lumen gentium», n. 43.

9) Hans Gasper, cit., (cfr nota 1).

10) Segretariato per l'Unione dei Cristiani, Segretariato per i non Cristiani, Segretariato per i non Credenti, Pontificio consiglio per la Cultura. Rapporto provvisorio «Il fenomeno delle sette o nuovi movimenti religiosi», Introduzione: Enchiridion Vaticanum 10 (1986 1987), p. 254.

11) Hans Maier, cit., (cfr nota 1).

Quaresima e riflessione
l'armatura del cristiano difende dal demonio, dalle sette, dai massoni e da tutta la sporcizia che vuole offuscare la nostra anima

Efesini 6:10-18

L'armatura del cristiano
1P 5:8-9; (Ro 13:12; 1Te 5:8) Cl 4:2-4
10 Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. 11 Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo; 12 il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. 13 Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. 14 State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; 15 mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; 16 prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. 17 Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio; 18 pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi,

1Corinzi 10:21-22

21 Voi non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; voi non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni. 22 O vogliamo forse provocare il Signore a gelosia? Siamo noi più forti di lui?

13 feb 2008


Da un Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II nell’anno 1987

L’amore di Cristo è più potente del peccato e della morte. San Paolo spiega che Cristo è venuto a rimettere i peccati e che il suo amore è più grande di qualunque peccato, più grande dei miei peccati o di quelli di chiunque altro. Questa è la fede della Chiesa. Questa è la buona novella dell’amore di Dio che la Chiesa proclama attraverso la storia e che io proclamo a voi oggi: Dio vi ama con un amore sempiterno. Vi ama in Cristo Gesù, suo Figlio.

L’amore di Dio per noi come nostro Padre è un amore forte e fedele, un amore pieno di misericordia, un amore che ci rende capaci di sperare nella grazia della conversione, quando abbiamo peccato.

11 feb 2008


La lettera del cardinale Tettamanzi ai separati e divorziati.

''La Chiesa vi è vicina''

di Mattia Bianchi - 21/01/2008

L'iniziativa dell'arcivescovo di Milano, che ribadisce la posizione classica della morale, ma spiega: anche la Chiesa sa che in alcuni casi la separazione è inevitabile. Il messaggio è diretto, così come l'invito a non allontanarsi dalla vita di fede.

Una lettera chiara per esprimere la vicinanza della Chiesa ai separati e divorziati. E' l'iniziativa dell'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, che ribadisce la posizione classica della morale, ma vuole presentare il volto di una comunità ecclesiale accogliente, consapevole che tuttora non manca "qualche durezza". Con un passo in avanti: anche la Chiesa sa che in alcuni casi "non solo è lecito, ma può essere addirittura inevitabile prendere la decisione di una separazione". La lettera è eloquente a partire dal titolo "Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito" ed è espressione di un approccio pastorale già sperimentato in altre diocesi, anche se non in modo così diretto. Di recente, era stato il cardinale Ennio Antonelli a toccare la questione in una lettera più generica alle famiglie, mentre la diocesi di Pescara aveva affidato il messaggio all'ufficio di pastorale familiare. Il cardinale Tettamanzi, invece, parla in prima persona, come aveva già fatto all'estero il vescovo di Lugano, Pier Giacomo Grampa. Il messaggio è diretto ("La Chiesa vi è vicina"), così come l'invito a non allontanarsi dalla vita di fede.

Questa lettera, spiega l'arcivescovo, ''vuole essere semplice e familiare, quasi una richiesta di potermi sedere accanto a voi per un dialogo, che spero vi torni gradito e possa anche continuare nel tempo''. Certo, ammette Tettamanzi, ''alcuni tra voi hanno fatto esperienza di qualche durezza nel rapporto con la realtà ecclesiale: non si sono sentiti compresi in una situazione già difficile e dolorosa; non hanno trovato, forse, qualcuno pronto ad ascoltare e aiutare; talvolta hanno sentito pronunciare parole che avevano il sapore di un giudizio senza misericordia o di una condanna senza appello. E hanno potuto nutrire il pensiero di essere stati abbandonati o rifiutati dalla Chiesa. La prima cosa che vorrei dirvi, sedendomi accanto a voi, è dunque questa: 'La Chiesa non vi ha dimenticati! Tanto meno vi rifiuta o vi considera indegni".

E sia chiaro, quella del vescovo non è una vicinanza formale: ''In quanto cristiani sentiamo per voi un affetto particolare'', sottolinea, spiegando che ''la fine di un matrimonio è anche per la Chiesa motivo di sofferenza'' perché ''voi avete chiesto di celebrare il vostro patto nuziale nella comunità cristiana, vivendolo come un sacramento'', e ''celebrando il vostro matrimonio la comunità cristiana ha riconosciuto in voi questa nuova realtà e ha invocato la grazia di Dio perché questo segno rimanesse come luce e annuncio gioioso per coloro che vi incontrano" e "quando questo legame si spezza la Chiesa si trova in un certo senso impoverita".

Proprio partendo da questa consapevolezza, ''la Chiesa non vi guarda come estranei che hanno mancato a un patto, ma si sente partecipe di quel travaglio e di quelle domande che vi toccano così intimamente". "Potrete allora comprendere, insieme ai vostri sentimenti, anche i nostri'', aggiunge il cardinale, e sottolinea: ''La scelta di interrompere la vita matrimoniale non può mai essere considerata una decisione facile e indolore. Questa vostra ferita anche la Chiesa la comprende''. Al tempo stesso, ''anche la Chiesa sa che in certi casi non solo è lecito, ma può essere addirittura inevitabile prendere la decisione di una separazione: per difendere la dignità delle persone, per evitare traumi più profondi, per custodire la grandezza del matrimonio, che non può trasformarsi in un'insostenibile trafila di reciproche asprezze". Davanti a una decisione così seria è importante, però, che non vincano la rassegnazione e la volontà di chiudere troppo rapidamente questa pagina''.

Dopo aver chiesto di agire nell'interesse dei figli, il cardinale arriva alla domanda centrale: ''C'è posto per voi nella Chiesa?''. Per ripondere, dice, bisogna tornare alle parole di Gesù quando dice che "il legame sponsale tra un uomo e una donna è indissolubile, perché nel legame del matrimonio si mostra tutto il disegno originario di Dio sull'umanità''. Spiega Tettamanzi: ''E' in questa obbedienza alla parola di Gesù la ragione per cui la Chiesa ritiene impossibile la celebrazione sacramentale di un secondo matrimonio dopo che è stato interrotto il primo''. Così come, ''sempre dal senso della parola del Signore deriva l'indicazione della Chiesa riguardo all'impossibilità di accedere alla comunione eucaristica per gli sposi che vivono stabilmente un secondo legame sponsale'' perché ''nell'Eucaristia abbiamo il segno dell'amore sponsale indissolubile di Cristo per noi; un amore, questo, che viene oggettivamente contraddetto dal 'segno infranto' di sposi che hanno chiuso una esperienza matrimoniale e vivono un secondo legame''.

Da qui, sottolinea il cardinale, è possibile capire "che la norma della Chiesa non esprime un giudizio sul valore affettivo e sulla qualità della relazione che unisce i divorziati risposati". E ancora: "Il fatto che spesso queste relazioni siano vissute con senso di responsabilità e con amore nella coppia e verso i figli è una realtà che non sfugge alla Chiesa e ai suoi pastori. Non c'è dunque un giudizio sulle persone e sul loro vissuto, ma una norma necessaria a motivo del fatto che queste nuove unioni nella loro realtà oggettiva non possono esprimere il segno dell'amore unico, fedele, indiviso di Gesu' per la Chiesa''.

''E' chiaro - aggiunge Tettamanzi - che la norma che regola l'accesso alla comunione eucaristica non si riferisce ai coniugi in crisi o semplicemente separati'' e ''lo stesso si deve dire anche per chi ha dovuto subire ingiustamente il divorzio, ma considera il matrimonio celebrato religiosamente come l'unico della propria vita e ad esso vuole restare fedele''.

E, soprattutto, sottolinea l'arcivescovo di Milano, ''è comunque errato ritenere che la norma regolante l'accesso alla comunione eucaristica significhi che i coniugi divorziati risposati siano esclusi da una vita di fede e di carità effettivamente vissuta all'interno della comunità ecclesiale''.

La partecipazione alla vita di fede deve quindi continuare, anche perché, dice l'arcivescovo,''la vita cristiana ha certo il suo vertice nella partecipazione piena all'Eucarestia, ma non è riducibile soltanto al suo vertice". Ne deriva una richiesta secca: "Vi chiedo di partecipare con fede alla celebrazione eucaristica, anche se non potete accostarvi alla comunione".

Dal sito korazym.org cui va un particolare ringraziamento

A proposito di comunione ai separati


amarelachiesa.blog dopo aver letto notizie errate circa l'ammissione dei separati e divorziati alla Santissima Eucaristia propone ciò che lo stesso Catechismo insegna.
Pseudo cattolici furviati da ideali catto-massonici ce la metton tutta a far circolare falsità sulla Santa Chiesa cattolica: noi risponderemo sempre con le nostre energie intellettuali elette sul cristianesimo.
La norma che regola l'accesso alla comunione eucaristica non si riferisce ai coniugi in crisi o semplicemente separati

CATECHISMO della CHIESA CATTOLICA

1648 Può sembrare difficile, persino impossibile, legarsi per tutta la vita a un essere umano. È perciò quanto mai necessario annunciare la Buona Novella che Dio ci ama di un amore definitivo e irrevocabile, che gli sposi sono partecipi di questo amore, che egli li conduce e li sostiene, e che attraverso la loro fedeltà possono essere testimoni dell'amore fedele di Dio. I coniugi che, con la grazia di Dio, danno questa testimonianza, spesso in condizioni molto difficili, meritano la gratitudine e il sostegno della comunità ecclesiale. (309)

1649 Esistono tuttavia situazioni in cui la coabitazione matrimoniale diventa praticamente impossibile per le più varie ragioni. In tali casi la Chiesa ammette la separazione fisica degli sposi e la fine della coabitazione. I coniugi non cessano di essere marito e moglie davanti a Dio; non sono liberi di contrarre una nuova unione.

In questa difficile situazione, la soluzione migliore sarebbe, se possibile, la riconciliazione. La comunità cristiana è chiamata ad aiutare queste persone a vivere cristianamente la loro situazione, nella fedeltà al vincolo del loro matrimonio che resta indissolubile. (310)

1650 Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (« Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio.

Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza.

1651 Nei confronti dei cristiani che vivono in questa situazione e che spesso conservano la fede e desiderano educare cristianamente i loro figli, i sacerdoti e tutta la comunità devono dare prova di una attenta sollecitudine affinché essi non si considerino come separati dalla Chiesa, alla vita della quale possono e devono partecipare in quanto battezzati:

sul sito della SANTA SEDE l'intero testo

09 feb 2008

11 febbraio LOURDES

un breve brano sulla
APPARIZIONE DELL'IMMACOLATA VERGINE MARIA
da meditare con molta attenzione

"O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi!" È la preghiera che, dall'anno 1830, voi stessa c'insegnaste contro le minacce dell'avvenire. In seguito, nel 1846, i due pastorelli della Salette ci rammentavano le vostre esortazioni e le vostre lacrime. "Pregate per i poveri peccatori e per il mondo così sconvolto", ci ripete oggi da parte vostra la veggente della grotta di Massabielle : "Penitenza! penitenza! penitenza!".

Noi vogliamo obbedirvi, o Vergine benedetta, vogliamo combattere in noi e dovunque l'universale e unico nemico, il peccato, male supremo donde derivano tutti i mali. Lode all'Onnipotente, che si degnò preservarvi da ogni contaminazione e specialmente riabilitare in voi la nostra natura umiliata! Lode a voi che, non avendo alcun debito, rimetteste i nostri con le materne lacrime e col sangue del Figlio! vostro, riconciliando la terra col cielo e schiacciando la testa al serpente (Gen 3,15)!

Preghiera ed espiazione! Non era questa, sin dai primi tempi, dai tempi degli Apostoli, in questi giorni di avvicinamento più o meno immediato alla Quaresima, l'insistente raccomandazione della Chiesa? O Madre nostra del Cielo, siate benedetta per essere venuta sì opportunamente ad armonizzare la vostra voce con quella della grande Madre della terra. Il mondo ormai rifiutava, non comprendeva più l'infallibile e indispensabile rimedio, offerto dalla misericordia e dalla giustizia di Dio alla sua miseria; sembrava aver dimenticato per sempre il monito: Se non fate penitenza perirete tutti (Lc 13,3-5).

La vostra pietà, o Maria, ci desta dal nostro torpore! Conoscendo la nostra debolezza, voi accompagnate con mille dolcezze il calice amaro, e per indurre l'uomo ad implorarvi i beni eterni, gli prodigate quelli del tempo. Noi non vorremo essere come quei fanciulli che ricevono volentieri le carezze materne e trascurano gl'insegnamenti e le correzioni che quelle carezze avevano lo scopo di fare accettare. D'ora innanzi sapremo, con voi e con Gesù, pregare e soffrire; durante la santa Quarantena, col vostro aiuto, ci convertiremo e faremo penitenza.

dom Prosper Guéranger

amarelachiesa.blog vi rimanda al sito di unavoce-ve.it con l'intero testo eccezionale e di molto nutrimento per l'anima del cattolico


Amiamo il SANTO PADRE papa BENEDETTO XVI
amare il Santo Padre è amare la Santa Chiesa di Gesù Cristo

PREGHIERA PER IL PAPA

O Gesù, Re e Signore della Chiesa: rinnovo alla tua presenza la mia adesione incondizionata al tuo Vicario sulla terra, il Papa. In lui ci hai voluto mostrare il cammino sicuro e certo che dobbiamo seguire in mezzo al disorientamento, all’inquietudine e allo sgomento. Credo fermamente che per mezzo suo tu ci governi, istruisci e santifichi, e sotto il suo vincastro formiamo la vera Chiesa: una, santa, cattolica ed apostolica.

Concedimi la grazia di amare, di vivere e di diffondere come figlio fedele i suoi insegnamenti. Custodisci la sua vita, illumina la sua intelligenza, fortifica il suo spirito, difendilo dalle calunnie e dalla malvagità. Placa i venti erosivi dell’infedeltà e della disobbedienza, e concedici che, attorno a lui, la tua Chiesa si conservi unita, ferma nel credere e nell’operare e sia così lo strumento della tua redenzione. Così sia.

amarelachiesa.blog per il Magistero e per la Tradizione cattolica

08 feb 2008

Breve parte introduttiva al fedele cattolico l'approfondimento.

RITO

DELLA PENITENZA

Il potere di rimettere i peccati trasmesso da Cristo agli Apostoli
Per questo, nella notte in cui fu tradito, e diede inizio alla passione salvatrice, istituì il sacrificio della nuova Alleanza nel suo sangue, per la remissione dei peccati, e dopo la sua risurrezione mandò sugli Apostoli lo Spirito Santo, perché avessero il potere di rimettere i peccati o di ritenerli, e ricevessero la missione di predicare nel suo nome, a tutte le nazioni, la penitenza e la remissione dei peccati.

Fedele al mandato del Signore, Pietro, a cui il Signore aveva detto: «Ti darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli» (Mt 16, 19), nel giorno della Pentecoste predicò il perdono dei peccati per mezzo del Battesimo: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati» (At 2, 38).

e sempre esercitato dalla Chiesa.
Da allora, mai la Chiesa tralasciò di chiamare gli uomini dal peccato alla conversione, e di manifestare, con la celebrazione della penitenza, la vittoria di Cristo sul peccato.

dal rituale della Penitenza visibile al sito liturgia.maranatha.it
amarelachiesa.blog in unione con il Magistero del Santo Padre
Benedetto XVI invita ad approfittare in modo concreto e chiaro
del periodo quaresimale: il cattolico è chiamato alla penitenza meditativa.

DAI "SERMONI"DI SANT’AGOSTINO VESCOVO (Serm. 216, 4)

La conversione è il passo necessario

per guadagnare la vita eterna

Accostatevi dunque a lui con la contrizione del cuore, perché egli è vicino a chi ha il cuore contrito e vi salverà per i vostri spiriti affranti (cf. Sal 33, 19). Accostatevi a gara, per essere illuminati (cf. Sal 33, 6). Perché voi siete ancora nelle tenebre e le tenebre sono in voi. Ma sarete luce nel Signore (cf. Ef 5, 8), il quale illumina ogni uomo che viene in questo mondo (Gv 1, 9). Vi siete conformati al secolo, ora convertitevi a Dio. Vi rincresca finalmente della schiavitù di Babilonia. Ecco Gerusalemme, la gran madre celeste, vi viene incontro lungo la via, invitandovi gioiosamente, e vi supplica perché desideriate la vita e amiate di vedere giorni buoni (cf. Sal 33, 13), giorni che mai avete avuto né mai potrete avere quaggiù. Quaggiù infatti i vostri giorni si dissolvevano come fumo; più crescevano, più diminuivano; più crescevate in essi, più venivate meno; più salivate in sù, più svanivate. Avete vissuto al peccato per anni numerosi e cattivi, desiderate ora di vivere a Dio; desiderate non molti di quegli anni che debbono aver fine e che corrono per perdersi nell'ombra della morte, ma quelli buoni, quelli vicini veramente alla vita autentica, in cui non vi indebolirete per fame o per sete, perché vostro cibo sarà la fede, vostra bevanda la sapienza. Adesso infatti nella Chiesa benedite il Signore nella fede, allora invece nella visione sarete abbondantemente dissetati alle sorgenti di Israele.

Tempo di Quaresima
tempo di conversione e penitenza

preghiera, digiuno e carità

DAI "DISCORSI" DI SANT’AGOSTINO, VESCOVO (Serm. 9, 17)

Guardarsi dai peccati lievi e numerosi

Se delle seduzioni mondane cercano di insinuarsi nella vostra anima, applicatevi alle opere di misericordia, attendete all'elemosina, al digiuno, alla preghiera. Con questi mezzi infatti vengono rimessi i peccati quotidiani, che non possono non insinuarsi nell'anima, a causa della fragilità umana. Non trascurarli perché sono meno gravi, ma temi per il fatto che sono molti. Fate attenzione, fratelli miei. Sono lievi, non sono gravi. Non è una bestia grande come un leone, che possa scannarti con un solo morso. Ma la maggior parte delle volte anche gli animaletti piccoli, se molti, possono uccidere. Se uno viene gettato in un luogo pieno di pulci, non vi muore forse? Non sono grandi, ma la natura umana è debole e può essere uccisa anche da animali minutissimi. Così anche i piccoli peccati; voi fate osservare che sono piccoli: state attenti, però, perché sono molti. Quanto sono fini i granelli di sabbia! Ma se in una nave ce se ne mettono troppi la sommergono fino a farla colare a picco. Quanto sono minute le gocce della pioggia! Tuttavia non fanno straripare i fiumi e crollare gli edifici? Perciò non trascurate questi piccoli peccati. Ma direte: "E chi può essere senza di essi?". Perché tu non dicessi questo - poiché veramente nessuno potrebbe - Dio misericordioso, vedendo la nostra fragilità, pose contro di essi dei rimedi. Quali sono i rimedi? Le elemosine, i digiuni, le preghiere: sono questi tre. Perché tu possa pregare con sincerità, bisogna fare elemosine perfette. Quali sono le elemosine perfette? Queste: che quanto ti abbonda lo dia a chi non l'ha, e quando qualcuno ti offende, lo perdoni.

05 feb 2008

amarelachiesa.blog invita i lettori a informarsi adeguatamente sulla questione
embrione - aborto
al sito della Pontificia Accademia PRO VITA

una breve sintesi:

Pontificia Accademia per la Vita

1) l’argomentazione biologica: i dati oggi forniti dall’embriologia e dalla genetica ci permettono di affermare che sin dai primi stadi dello sviluppo embrionale ci si trovi in presenza di una individualità biologica umana;

2) l’argomentazione biografica: è evidente che distruggere un embrione umano significa impedire la nascita di un essere umano;

3) l’argomentazione etica: un principio generale della morale afferma che non è mai lecito agire con una coscienza dubbia. Nel dubbio di trovarsi in presenza di una persona umana, è necessario rispettare l’embrione umano come se lo fosse; altrimenti si accetterebbe il rischio di commettere un omicidio.

Dal punto di vista morale, quindi, il semplice fatto di essere in presenza di un essere umano esige nei suoi confronti il pieno rispetto della sua integrità e dignità: ogni comportamento che in qualche modo possa costituire una minaccia o un’offesa per i suoi diritti fondamentali, primo fra tutti il diritto alla vita, è da considerasi come gravemente immorale.

In questa prospettiva che riconosce l’essere e la dignità dell’embrione umano come valori assoluti, scaturisce il pieno rispetto della sua inviolabilità e la tutela della sua libera espressione, innanzitutto sul versante dei diritti umani; rispetto che esige di ricercare sempre il bene vero e intero della persona; di tutelare l’autonomia e la libertà di ogni essere umano e di evitare ogni forma di strumentalizzazione e discriminazione contro di esso.

Riconoscere che l’embrione è un essere umano dal momento d’inizio del suo ciclo vitale significa anche constatare la sua estrema vulnerabilità, e questa vulnerabilità esige l’impegno nei confronti di chi è debole, un’attenzione che deve essere garantita dalla condotta etica degli scienziati e dei medici, e da una opportuna legislazione nazionale e internazionale.

I tentativi di rinnegamento della soggettività dell’embrione a cui oggi si assiste in ambito medico e scientifico si ripercuotono a loro volta sull’intera società, determinando una svalutazione dell’individuo umano soprattutto nei momenti in cui esso è più fragile e indifeso: se non viene garantita all’uomo una reale protezione, soprattutto nelle situazioni di sua maggior debolezza, come può essere tutelato ogni essere umano sempre, in ogni circostanza?

academiavita.org

ROBE DA CHIODI

Va bene tutto ma far credere che la Chiesa Cattolica insegni che l'anima entra nel feto dopo 3 mesi è veramente una favola allucinante

Già l'embrione è VITA
nella sua totalità.

04 feb 2008

ABORTO

Da un articolo di Mario Palmaro, un breve brano:

Dal sito difendilavita.altervista.org

che vi consigliamo di andare a vedere

Il 18 maggio 1978 veniva approvata la legge 194 che legalizzava l’uccisione di esseri umani concepiti nel seno materno. Da allora, oltre quattro milioni di vittime. Una vergogna!

Un applauso raggelante si leva dai banchi del Senato: presidente ha appena letto il risultato delle votazioni con cui l’aborto è diventato legge dello Stato italiano. È un giovedì pomeriggio di 30 anni fa, il 18 maggio del 1978. Così il Parlamento approva la legge 194, che rende lecita la soppressione dell’essere umano concepito. L’intervento è a carico del Servizio sanitario nazionale e viene "pagato" da tutti i contribuenti, anche da quelli che sono contrari all’aborto di Stato. In Senato, gli applausi arrivano soprattutto dai banchi della sinistra: la legge passa con l’appoggio decisivo del Partito Comunista, del Partito Socialista, e delle altre componenti di tradizione marxista. Salvo alcune eccezioni, anche i cosiddetti partiti laici – Psdi, Pli e Pri – si schierano a favore della autodeterminazione della donna. Contro la legge votano i deputati della Democrazia cristiana e del Movimento sociale italiano Destra nazionale, ma non basta.

Preghiera a San Michele Arcangelo

San Michele Arcangelo,
difendici nella battaglia;
sii tu nostro sostegno
contro la perfidia e le insidie del diavolo, e di coloro che si fanno suoi strumenti giacché favoriscono la cultura della morte;
che Dio eserciti il suo dominio su di loro,
te ne preghiamo supplichevoli;
e tu, o Principe della milizia celeste,
con la potenza divina, ricaccia nell'inferno
satana e gli altri spiriti maligni i quali
errano nel mondo per perdere le anime e fa che in Italia e poi anche nel mondo siano rispettati e amati gli uomini e in particolare gli embrioni. Si attui dovunque, per la tua intercessione, la s. Verità che la Chiesa Cattolica proclama a salvezza dell’uomo.
AMEN.

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