28 gen 2008


ESOTERISMO
male comune in tutte le salse
anche in cattolici

Che cos’è l’esoterismo

Che cos’è l’esoterismo?
Con questa parola s’intende «tutto ciò che è conosciuto da una ristretta cerchia di persone e non può essere svelato pubblicamente, come un particolare tipo di magia, le tecniche per la lettura della mano o delle carte, le formule per l’evocazione degli spiriti, i segni utilizzati per stabilire un patto con il diavolo». Esoterismo è qualcosa di misterioso, di segreto, di occulto.
E’ un linguaggio conosciuto soltanto da pochi eletti, che lo utilizzano per i loro scopi. Perciò, di fatto, l’esoterismo è un modo per esercitare un potere nei confronti di qualcuno. Chi esercita il potere? Gli «iniziati». Ovvero, i pochi eletti che sono stati ammessi alla conoscenza di qualche culto o magia particolare, come gli astrologi, i cartomanti, gli stregoni e i maghi di ogni genere. Gli iniziati esercitano un gran potere nei confronti di altri che, spesso, sono persone deboli, fragili, in crisi, in difficoltà. Sono persone che stanno attraversando un momento critico nella loro vita, che cercano risposte immediate ai propri interrogativi o una soluzione ai loro problemi.

L’iniziato dice: «Io ho il potere di guarirti. Ho il filtro magico che ti permetterà di trovare l’amore che stai cercando».
Oppure: «Attraverso la lettura delle carte posso aiutarti a conoscere il tuo destino».
Oppure: «Questo amuleto ha un potere immenso e cambierà completamente la tua vita».
O ancora: «Sono in grado di metterti in contatto con lo spirito di tuo fratello, che è morto l’estate scorsa in un incidente stradale».


Diffusione

Come si diffonde il «virus» dell’esoterismo? Quali sono le cause dell’epidemia esoterica che colpisce le nuove generazioni? I giovani pensano che l’esoterismo sia qualcosa di bello, di simpatico, d’affascinante.
Credono di trovare nell’occultismo un alleato per risolvere i propri problemi. E così, si avvicinano con fiducia alle pratiche magiche, allo spiritismo e al satanismo, senza accorgersi che stanno scherzando col fuoco.
- La ricerca dell’appartenenza (senso della comunità);
- la ricerca di risposte;
- la ricerca dell’integrità (Holismo) o compiutezza;
- la ricerca dell’identità culturale;
- il bisogno di essere riconosciuto, di essere speciale;
- la ricerca di trascendenza;
- il bisogno di una direzione spirituale;
- il bisogno di visione;
- il bisogno di partecipazione e di impegno.

Allargando di più il fuoco d’osservazione e finalizzando al tema che stiamo affrontando, sintetizzerei le motivazioni che spingono all’esoterismo in tre grandi filoni:

1. Bisogni spirituali: che muovo alla ricerca di verità, ricerca di esperienza spirituale, ricerca di risposte trascendenti.

2. Bisogni psicologici: che muovono alla ricerca di identità, ricerca di sicurezza (di punti fermi, di guida, di direzione), ricerca di senso di appartenenza (condivisione di esperienze, di valori, di linguaggio, aiuto reciproco), ricerca di un ruolo (bisogno di impegnarsi attivamente, di sentirsi utili, di essere riconosciuti e valorizzati, di uscire dall’anonimato), ricerca terapeutica (guarigione da problemi psichici, o più comunemente uscita dalla sofferenza o dall'insoddisfazione interiore, superamento del senso di limitatezza personale o di inadeguatezza). “Oggigiorno tutto sembra congiurare contro i progetti per la vita, i legami duraturi, le alleanze eterne, le identità immutabili. Non possiamo più contare, a lungo termine, sul posto di lavoro, sulla professione, e nemmeno sulle proprie capacità… Non possiamo più basarci sulla vita di coppia o sulla famiglia: si sta insieme quel tanto che basta finché uno dei due partner sia soddisfatto; il legame sin dall’inizio è concepito nell’ottica di «si vedrà»…
Il presente è caratterizzato da una sorta di «morale del vagabondo»”.
(Zygmunt Bauman, cit. da Ulrich Beck, I rischi della libertà, Ed. Mulino, p.7, 2000).

3. Bisogni egocentrici: ricerca di potere materiale (denaro, successo, dominio sugli avvenimenti e sugli altri), ricerca di potere personale (ricerca di poteri straordinari, occulti, paranormali), ricerca di sviluppo del proprio potenziale umano (affermazione esasperante de sé), ricerca di vie di superamento dei limiti consueti (sperimentazione di nuovi livelli di coscienza, ricerca volontaria di stati alterati della coscienza.

Giuseppe Ferrari, segretario nazionale del Gris (Gruppo ricerca e d’Informazione sulle Sette), ha identificato alcune possibili strade che conducono al contatto con il mondo del satanismo:
«La frequentazione di ambienti esoterici, magici e occultisti, unita al desiderio di spingere oltre per sperimentare sempre nuove vie di “conoscenza”;
la partecipazione a sedute spiritiche, per evocare entità particolari, durante le quali non è difficile arrivare a evocare spiriti demoniaci e incontrare chi partecipa anche a riti satanici;
il ricorso alla cosiddetta “magia nera” per affrontare e tentare di risolvere problemi di vario genere;
l’attrazione idolatrica mostrata nei confronti di alcuni personaggi e fenomeni musicali ai quali è concesso, attraverso i messaggi delle loro canzoni, di bestemmiare, di invitare al suicidio, all’omicidio, alla violenza, alla perversione sessuale, all’uso di droga, alla necrofilia;
l’attrazione per l’horror, il macabro, la violenza fine a se stessa, la pedofilia, diffusi nella società attraverso vari mezzi fino a desiderare esperienze dirette in ambienti che si ispirano a tali concetti e comportamenti»
(G. Ferrari, I cristiani di fronte alle sette, supplemento a La domenica, n° 3, giugno 1997, San Paolo, pag. 25).

Le maschere dell’esoterismo

Un grande equivoco, che trae in inganno tantissimi ragazzi, è quello di credere che esista una magia «buona» (la magia bianca) e una magia «cattiva» (magia nera).
Nulla di più falso. Non esistono magie buone e magie cattive. Tutta la magia, di fatto, o cattiva e pericolosa, in quanto pone l’uomo in una condizione di schiavitù e di condizionamento psicologico. I ragazzi di oggi sono bombardati da una serie di messaggi che li portano a simpatizzare per la magia, nelle sue diverse espressioni. Sono messaggi che arrivano dalla musica, dalle discoteche, da certe riviste per adolescenti, dalla televisione e da altri mezzi di comunicazione.

25 gen 2008

Il Santo Padre Benedetto XVI offre con questo Messaggio alla società in genere ed a tutti i cattolici un ben preciso invito, e seguirlo sarà vitale per il futuro infatti dice:

L'umanità si trova oggi di fronte a un bivio. Anche per i media vale quanto ho scritto nell'Enciclica Spe salvi circa l'ambiguità del progresso, che offre inedite possibilità per il bene, ma apre al tempo stesso possibilità abissali di male che prima non esistevano (cfr n. 22).

estratto dal Messaggio per Comunicazioni Sociali 2008

amarelachiesa.blog quindisi chiede se non leggete chiaramente che il bivio dell’umanità se diretto al male apre possibilità abissali di male e che quindi sono presagiti tetri scenari al mondo se non prenderà la via stretta della Verità e della Giustizia secondo le indicazioni evangeliche?

E se leggete il testo che riportiamo sotto non vi trovate una chiaro riferimento a ‘poteri forti’ quali massoni ed altro, che vogliono monopolizzare vite e valori?
Che riescono ad accumulare immense ricchezze e domini proprio tenendo parte del Mondo non sviluppato sottoposto e povero?

Leggete l’intero testo comunque sul sito della Santa Sede.

Questo è Magistero e Dottrina allo stesso tempo: accogliamo l’esortazione ed applichiamola alla nostra vita, dobbiamo essere cattolici responsabili, e molto!

42° Mesaggio per la

GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

I mezzi di comunicazione sociale:
al bivio tra protagonismo e servizio.
Cercare la verità per condividerla

Estratto:

Sì! I media, nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la diffusione delle idee, ma possono e devono essere anche strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale.

Con il pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la cosiddetta audience, a volte non si esita a ricorrere alla trasgressione, alla volgarità e alla violenza. Vi è infine la possibilità che, attraverso i media, vengano proposti e sostenuti modelli di sviluppo che aumentano anziché ridurre il divario tecnologico tra i paesi ricchi e quelli poveri.

Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si costata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per "creare" gli eventi stessi. Questo pericoloso mutamento della loro funzione è avvertito con preoccupazione da molti Pastori.

Occorre evitare che i media diventino il megafono del materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo. Essi possono e devono invece contribuire a far conoscere la verità sull'uomo, difendendola davanti a coloro che tendono a negarla o a distruggerla.

Dal Vaticano, 24 gennaio 2008, Festa di San Francesco di Sales.

BENEDICTUS PP. XVI

22 gen 2008

Una tristezza indefinibile:
ogni giorno: ogni giorno muoiono 26.000 bambini sotto i 5 anni !!!

amarelachiesa.blog vi propone il rapporto 2008 dell'UNICEF
vi consigliamo di andare sul sito e leggere o scaricare tutto il rapporto

Rapporto UNICEF 2008

"Nascere e crescere sani"

QUADRO GLOBALE e AFRICA

  • In media ogni giorno muoiono oltre 26.000 bambini sotto i cinque anni, la maggior parte di loro per cause prevenibili
  • Il numero annuale di morti infantili si è dimezzato, passando da circa 20 milioni nel 1960 a 9,7 milioni nel 2006;
  • Oltre l'80% di tutte le morti di bambini nel 2006 si sono verificate nell'Africa sub-sahariana e nell'Asia meridionale
  • In generale, le regioni che non sembrano avviate a raggiungere il quarto Obiettivo di Sviluppo del Millennio (OSM 4, che prevede la riduzione di 2/3 della mortalità infantile entro il 2015) sono Medio Oriente e Nord Africa, Asia meridionale e Africa Subsahariana
  • Dei 46 paesi dell'Africa Subsahariana, solo tre sono sulla via del raggiungimento dell'OSM 4: Capoverde, Eritrea e Seichelles
  • Per raggiungere l'OSM 4, occorrerà dimezzare ulteriormente i tassi di mortalità 0-5 anni da oggi al 2015. Il tasso globale di mortalità infantile 0-5 anni dovrà calare a 31 su 1.000
  • A partire dal 1970 l'Africa sub-sahariana ha pesato sempre più, in percentuale, sul totale delle morti di bambini: nel 1970 vi si verificavano l'11% del totale mondiale delle nascite e il 19% delle morti infantili; nel 2006, la regione è arrivata a contare il 22% delle nascite e il 49% delle morti tra 0 e 5 anni
  • Un bambino nato nell'Africa Subsahariana nel 2006 ha 1 probabilità su 6 di morire prima di compiere 5 anni

Principali cause di morte

  • Le principali cause di morte per i bambini sotto i 5 anni sono: complicazioni neo natali (36%); polmonite (19%), diarrea (17%); malaria (8%); morbillo (4%); AIDS (3%)
  • 1 persona su 5 non ha accesso a forniture di acqua potabile e circa la metà sono prive di adeguati servizi igienico-sanitari
  • Il numero di bambini che muore per malattie diarroiche è stimato a circa 2 milioni l'anno, circa il 17% di tutte le morti infantili 0-5 anni
  • L'istruzione e l'empowerment delle donne hanno benefici diretti sulla sopravvivenza, la salute e lo sviluppo dei loro bambini. Ma quasi 1 ogni 4 adulti (definiti qui come di età superiore a 15 anni) è analfabeta, con netta sproporzione a sfavore delle donne
  • I conflitti spesso portano a emergenze complesse, con scontri armati, popolazioni sfollate e insicurezza di cibo, con conseguenze particolarmente letali per i bambini. Attualmente oltre 40 paesi, il 90% dei quali a basso reddito, sono coinvolti in conflitti
  • Nelle emergenze complesse, le cause prevalenti di morte di bambini sono in larga parte coincidenti con le principali cause di mortalità infantile in generale: morbillo, malaria, malattie diarroiche, infezioni respiratorie acute, malnutrizione
  • I più alti tassi di mortalità tra le popolazioni rifugiate tendono a verificarsi nella popolazione infantile, in particolare tra i bambini al di sotto dei cinque anni
  • Degli 11 paesi in cui il 20% o più di bambini muoiono prima di raggiungere i cinque anni (Afghanistan, Angola, Burkina Faso, Ciad, Repubblica democratica del Congo, Guinea equatoriale, Guinea Bissau, Liberia, Mali, Niger e Sierra Leone) oltre la metà hanno sofferto a causa di gravi conflitti armati sin dal 1989

Dal sito www.unicef.it

20 gen 2008


200.000 in Piazza SAN PIETRO
milioni davanti alla TV per l'Angelus


AMORE per il Magistero
Amore per la Tradizione

la bellezza di essere cattolici cristiani
amarelachiesa.blog

Grazie
SANTO PADRE
BENEDETTO XVI


linkate dai siti segnalati
l'aggiornatissimo paparatzinger.blog
oltre mezzo milione di contatti!

16 gen 2008

NOI STIAMO CON IL PAPA


Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

II. Il rispetto della dignità delle persone

Il rispetto dell'anima altrui: lo scandalo
2284 Lo scandalo è l'atteggiamento o il comportamento che induce altri a compiere il male. Chi scandalizza si fa tentatore del suo prossimo. Attenta alla virtù e alla rettitudine; può trascinare il proprio fratello nella morte spirituale. Lo scandalo costituisce una colpa grave se chi lo provoca con azione o omissione induce deliberatamente altri in una grave mancanza.

2285 Lo scandalo assume una gravità particolare a motivo dell'autorità di coloro che lo causano o della debolezza di coloro che lo subiscono. Ha ispirato a nostro Signore questa maledizione: “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli. . ., sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”( Mt 18,6 ) [Cf 1Cor 8,10-13 ]. Lo scandalo è grave quando a provocarlo sono coloro che, per natura o per funzione, sono tenuti ad insegnare e ad educare gli altri. Gesù lo rimprovera agli scribi e ai farisei: li paragona a lupi rapaci in veste di pecore [Cf Mt 7,15 ].

2286 Lo scandalo può essere provocato dalla legge o dalle istituzioni, dalla moda o dall'opinione pubblica.
Così, si rendono colpevoli di scandalo coloro che promuovono leggi o strutture sociali
che portano alla degradazione dei costumi e alla corruzione della vita religiosa, o a “condizioni sociali che, volontariamente o no, rendono difficile e praticamente impossibile un comportamento cristiano conforme ai comandamenti” [Pio XII, discorso del 1 giugno 1941]. Analogamente avviene per i capi di imprese i quali danno regolamenti che inducono alla frode, per i maestri che “esasperano” i loro allievi o per coloro che, manipolando l'opinione pubblica, la sviano dai valori morali.

2287 Chi usa i poteri di cui dispone in modo tale da spingere ad agire male, si rende colpevole di scandalo e responsabile del male che, direttamente o indirettamente, ha favorito. “E' inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono” ( Lc 17,1 ).
ATTACCHI
ALLA CHIESA CATTOLICA

È IMPRESSIONANTE come la Santa Chiesa Cattolica è sottoposta ad un continuo e incessante processo accusatorio su vari fronti con lo scopo di demolire la sua credibilità. C'è una crescente ostilità anticattolica e tavolta è autentico odio, che si è evidenziata anche in mondi diversi da quelli estremisti: nel mondo della cultura, della politica, dei giornali, della televisione e persino nei cartelloni e spot pubblicitari. Rovesciano continuamente torrenti di calunnie, accuse, insulti e derisioni sul Papa, sul Clero e sull'intera Chiesa. È in atto un'aggressione sistematica del laicismo contro il cristianesimo, con epicentro l'Europa.
LA CHIESA CATTOLICA è l'unico soggetto attorno al quale, in una società libera e democratica, si scatena sempre un acceso dibattito centrato su questa domanda epocale: la Chiesa ha il permesso di parlare? Di che cosa, come e quando? I consigli, spesso le minacce, fioccano generosi anche perchè... "Picchiare su Ratzinger si può, non risulta che faccia mai querele o chieda il risarcimento dei danni e soprattutto Lui non applica la sharia."

dal bel sito di sandrodiremigio

15 gen 2008

Noi siamo d'accordo con Comunione e Liberazione
anche noi come cattolici e cittadini siamo indignati

Papa Ratzinger non teme e non ha mai temuto per la sua incolumità: «Pregate - disse inaugurando il pontificato - perché non scappi davanti ai lupi»

Una branca di masso-comunist
non ci spaventa!
Vi invitiamo a tenervi aggiornati
sul
paparatzinger.blog
che potete linkare da questo sito

La solidarietà del Meeting a Benedetto XVI

Il comunicato stampa di Comunione e Liberazione

Di fronte ai fatti odierni che hanno visto Benedetto XVI annullare la visita a una delle maggiori università europee, forti dell’esperienza del Meeting come luogo d’ incontro tra persone con storie, fedi e culture diverse e tenaci nel seguire l’appello di Benedetto XVI a Ratisbona ad allargare la ragione, ci riconosciamo totalmente nel comunicato stampa di Comunione e Liberazione che pubblichiamo di seguito, invitando a diffonderlo.

Comunione e Liberazione: Sapienza, un’altra vergogna per l’Italia

I Papi hanno potuto parlare ovunque nel mondo (Cuba, Nicaragua, Turchia, etc.). L’unico posto dove il Papa non può parlare è La Sapienza, un’università fondata, tra l’altro, proprio da un pontefice.
Questo mette in evidenza due fatti gravissimi:

  1. l’incapacità del governo italiano a garantire la possibilità di espressione sul territorio italiano di un Capo di Stato estero, nonché Vescovo di Roma e guida spirituale di un miliardo di persone. Piccoli gruppi trovano, di fatto, protezioni anche autorevoli nell’impedire ciò che la stragrande maggioranza della gente attende e desidera;
  2. la fatiscenza culturale dell’università italiana, per cui un ateneo come La Sapienza rischia di trasformarsi in una “discarica” ideologica.

Come cittadini e come cattolici siamo indignati per quanto avvenuto e siamo addolorati per Benedetto XVI, a cui ci sentiamo ancora più legati, riconoscendo in lui il difensore – in forza della sua fede – della ragione e della libertà.
Milano, 15 gennaio 2008.
Non ostante i furboni masso-comunist

AMARE LA CHIESA

il suo Magistero
la sua Tradizione
proponiamo questa sintesi, ovviamente rimandiamo al testo completo.

LETTERA ENCICLICA
FIDES ET RATIO
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA
CIRCA I RAPPORTI
TRA FEDE E RAGIONE

50. Il Magistero ecclesiastico, quindi, può e deve esercitare autoritativamente, alla luce della fede, il proprio discernimento critico nei confronti delle filosofie e delle affermazioni che si scontrano con la dottrina cristiana.(55) Al Magistero spetta di indicare, anzitutto, quali presupposti e conclusioni filosofiche sarebbero incompatibili con la verità rivelata, formulando con ciò stesso le esigenze che si impongono alla filosofia dal punto di vista della fede. Nello sviluppo del sapere filosofico, inoltre, sono sorte diverse scuole di pensiero. Anche questo pluralismo pone il Magistero di fronte alla responsabilità di esprimere il suo giudizio circa la compatibilità o meno delle concezioni di fondo, a cui queste scuole si attengono, con le esigenze proprie della Parola di Dio e della riflessione teologica.

La Chiesa ha il dovere di indicare ciò che in un sistema filosofico può risultare incompatibile con la sua fede. Molti contenuti filosofici, infatti, quali i temi di Dio, dell'uomo, della sua libertà e del suo agire etico, la chiamano in causa direttamente, perché toccano la verità rivelata che essa custodisce. Quando esercitiamo questo discernimento, noi Vescovi abbiamo il compito di essere « testimoni della verità » nell'adempimento di una diaconia umile ma tenace, quale ogni filosofo dovrebbe apprezzare, a vantaggio della recta ratio, ossia della ragione che riflette correttamente sul vero.

51. Questo discernimento, comunque, non deve essere inteso primariamente in forma negativa, come se intenzione del Magistero fosse di eliminare o ridurre ogni possibile mediazione. Al contrario, i suoi interventi sono tesi in primo luogo a provocare, promuovere e incoraggiare il pensiero filosofico. I filosofi per primi, d'altronde, comprendono l'esigenza dell'autocritica, della correzione di eventuali errori e la necessità di oltrepassare i limiti troppo ristretti in cui la loro riflessione è concepita. Si deve considerare, in modo particolare, che una è la verità, benché le sue espressioni portino l'impronta della storia e, per di più, siano opera di una ragione umana ferita e indebolita dal peccato. Da ciò risulta che nessuna forma storica della filosofia può legittimamente pretendere di abbracciare la totalità della verità, né di essere la spiegazione piena dell'essere umano, del mondo e del rapporto dell'uomo con Dio.

11 gen 2008


Una antologia cattolica serve a proporre parti importanti di testi che possono aiutare il cattolico nel progresso del bene spirituale


REGOLA PER DISTINGUERE

LA VERITA' CATTOLICA

DALL'ERRORE


Nella [...] Chiesa Cattolica bisogna avere la più grande cura nel ritenere ciò che è stato creduto dappertutto, sempre e da tutti.
Questo è veramente e propriamente cattolico, secondo l'idea di universalità racchiusa nell'etimologia stessa della parola.
Ma questo avverrà se noi seguiremo l'universalità, l'antichità, il consenso generale.
Seguiremo l'universalità se confesseremo come vera e unica fede quella che la Chiesa intera professa per tutto il mondo; l'antichità, se non ci scostiamo per nulla dai sentimenti che notoriamente proclamarono i nostri santi predecessori e padri; il consenso generale, infine, se, in questa stessa antichità, noi abbracciamo le definizioni e le dottrine di tutti, o quasi, i Vescovi e i Maestri.

Come, dunque, dovrà comportarsi un cristiano cattolico se qualche piccola frazione, della Chiesa si stacca dalla comunione con la fede universale?
- Dovrà senz'altro anteporre a un membro marcio e pestifero la sanità del corpo intero.

Se, però, si tratta di una novità eretica che non è limitata a un piccolo gruppo, ma tenta di contagiare e contaminare la Chiesa intera?
- In tal caso, il cristiano dovrà darsi da fare per aderire all'antichità, la quale non può evidentemente essere alterata da nessuna nuova menzogna.

E se nella stessa antichità si, scopre che un errore è stato condiviso da più persone o addirittura da una città o da una provincia intera?
- In questo caso avrà la massima cura di preferire alla temerità e all'ignoranza di quelli, i decreti, se ve ne sono, di un antico concilio universale.

E se sorge una nuova opinione, per la quale nulla si trovi di già definito?
- Allora egli ricercherà e confronterà le opinioni dei nostri maggiori, di quelli soltanto però che, pur appartenendo a tempi e luoghi diversi, rimasero sempre nella comunione e nella fede dell'unica Chiesa Cattolica e ne divennero maestri approvati. Tutto ciò che troverà che non da uno o due soltanto, ma da tutti insieme, in pieno accordo, è stato ritenuto, scritto, insegnato apertamente, frequentemente e costantemente, sappia che anch'egli lo può credere senza alcuna esitazione.

SAN VINCENZO DI LERINO



NON MOLLIAMO
MAI LA
GUARDIA
come cattolici
seriamenti impegnati
nel mondo

Ricordiamo
le parole che il Magistero Petrino
ci ha sempre diligentemente dato, quale cibo spirituale, per una cosciente crescita del cristiano cattolico.

Leone XIII
Militans Iesu

...Pertanto la Chiesa, per poter respingere gli assalti dei nemici e adempiere a beneficio di tutti la sua missione, è costretta ad operare e a combattere molto. In questa lotta gagliarda e molteplice in cui si tratta della gloria di Dio e si combatte per l’eterna salute delle anime, a nulla varrebbero il valore e l’accorgimento degli uomini se dall’alto non venissero aiuti proporzionati al bisogno. Perciò, nelle dure contingenze in cui ebbero a trovarsi le genti cristiane, il ricovero aperto alle preoccupazioni e alle sofferenze fu sempre questo: supplicare Dio con insistenti preghiere affinché soccorra la sua Chiesa travagliata, le fornisca la forza di combattere e le dia la possibilità di vincere. Seguendo dunque l’ottima consuetudine e disposizione degli antichi, e ben consapevoli che Dio suole ascoltare tanto più benignamente le preghiere quanto è maggiore negli uomini il pentimento dei propri peccati e più fermo il proposito di riconciliarsi con Lui, per questo motivo, al fine di impetrare il celeste aiuto e agevolare il bene spirituale delle anime, in forza della presente Nostra Lettera notifichiamo a tutto il mondo cattolico un sacro Giubileo straordinario...

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l’anello del Pescatore, il 12 marzo 1881 anno quarto del Nostro Pontificato.

10 gen 2008


Questo sarebbe il Paese delle OLIMPIADI 2008: amarelachiesa.blog vi esorta a leggere questo articolo di pochi giorni fa.

CINA Per le condanne a morte Pechino sceglie l’iniezione letale: “è più umana”Il Paese non pensa di abolire la pratica dell’esecuzione capitale. Secondo personalità del Partito, vi sono almeno 10 mila esecuzioni all’anno. E un florido commercio di organi dei condannati

Pechino (AsiaNews) – La Cina non pensa di cancellare il sistema delle condanne a morte, ma vuole riformarlo: userà l’iniezione letale invece che il colpo di pistola. Lo ha detto Jiang Xingchang, vice-presidente della Corte suprema, in una dichiarazione al China Daily di oggi. L’iniezione letale “è considerata più umana e sarà usata in tutti i tribunali intermedi”.
L’esecuzione con iniezione è stata introdotta in Cina ne 1997, ma tuttora il metodo più comune per uccidere il condannato è l’uso di armi da fuoco.
La Cina detiene il primato nelle esecuzioni capitali. Nel 2007, su 1591 condanne davanti a un plotone di esecuzione, almeno 1010 sono state eseguite in Cina.
Dal novembre 2005 Pechino ha ristrutturato il sistema delle condanne a morte, avocando alla sola Corte suprema il diritto di comminarle. Questo ha portato a una riduzione del numero di condanne a morte ufficiali, sebbene personalità del Partito affermino che nel Paese si eseguono 10 mila condanne a morte ogni anno.
La Cina non pensa comunque ad abolire l’esecuzione capitale
. Xiao Yang, presidente della Corte suprema, ha dichiarato al China Daily che “non possiamo parlare di abolire la condanna a morte in astratto, senza considerare realtà fondamentali e le condizioni di sicurezza sociale”. Egli ha spiegato che la maggioranza dei cinesi ha una mentalità da “occhio-per-occhio”.
Attualmente la Cina condanna a morte per crimini che vanno dall’evasione delle tasse, alla corruzione, allo spaccio di droga, all’omicidio.
Jiang Xingchang ha fatto notare che l’uso dell’iniezione letale è stato ben accolto “soprattutto fra i condannati a morte e gli stessi familiari”.
Organizzazioni per i diritti umani affermano che l’uso delle iniezioni letali è più utile alla Cina per il commercio degli organi legato alle condanne a morte. L’iniezione danneggia meno gli organi da vendere.
Nel 2006 la Società britannica per i trapianti (Bts) ha denunciato che vi sono "prove sempre maggiori” sul fatto che “in Cina gli organi di chi ha subito la pena capitale sono utilizzati per trapianti senza il previo consenso del detenuto o della sua famiglia".

Dal sito di ASIAnews notizia del 3 gennaio 2008

08 gen 2008

L'ANTICRISTO


Dovete leggere questo articolo
di ANTONIO SOCCI!!!

amarelachiesa.blog vi invita con tutto il cuore a leggere con la mente queste parole illuminanti, che i mass-media hanno ignorato completamente.
C'è di che riflettere e molto, molto seriamente.

UN MISTERO CHE ALLARMA IL PAPA…

Uno squarcio sul nostro

futuro prossimo ?

E’ sorprendente ricevere una conferma tanto clamorosa e tempestiva da un’alta autorità come il cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e stretto collaboratore del Papa. Sabato scorso, su queste colonne, avevo segnalato un “dettaglio” allarmante contenuto nella recentissima enciclica pontificia “Spe salvi”: la menzione dell’Anticristo, tramite una citazione di Immanuel Kant. E’ assai raro oggi, nel mondo cattolico, sentir parlare di questo terribile personaggio profetizzato nel Nuovo Testamento. Colpisce ancor più vederlo evocare, in relazione ai tempi presenti, in un documento solenne come un’enciclica e da un papa così rigoroso, pacato e colto come Benedetto XVI.

Nell’articolo di sabato avevo ricordato che già il 27 febbraio scorso, nel più stretto entourage papale, si era riflettuto con il Pontefice su quell’inquietante profezia, durante gli esercizi spirituali predicati dal cardinal Biffi che citò “Il racconto dell’Anticristo” di Vladimir Solovev. Infine avevo rammentato che lo stesso Ratzinger, da cardinale, in un memorabile discorso tenuto a New York e a Roma, aveva citato quelle pagine.
Ma le parole pronunciate dal cardinal Dias sempre sabato scorso, poi pubblicate dall’Osservatore romano (fatto significativo), sono le più clamorose. Il prelato stava facendo la sua omelia nel santuario di Lourdes “per inaugurare, come inviato del Papa, l’Anno celebrativo del 150° anniversario delle apparizioni”. Si tratta delle apparizioni della Madonna a Bernadette Soubirous che iniziarono l’11 febbraio 1858.
Nella solenne circostanza l’inviato del Papa ha portato “il saluto molto cordiale di Sua Santità” e poi ha detto: “La Madonna è scesa dal Cielo come una madre molto preoccupata per i suoi figli... È apparsa alla Grotta di Massabielle che all’epoca era una palude dove pascolavano i maiali ed è precisamente là che ha voluto far sorgere un santuario, per indicare che la grazia e la misericordia di Dio superano la miserabile palude dei peccati umani. Nel luogo vicino alle apparizioni, la Vergine ha fatto sgorgare una sorgente di acqua abbondante e pura, che i pellegrini bevono e portano nel mondo intero significando il desiderio della nostra tenera Madre di far arrivare il suo amore e la salvezza di suo Figlio fino all'estremità della terra. Infine, da questa Grotta benedetta la Vergine Maria ha lanciato una chiamata pressante a tutti per pregare e fare penitenza e così ottenere la conversione dei poveri peccatori”.

Il cardinale ha inquadrato queste apparizioni nel “contesto della lotta permanente, e senza esclusione di colpi, tra le forze del bene e le forze del male”. Una lotta che sembra arrivata, nella nostra generazione, all’epilogo finale, preparato dalla “lunga catena di apparizioni della Madonna” nella modernità, iniziate “nel 1830, a Rue du Bac, a Parigi, dove è stata annunciata l’entrata decisiva della Vergine Maria nel cuore delle ostilità tra lei ed il demonio, come è descritto nei libri della Genesi e dell’ Apocalisse”.

E’ un vero affresco di teologia della storia quello tracciato dal cardinale che richiama anche Fatima e – ritengo - Medjugorje: “Dopo le apparizioni di Lourdes, la Madonna non ha smesso di manifestare nel mondo intero le sue vive preoccupazioni materne per la sorte dell’umanità nelle sue diverse apparizioni. Dovunque, ha chiesto preghiere e penitenza per la conversione dei peccatori, perché prevedeva la rovina spirituale di certi paesi, le sofferenze che il Santo Padre avrebbe subito, l'indebolimento generale della fede cristiana, le difficoltà della chiesa, la venuta dell’Anticristo ed i suoi tentativi per sostituire Dio nella vita degli uomini: tentativi che, malgrado i loro successi splendenti, sono destinati tuttavia all'insuccesso”.

E’ una frase breve, ma folgorante questa del prelato: la Madonna è apparsa così frequentemente in questo tempo “perché prevedeva” una grande apostasia dalla fede, le persecuzioni alla Chiesa, la sofferenza del Papa e – testualmente – “la venuta dell’Anticristo”.

E’ una frase dirompente che si rifà, evidentemente, alle parole pronunciate dalla Vergine in qualcuna delle apparizioni citate.

Così l’inviato del Papa, parlando del nostro tempo, evoca di nuovo e pubblicamente l’ Anticristo a pochi giorni dall’uscita dell’enciclica. Nel Nuovo Testamento questa figura non si colloca necessariamente alla fine dei tempi. Gesù stesso preannuncia l’arrivo di “falsi cristi e falsi profeti” capaci di “indurre in errore, se possibile, anche gli eletti” e profetizza “una grande tribolazione”, mai vista così terribile nella storia umana (Mt 24,24). San Paolo spiega che si verificherà l’ “apostasia” (2 Tes 2,3), ovvero l’abbandono di Dio e della Chiesa, quindi esploderà “la manifestazione dell’uomo iniquo”, “il figlio della perdizione”, colui che “nella potenza di Satana… si contrappone a Dio” fino a sedersi “nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio” (2 Tes 2, 3-4).

E’ un dominio quasi totale del Male sulla terra che viene qui preconizzato. Non si sa come, quando e per quanto. Uno scenario di orrore e di malvagità agghiacciante. I teologi discutono se sia un preciso individuo che viene preannunciato o un sistema di potenze. Ma colpisce in queste settimane sentirlo evocare con tanta insistenza accorata dalla Santa Sede, evidentemente anche in forza di “informazioni” (che Oltretevere si conoscono e si valutano) provenienti da “fonti” speciali, quali appunto i messaggi delle apparizioni mariane, di mistici e di rivelazioni private. Questi pronunciamenti pubblici mostrano con quanto allarme in Vaticano si guardi agli eventi mondiali. Del resto drammatico è anche il messaggio pontificio per la Giornata della pace del 1° gennaio prossimo, dove si mette in guardia dalle devastazioni morali (delle famiglie e della vita) e materiali (per esempio con gli immensi rischi della corsa alle armi nucleari).

Il quadro è cupissimo. Ma la Santa Sede non è un’entità politica e non valuta la situazione con uno sguardo solo terreno. Infatti vi è la certezza di poter contare su un aiuto “superiore”. Il cardinale Dias nella clamorosa omelia di sabato spiegava: “Qui, a Lourdes, come dovunque nel mondo, la Vergine Maria sta tessendo un’immensa rete nei suoi figli e figlie spirituali per lanciare una forte offensiva contro le forze del Maligno nel mondo intero, per chiuderlo e preparare così la vittoria finale del suo divin Figlio, Gesù Cristo. La Vergine Maria oggi ci invita ancora una volta a fare parte della sua legione di combattimento contro le forze del male”.

Il prelato ripete – se non fosse chiaro – che “la lotta tra Dio ed il suo nemico è sempre rabbiosa, ancora più oggi che al tempo di Bernadette, 150 anni fa” e “questa battaglia fa delle innumerevoli vittime”. Quindi rivela delle parole – forse inedite – pronunciate dal cardinale Karol Wojtyla il 9 novembre 1976, pochi mesi prima di essere eletto Papa: “Ci troviamo oggi di fronte al più grande combattimento che l’umanità abbia mai visto. Non penso che la comunità cristiana l'abbia compreso totalmente. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e le Anti-Chiesa, tra il Vangelo e gli Anti-Vangelo”.

Parole clamorose. Una ulteriore conferma. Sembra evidente che il Vicario di Cristo e i suoi più stretti collaboratori conoscano qualcosa di più e desiderino preparare i cristiani a quella “lotta finale”. I loro ripetuti appelli a rispondere alla chiamata della Madonna sono già sufficienti per riflettere seriamente su ciò che sta accadendo e che accadrà alla Chiesa e al mondo. Un futuro prossimo che noi non conosciamo, ma che, spiega Dias, sarà vittorioso grazie a Maria. Come lei stessa annunciò a Rue du Bac: “Il momento verrà, il pericolo sarà grande, tutto sembrerà perduto. Allora io sarò con voi”.

Antonio Socci

da “Libero”, 14 dicembre 2007


05 gen 2008

MASSONI e TEMPLARI

Ingenua fratellanza??!


A farne le spese
ignari aspiranti Templari
guidati da teste di ponte
mentre altri "aspiranti"si
riparano all'ombra del
cattolicesimo negando affiliazioni
ma sempre sulla scia
del Brancaleonismo


Non lo dico io, ci sono fior fiore di studi.
E non solo di gesuiti dei tempi passati e odierni.
Tanto per cominciare nel passato 2007 un Convegno vaticano ha ribadito senza mezze misure la completa non conciliabilità fra massoni e cattolicesimo! Di tutti i tipi, alla faccia di qualche massone che ha scritto che i massoni non sono più da ritenersi scomunicati!
Balle! Tutto è come prima, anzi il nuovo Codice di Diritto Canonico prende più in grande; e minimo si ricordino tali pseudo-ingenui che non possono ricevere il sacramento della Santa comunione, in tal caso incorrerebbero in un cosciente peccato mortale!
Sì, noi fedeli della Santa Chiesa cattolica ci crediamo ancora.
E veniamo a pseudo-templari, frotte di ingenui uomini e donne, che capeggiati da presunti magistri con la scusa di avere qualche ingenuo (sic!) sacerdote che li accoglie, millantano chissà-quali-chè diritti di primogenitura templare.
Ridicole pretese ormai coscientemente ben articolate: non può esistere un Ordine sospeso settecento anni fa e mai riabilitato dalla Santa Sede e ancor meno possono pretenderlo nugoli di uomini e donne che con la puzza sotto al naso dileggiano chi non li approva.
Rinnovate le vostre tessere di socio ma ci si ricordi che millantare non è prettamente cattolico.
Quando un domani non lungi ci sarà una unione (alla luce del sol) tra fratelli massoni e fratelli pseudo-templari che già si scambian baci e chiamansi alla fràmassone, potrebbero chiamarsi con il bel vocabolo unitivo di Templarioni.

Cordialmente,
Corrado Penitente



LA CHIESA, MADRE E MAESTRA



2034 Il Romano Pontefice e i Vescovi « sono i dottori autentici, cioè rivestiti dell'autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita ». Il Magistero ordinario e universale del Papa e dei Vescovi in comunione con lui insegna ai fedeli la verità da credere, la carità da praticare, la beatitudine da sperare.

2035 Il grado più alto nella partecipazione all'autorità di Cristo è assicurato dal carisma dell'infallibilità. Essa « si estende tanto quanto il deposito della divina rivelazione »; si estende anche a tutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale, senza i quali le verità salvifiche della fede non possono essere custodite, esposte o osservate.

2036 L'autorità del Magistero si estende anche ai precetti specifici della legge naturale, perché la loro osservanza, chiesta dal Creatore, è necessaria alla salvezza. Richiamando le prescrizioni della legge naturale, il Magistero della Chiesa esercita una parte essenziale della sua funzione profetica di annunziare agli uomini ciò che essi sono veramente e di ricordare loro ciò che devono essere davanti a Dio.

2041 I precetti della Chiesa si collocano in questa linea di una vita morale che si aggancia alla vita liturgica e di essa si nutre. Il carattere obbligatorio di tali leggi positive promulgate dalle autorità pastorali, ha come fine di garantire ai fedeli il minimo indispensabile nello spirito di preghiera e nell'impegno morale, nella crescita del l'amore di Dio e del prossimo.

04 gen 2008

La lotta spirituale

[11] Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. [12]La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. (Ef. 6 11-12)

La necessità della lotta spirituale è affermata chiaramente nel vangelo, san Paolo ad esempio ci parla apertamente della lotta che il cristiano deve intraprendere sia nella propria vita spirituale, sia nella vita apostolica; la vita cristiana è lotta e combattimento:

"Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile" (1 Cor 9, 24-25).

Come in una corsa dunque siamo chiamati a gareggiare con spirito di temperanza perseverando fino alla fine.

Ma perchè questa lotta? Perché la nostra natura indebolita dal peccato originale ci rende inclini al male e soggetti alla tentazione, dunque all’azione del maligno.

In conseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certo dominio sull'uomo, benché questi rimanga libero. Il peccato originale comporta « la schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo ». (541) Ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale (542) e dei costumi. (CCC 407)


La drammatica condizione del mondo che « giace » tutto « sotto il potere del maligno » (1 Gv 5,19) (544) fa della vita dell'uomo una lotta:
« Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio ». (545) (CCC 409)

I cristiani, avvolti dalla potenza dello Spirito, sono in grado di combattere e vincere le potenze intelligibili del male, mettendo a nudo tutte le loro astuzie e liberando quanti sono in loro potere. Per questo compito così arduo però, essi devono essere ben rivestiti dell'armatura di Dio: "State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti della corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete dunque in mano lo scudo della fede, con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito" (Ef 6,14-18).

L' armatura del cristiano nel combattimento è del tutto spirituale, segno quindi della natura spirituale del combattimento, in cui è impegnato. Esso (come abbiamo già detto all'inizio) non è contro creature di carne, ma contro entità spirituali pervertite, che si lasciano vincere solo da energie spirituali e divine.
Il combattimento del cristiano è anche contro il mondo, che è sotto il potere del maligno.

Il cristiano riporta la sua vittoria su satana, quanto più la sua anima sarà pura da ogni vizio mondano, e vivrà nel mondo senza essere del mondo, secondo le parole di Gesù (cfr. Gv 17,15-16). Consacrato nella verità, il cristiano sarà in grado di continuare quella testimonianza alla Verità di fronte a un mondo incredulo, che Gesù ha inaugurato nei giorni della sua vita mortale. La testimonianza è principalmente opera dello Spirito di Cristo, da lui inviato alla Chiesa. Sotto l' impulso dello Spirito della verità, continua lo scontro tra Cristo e il mondo, lungo i secoli della Chiesa. Gesù stesso l'aveva annunziato: "E' bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. E quando sarà venuto egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato" (Gv 16,7-11).

Il combattimento del cristiano è infine contro la carne e le sue concupiscenze. Se è arrivato allo stato perfetto di discepolo di Cristo, egli "ha crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri" (Gal 5,24). Ormai appartiene a Cristo e la sua vita è solo nello Spirito, al contrario della vita nel mondo, che è tutta nelle passioni carnali. Fin quando questa vittoria completa sulla carne e le sue concupiscenze non è attuata, il cristiano deve continuamente mortificare in sé ciò che appartiene alla terra: "fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quell'avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono" (Col 3,5).

Perciò acquista un’importanza fondamentale nella vita del cristiano la preghiera e la penitenza, necessaria alla riparazione dei peccati e all'ottenimento di grazie particolari.

Grazie al bel sito christusveritas

03 gen 2008


Una breve esposizione di pensieri eminenti sulla questione ABORTO

prof. Bruno Esposito, O. P., Decano della Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università san Tommaso d’Aquino-“Angelicum” di Roma

Ora se il Magistero non si stanca di ripetere in tutte le sedi ed in ogni occasione, anche a costo dell’impopolarità e di accuse d’ingerenza, il valore supremo ed inviolabile della vita fin dal suo concepimento, lo fa nella coscienza che questo è un suo preciso dovere. Dovere che pur nascendo ed illuminato dalla fede sa che non può rimanere relegato in essa. Tutto questo ha un significato specifico per tutti quei parlamentari che si professano cattolici. La difesa della vita non è questione confessionale, dove basta professarsi non credenti per trovare giustificazione a scelte e comportamenti che sono contro la ragione, la verità, il diritto e la giustizia.

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padre Thomas D. Williams, Decano della Facoltà di Teologia presso l’Università “Regina Apostolorum” di Roma


L’azione della Chiesa a difesa della giustizia sociale abbraccia tutte le questioni importanti inerenti la vita, e la sua attenzione per alcune di queste non implica una minore importanza delle altre. L’aborto, in questo senso, si distingue dalle altre questioni essendo un problema straordinario che merita un’attenzione particolare.

Per enumerare brevemente gli elementi di questa particolarità occorre anzitutto considerare la semplice portata del problema: circa 45 milioni di aborti vengono eseguiti legalmente; una cifra che supera la somma totale di tutte le vittime cadute in tutte le guerre della storia umana. In secondo luogo, l’aborto riguarda l’uccisione dei membri più innocenti e più vulnerabili della società. Terzo, questo male viene perpetrato in modo sistematico e legale, dando all’aborto un’apparenza di legittimità morale
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Cardinale Avery Dulles, docente di Religione e Società presso la Fordham University, cattedra Laurence J. McGinley

In che modo i politici e la gente in generale dovrebbero guardare alla sanzione della scomunica? Qual è la ragione che spinge la Chiesa a comminare questa sanzione?

Cardinal Dulles: La scomunica non è una espulsione dalla Chiesa. La persona scomunicata rimane cattolica pur essendogli proibito di accedere ai sacramenti fintanto che la sanzione non viene rimossa da un’autorità competente della Chiesa. Questa sanzione spirituale, la più grave che la Chiesa può infliggere, è, per così dire, una estrema risorsa.

In casi estremi, la Chiesa si trova obbligata a dichiarare che una certa persona non è più in comunione con essa. Il fine di una tale scomunica è quella di salvaguardare i sacramenti dalla profanazione, prevenire che sorga confusione nel fedele circa la validità degli insegnamenti della Chiesa, e assistere la persona scomunicata a riconsiderare le proprie posizioni, a pentirsi e ad essere guarita.

Come dovrebbe agire un sacerdote nei confronti di un politico pubblicamente dissidente che si presenta nella fila per ricevere la Comunione?

Cardinal Dulles: In quella situazione, il sacerdote ha delle opzioni limitate. Spesso, per evitare una brutta scena che impedirebbe la continuazione della cerimonia, il prete si sentirebbe obbligato a non rifiutare la Comunione. In assenza di alcuni decreti formali che escludano una persona dai sacramenti, molti sacerdoti sarebbero molto cauti nell’allontanare dei Cattolici dall’altare.

La responsabilità principale rimane a coloro che chiedono la Comunione, come afferma San Paolo nella prima lettera ai Corinzi (11:27-29). Solamente Dio può conoscere con certezza in quel momento l’anima del comunicando.

leggi per intero i testi su ZENIT che ringraziamo!

02 gen 2008

Amarelachiesa.blog vi propone un brevissimo passo antologico ma di una intensità eccezzionale!

Dal volume “Rapporto sulla fede”

di Vittorio Messori

intervista al Card. Ratzinger

Ratzinger non teme di riconoscere "il marchio del satanico nel mondo con cui in Occidente si sfrutta il mercato della pornografia e della droga".

"Sì - dice - c'è qualcosa di diabolico nella freddezza perversa con cui, in nome del denaro, si corrompe l'uomo approfittando della sua debolezza, della sua possibilità di essere tentato e vinto.

È infernale la cultura dell'Occidente, quando persuade la gente che il solo scopo della vita sono il piacere e l'interesse privato".

"Ciò che è inaccettabile teologicamente e pericoloso socialmente, è questo miscuglio tra Bibbia, cristologia, politica, sociologia, economia. Non si può abusare della Scrittura e della teologia per assolutizzare, sacralizzare una teoria sull'ordinamento socio-politico. Questo, per sua natura, è sempre relativo. Se invece si sacralizza la rivoluzione mescolando Dio, Cristo, ideologie si crea un fanatismo entusiastico che può portare alle ingiustizie e alle oppressioni peggiori, rovesciando nei fatti ciò che in teoria ci si proponeva". Continua: "Colpisce dolorosamente poi - in sacerdoti, in teologi! - questa illusione così poco cristiana di potere creare un uomo e un mondo nuovi, non col chiamare ciascuno a conversione, ma agendo solo sulle strutture sociali ed economiche. È il peccato personale che è in realtà alla base anche delle strutture sociali ingiuste. E’ sulla radice, non sul tronco e i rami dell'albero dell'ingiustizia che bisognerebbe lavorare se si vuole davvero una società più umana. Sono verità cristiane fondamentali, eppure respinte con disprezzo come " alienanti spiritualiste ".

Sul web l’intero testo

Una buona sintesi su Totustuus.net

01 gen 2008

GLI STATUTI di TERRA SANTA
L A S T O R IA

I primi Statuti di Terra Santa, che risalgono al 1377, costatato che « tra i Saraceni » non era possibile la vita dei Frati e neppure la conservazione dei Luoghi Santi senza le elemosine dei Principi cristiani, stabiliscono che li Custode di Terra Santa con il parere del suo Consiglio, deputi una o due persone secolari per curare presso la sede della Custodia l'amministrazione di dette elemosine. Al Custode viene pure data facoltà, sempre con il parere dei suo Consiglio, di destituire dall'ufficio gli amministratori dimostratisi inadempienti o infedeli.

Questa disposizione dava una prima sistemazione solo a una parte del problema. Ben presto si vide la necessità di deputare qualcuno che curasse gli interessi della Custodia di Terra Santa anche in Europa.

Il Custode P. Gerardo Calvet, verso il 1392, con atto notarile affidò un mandato di procura "molto ampia" per gli interessi della Custodia, relativamente al territorio della Repubblica di Venezia, al nobile della Serenissima Ruggero Contanni. Il Contarmi a sua volta, con testamento in data 22 maggio 1415, nominò il nipote Carlo Contarini quale suo successore nell'ufficio di "Commissario" di Terra Santa, secondo i termini della "Procura" a lui affidata dal su citato P, Custode.

Nel 1414 la suprema autorità dell'Ordine Francescano concesse facoltà al P. Custode di inviare frati suoi delegati sia presso la Curia Generalizia, sia in qualunque altro luogo, secondo le necessità e opportunità che si potessero presentare,

Durante il secolo XV la figura e le attribuzioni del Commissario di Terra Santa in Europa andranno man mano precisandosi fino a che si arriverà al 1512 quando detto ufficio e attribuzioni riceveranno una configurazione ufficialmente normativa.

Le Costituzioni Generali dell'Ordine del 1621 porteranno a maturazione tale processo, ponendo le basi di tutta la successiva legislazione francescana in merito.

Qui ci porterebbe troppo lontano parlare delle origini dei singoli Commissariati basterà notare che con il tempo alcuni di essi alcuni di essi aquisteranno una certa preminenza con conseguente denominazione di "Commissariato Generale", primo fra tutti quello di Roma in vista particolarmente delle sue relazioni difette con l'Autorità centrale delll'Ordine e con la Santa Sede.

La scoperta di nuovi continenti comporterà l'istituzione in essi di altri Commissariati di Terra Santa.

Tra gli scopi dei Commissariati di Terra Santa i principali sono: far conoscere i Luoghi Santi e tutto l'insieme di ciò che va sotto il nome di Custodia di Terra Santa; ed inoltre interessare fattivamente i fedeli della propria circoscrizione per quanto riguarda economicamente la conservazione degli stessi Luoghi Santi e delle molteplici opere della Custodia di Terra Santa

La Santa Sede, come si è interessata sempre della Custodia di Terra Santa in genere, così in specie, già dalla prima metà dei secolo XVII in poi, ha seguito l'attivitá dei Commissari di Terra Santa con opportune e ripetute disposizioni.

L'ultimo documento importante in merito è la "Esortazione Apostolica ai Vescovi, Sacerdoti e Fedeli di tutto il mondo riguardo alle aumentate necessità della Chiesa in Terra Santa", emanata da Paolo VI il 25 marzo 1974. nella quale viene ribadita l'utilità sempre attuale dei Commissari di Terra Santa che vengono di nuovo ed espressamente incaricati di ricevere le offerte raccolte dai Parroci e Rettori di chiese in tutto il mondo cattolico, offerte che già in base ad antiche e ripetute disposizioni pontificie vengono fatte di consueto il Venerdì Santo.

Attualmente ci sono 69 Commissariati di Terra Santa, sparsi in 35 nazioni. Tra i Commissariati elencati sono da ricordare. in modo particolare, quelli di rettamente dipendenti dalla Custodia: il Commissariato Generale di terra santa, presso la Curia dei Frati Minori a Roma, i Commissariati di Napoli e Palermo (Italia) per la loro storia interessantissima, il Commissariato di Washington (USA) per l'importanza assunta nell'aiuto alla Custodia, ed infine il Commissariato di Buenos Aires (Argentina).

dal sito della Custodia di TERRAE SANCTAE

Un testo che amarelachiesa.blog vi propone nell'intento di ravvivare il legame con le nostre radici cristiane

Betlemme e i suoi cristiani

Studio Biblico Francescano in Gerusalemme - dal Taccuino
Di seguito sono presentati due adattamenti che, letti insieme, presentano un quadro più completo della vita della comunità cristiana di Betlemme, da qui un unico titolo.

1.

Soli nove chilometri separano Betlemme, il luogo della Natività, da Gerusalemme, dove Gesù fu crocifisso, morì e risuscitò. Se i pellegrini stranieri possono visitare comodamente la basilica della Natività e quella del Santo Sepolcro in metà giornata, non è così per i cristiani palestinesi. Il muro di sicurezza, il restrittivo sistema dei permessi di uscita, i blocchi stradali e i punti di controllo militari rendono quasi impossibile per la maggior parte dei cristiani di Terra Santa visitare i santuari che, per tutti i cristiani, fanno della terra in cui si trovano detti luoghi la Terra Santa.

Come Gerusalemme Est anche Betlemme fa parte della West Bank e non dello Stato di Israele. E’ difficile ottenere i visti provvisori di uscita per andare a pregare presso l’uno o l’altro santuario, per avere un consulto con un medico o visitare dei parenti. I permessi durano poco e, una volta assegnati, sono sempre soggetti alle imprevedibili decisioni dei soldati.

Le restrizioni sono economiche e religiose. Sono pochi i produttori di Betlemme che possono trasportare le loro merci a Gerusalemme, come poche sono le persone che comprano prodotti a Betlemme. Il turismo, pur rappresentando una parte cospicua dell’economia della città e in crescita dal 2004, è ben lontano dall’essere un settore consolidato.

Nel 2000 ogni mese visitavano Betlemme in media 91.000 turisti, quest’anno la media è scesa a metà. Quando i gruppi di turisti e pellegrini giungono in città, il poco tempo che gli viene concesso per fermarsi presso negozi o locali per un rinfresco li dissuade dal farlo. Di conseguenza circa un centinaio tra alberghi e ristoranti hanno chiuso i battenti dal 2000 fino ad oggi. Più di 250 laboratori che producevano oggetti tipici in legno di ulivo, croci di madreperla e altri articoli sono scomparsi. Il risultato è che, mentre una volta Betlemme vantava uno tasso di disoccupazione tra i più bassi in Terra Santa, ora si trova a raggiungere una percentuale di disoccupati vicina al 60%.

In una recente visita alla città l’ex primo ministro inglese Tony Blair ha auspicato che si creino le condizioni per incrementare l’afflusso turistico a Betlemme, anche se proprio il suo paese, come pure gli Stati Uniti, invitano i loro cittadini a non visitarla (per ragioni di sicurezza ndr.). Blair ha invitato lo Stato di Israele, che proibisce ai propri cittadini di recarsi nella West Bank, a mitigare questa restrizione.

Naturalmente Israele deve garantire la propria sicurezza, ma non può incolpare i cristiani della seconda intifada. La sparuta minoranza cristiana sta sopportando gravi disagi come la maggioranza musulmana.

Betlemme è stato un luogo dove storicamente i rapporti tra cristiani e musulmani sono stati amichevoli.

Ora, tuttavia, la città si trova circondata da insediamenti israeliani e, dove arrivano i coloni, là sorge un muro sormontato da filo spinato e da torri per i cecchini.

Per fare un esempio, Beit Jala, un villaggio in gran parte abitato da famiglie cristiane, sta per essere circondato da un muro. Alcune delle famiglie stanno tentando di contestare per via legale le confische dei terreni subite ma senza alcun esito: espropriazioni e costruzione del muro procedono regolarmente.

A Betlemme il muro separa la città da quasi tre quarti dei terreni agricoli dei suoi villaggi nella zona occidentale, come pure dalle risorse idriche che rifornivano l’area nell’epoca romana. Gran parte degli spazi verso cui la città ha possibilità di svilupparsi è compresa in questa zona, dove si trova anche una vasta riserva naturale, meta, una volta, di gite in campagna.

Dalla chiesa della Natività si può vedere Har Homa, un insediamento ebraico sul pendio di un colle che in precedenza apparteneva ai cristiani.

Dopo l’incontro di Annapolis il governo israeliano ha approvato la costruzione di altre 300 abitazioni, nonostante le rimostranze di Condoleza Rice, Segretario di stato USA.

Purtroppo molti cristiani non ricorrono alle vie legali per opporsi alla sottrazione delle loro terre e della proprietà. Con gli accordi del 1993 tra Israele e il Vaticano, con cui la Santa Sede riconosceva lo Stato di Israele, il governo israeliano si impegnava a riconoscere e regolamentare i diritti delle chiese cristiane e delle loro istituzioni. A causa, però, del contrasto sulle tasse e di questioni annesse, la Knesset non è ancora intervenuta sulla materia. Varie entità cristiane cattoliche e ortodosse hanno subito confische di proprietà e l’abbattimento di strutture abitative.

Israele non può permettersi di perdere i cristiani palestinesi che a lungo hanno rappresentato nel paese una forza moderata. Un secolo fa erano il 25% o più della popolazione in Terra Santa. Oggi sono ridotti più o meno all’1,5%. Dal 2000 la sola Betlemme ha perso il 10% della popolazione cristiana.

I cristiani palestinesi considerano i loro antenati come i primi cristiani e non c’è dubbio che alcuni di loro lo furono realmente. Si definiscono le “pietre vive” della cristianità biblica, custodendo le loro antiche comunità e tradizioni tra ripetuti conflitti. Hanno tutto il diritto di possedere la loro terra e il proprio lavoro.


2.

Gli arabi cristiani in Medio Oriente sono tanti quanti gli ebrei in occidente. Quando le feste ufficiali arrivano, cristiani ed ebrei sono come spinti fuori e costretti a festeggiare con gli altri.

Gli ebrei d’America avvertono la sensazione di essere lasciati da parte durante le festività cristiane, che procurano al paese una stridente sosta festiva. Il medesimo sentimento devono provare i cristiani arabi che, in casi analoghi, si siedono comodamente a guardare il mondo arabo musulmano che ruota intorno alla propria religione.

Molte aziende americane interrompono la propria attività a Natale e anche il Venerdì Santo, mentre in altre si continua a lavorare normalente o a ritmi più distesi. Non mancano ebrei che preparano l’albero di Natale per evitare che i propri figli si sentano esclusi.

Qualcosa di molto simile avviene per gli arabi cristiani in Medio Oriente, dove la religione dominante è l’Islam. La presenza cristiana in Terra Santa, iniziata secoli prima dell’avvento dell’Islam, sta diminuendo in maniera significativa in conseguenza della crescente agitazione politica e dell’acutizzarsi delle pressioni esercitate dall’attivismo anti-cristiano del quale è proibito parlare apertamente e mai si discute sui media arabi.

Durante il mese del Ramadan durante il giorno i musulmani si astengono dal cibo e dalle bevande. E’ un periodo di rinnovamento della loro devozione a Dio. Come il mondo cristiano si ferma intorno agli ebrei in occidente, così il mondo arabo si ferma intorno ai cristiani in Medio Oriente.

Anche se l’Islam, come il mondo cristiano, si fonda su principi di tolleranza verso gli altri, non tutti i musulmani tollerano che i cristiani organizzino manifestazioni pubbliche durante la festività musulmana.

Ho trascorso (parla l’autore dell’articolo ndr.) il periodo del Ramadan a Betlemme nel 2004 e ho capito che anche i cristiani sono costretti ad osservarlo.

I cristiani proprietari di ristoranti nella città sono obbligati a chiudere i loro locali e a far festeggiare in sordina matrimoni e incontri.

Se qualcuno non interrompe l’attività del ristorante e permette ai clienti di mangiare all’aperto, i musulmani che passano si accigliano. Uno persino mi si è avvicinato per dirmi che stavo mancando di rispetto a loro per il fatto di mangiare in pubblico, proprio mentre si trovavano nel mezzo di un gravoso digiuno.

Durante il Ramadan la vita cristiana è come interrotta lungo la West Bank e la Striscia di Gaza e in gran parte del mondo arabo, dove l’Islam è diventato il nucleo non soltanto dei governi che l’hanno dichiarato la loro religione ufficiale, ma anche della vita della società.

Fonte: Kenneth L. Wooward, OpinionJournal(24 dicembre 2007)

Ray Hanania, The Jerusalem Post(17 settembre 2007)

Adattamento: R. P.

SETTE

un Convegno

all’Università Europea di Roma

Sono circa 600 nel nostro Paese le aggregazioni che per modalità di approccio e proposta si definiscono con genericamente di “sette religiose”. Il dato emerge da una ricerca del Gris (Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa), osservatorio cattolico sui nuovi fenomeni religiosi.

Tali gruppi «coinvolgono» il 2-3% della popolazione, «in genere adolescenti e persone che attraversano particolari momenti di fragilità» che «hanno pochi punti di riferimento a cui rivolgersi in caso di necessità e una scarso orientamento valoriale», spiega la psicologa Anna Maria Giannini, direttore dell’Osservatorio di psicologia della legalità, intervenuta il 12 dicembre scorso al Convegno Il fenomeno delle sette in Italia presso l’Università Europea di Roma.

I manipolatori, continua la psicologa, «sono abili, conoscono molto bene questi processi psicologici ed attuano procedure sofisticate fondate sulla convinzione ed una argomentazione arricchita e convincente». Inoltre fanno di tutto per «isolare dall’esterno» mettendo «in cattiva luce chi è vicino alla vittima come i genitori o gli amici più stretti». Sintomi della manipolazione sono la chiusura improvvisa, «cambiamento psicologico molto forte con una modalità di pensiero e di vita rigida, non disponibile alla discussione, perdita di autonomia e senso critico».

«Il vero satanismo si può riassumere nel trionfo del calpestamento degli altri», aggiunge lo scrittore Carlo Climati, che punta il dito contro la «voglia di arrivismo che certi “cattivi maestri” continuano a proporre ai ragazzi».
Per Climati, bisogna «attivare una forte prevenzione nei confronti di questo fenomeno, con la stessa intensità con cui si fa prevenzione contro la droga, la violenza, il bullismo (…). La prevenzione anti-satanismo si potrebbe fare anche nelle scuole, soprattutto nella fascia d’età dell'adolescenza, che è quella maggiormente a rischio. Si potrebbero organizzare dei corsi specifici, dedicati a questo argomento».

Al Convegno è stata anche presentata l’esperienza del telefono anti-sette voluto da don Oreste Benzi. In cinque anni di attività gli operatori dell’Associazione Papa Giovanni XXIII hanno ricevuto 8.423 chiamate dalle quali sono scaturiti 1.823 casi trattati dalle Forze dell’Ordine.

La maggior parte delle segnalazioni (600) sono arrivate dalle regioni del Nord, segue il Centro (383 segnalazioni) e il Sud (307) mentre Roma, Milano e Torino sono le città con il maggior numero di casi, che appaiono in crescita: dai 43 del 2002 si è passati infatti agli 851 nel 2007.

A chiamare il numero verde (800 228 866) sono soprattutto donne (64%) e adulti dai 31 ai 60 anni d’età. Il 56% delle vittime sono donne.
Quanto all’età: il 52% sono adulti, il 42% giovani e solo il 6% anziani. Il 49% ha denunciato casi di psicosette, il 15% sette di tipo pseudo-religioso, il 12% ha denunciato fenomeni di satanismo, mentre il 10% delle segnalazioni ha riguardato casi di magia.

Giuseppe Ferrari, Segretario nazionale del Gris, infine, rileva che le nuove aggregazioni religiose in Italia presentano «aspetti sincretistici» con «accostamenti e fusioni di forme religiose tra loro diverse e non convergenti», e aspetti di relativismo per cui «non sono ammesse verità ultime né in campo religioso ne tanto meno etico».
Si assiste così alla «nascita continua di nuove denominazioni» che danno vita ad un vero e proprio «discount della fede con proposte di sempre più bassa qualità». Ciò che più preoccupa gli addetti ai lavori sono le forme di «schiavitù» attuate con «tecniche di reclutamento e procedure di indottrinamento» da cui è difficile liberarsi.

Dal sito corrispondenzaromana.it

AGOSTINO LÉMANN

CAN. ONOR. DELLA PRIMAZIALE DI LIONE, PROF. DI S. SCRITTURA E DI LINGUA EBRAICA PRESSO LA FACOLTÀ CATTOLICA

L’ANTICRISTO

Leone XIII alzò la voce nella grave allocuzione da lui pronunziata nel Concistoro del 15 aprile 1901: "Venerabili Fratelli, ci turba profondamente il pensiero che le contrarietà e gli ostacoli, onde si circonda il cattolicismo, non solo non si attenuano, anzi d'una in altra parte d'Europa come per contagio si estendono... Domina in questo momento il disegno manifesto dei nemici della Chiesa di muovere la più fiera guerra alle cattoliche istituzioni; e a tal fine si direbbe che abbiano stretto fra loro una lega intestina. Ne son prova i fatti molteplici che si van ripetendo da più parti, la concitazione cioè delle plebi, le violente chiassate e le minacce che si lanciano pubblicamente, gli scritti eccitatori delle passioni popolari, e le ingiurie scagliate senza ritegno contro le cose e le persone più venerande. Tutti questi sono foschi indizi del futuro, nè è lungi dal vero il timore che alle presenti calamità altre anche più calamitose abbiano da seguire. Tuttavia quali si sieno gli affanni e la battaglie che il domani arrecherà, la Chiesa, fidata in Dio, non incontrerà nè subirà cosa alcuna per cui abbia a temere per sè. Hanno da temere i Governi, che non vedono dove s'incamminano, ha da tremare la società civile, che a tanto maggiori pericoli va incontro, quanto più si distacca da Cristo liberatore".

Nello stesso anno 1901 in una lettera in data del 29 giugno e indirizzata ai Superiori generali degli ordini e istituti religiosi, Leone XIII insisteva ancora sul pericolo dell'apostasia: "Non è a meravigliarsi, scriveva il chiaroveggente Pontefice, che contro gli ordini ed istituti religiosi, come in altri tempi, imperversi la Città del mondo, massime quella setta che, con sacrileghi patti, è più strettamente avvinta al principe stesso di questo mondo, e più servilmente gli ubbidisce. Pur troppo nei loro disegni lo sbandeggiamento e l'estinzione degli Ordini religiosi è un' abile mossa a condurre innanzi il meditato proposito dell'apostasia delle nazioni cattoliche da Gesù Cristo".

L'Anticristo! ecco dove finirà l'apostasia, allorchè avrà raggiunto in estensione e perversità il grado assegnatole dalla pazienza divina.

Ma le parole di Pio X lascerebbero forse intendere che l’Anticristo sarebbe già nel mondo? Non si potrebbe affermarlo con certezza. Esso devonsi veramente interpretare secondo i testi seguenti di san Giovanni: "Siccome udiste che l'Anticristo viene, anche adesso molti sono diventati anticristi". - "Qualunque spirito che divida Gesù, non è da Dio: e questi è un Anticristo, il quale avete udito che viene, e già fin d'adesso è nel mondo". - "Molti impostori sono usciti pel mondo, i quali non confessano che Gesù Cristo sia venuto nella carne: questi tali sono impostori ed Anticristi".

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