20 dic 2007

vi proponiamo questo incoraggiante testo di un eccellente Vescovo italiano, testo reperibile sul sito web della Chiesa Cattolica Italiana

leggetelo con attenzione, vale la pena!


COSA RESTA DEL NATALE CRISTIANO:

ANCHE LE PARROCCHIE RIDOTTE A VETRINE?

Non c’è che dire: ancora una volta VP ci ha azzeccato. Il tema del Natale, tra i grandi appuntamenti annuali, senza timore di mancare di rispetto a ciò che significa per noi credenti, è troppo ghiotto per correre il rischio di trascurarne l’impatto che di fatto riveste soprattutto a livelli di mass-media e di consumi sempre di massa, sul piano ormai mondiale. Il titolo volutamente provocatorio per questa modesta introduzione alle riflessioni che seguono, profonde ed alte, ad opera di maestri del pensiero che ci aiuteranno certamente ad entrare almeno per quanto possibile, nel vero senso e valore dell’evento cristiano per eccellenza, vuol essere un invito a prendere in seria considerazione quello che potremmo definire il lavoro previo di chiarimento e di rimozione se necessaria, di ciò che non è il Natale cristiano anche se a volte in buona fede si è portati a crederlo. Un tentativo dunque di sollecitare i cristiani di sincera e buona volontà, e sono tanti!, a rileggere ed a rivedere con giusto occhio critico i modi concreti con cui spesso viene presentato e si è invitati a celebrare la grande festa natalizia, sia nell’ambito mondano ma pure, e questo ci interessa ancora di più, perché maggiormente preoccupante, nel vissuto delle stesse nostre comunità cristiane.

Due quindi i versanti sui quali vorremmo richiamare l’attenzione di coloro che hanno veramente a cuore questa ricorrenza, non solo cara sul piano del sentimento, ma soprattutto della fede.

1. “NATALE che VALE”; “NATALE DA VIP”. Qualche anno fa su un enorme pannello pubblicitario uno scontato Babbo Natale, con questa scritta che campeggiava a caratteri cubitali, invitava tutti quanti a regalarsi appunto un Natale degno di gente che conta. Il riferimento esplicito era ovviamente al grande supermercato oggetto della pubblicità, come “luogo” delle relativa “celebrazione”, quale nuovo tempio adatto allo scopo. Questo particolare forse più ecclatante di altri, non è che uno dei tantissimi richiami espliciti capaci di farci riflettere sul come anche gli eventi più grandi e ben precisi della nostra fede, se non siamo vigilanti, ci vengano sempre più letteralmente scippati e strumentalizzati in ogni campo, da quello economico nel quale la cosa è più evidente e plateale, a quelli culturali e politici, in cui le manipolazioni sono maggiormente raffinate e più difficilmente avvertibili.

La febbre da consumi, per dirla con linguaggio fin troppo usuale tanto da diventare un luogo comune, è una realtà innegabile che stranamente spesso non è sentita o vista come problema, anche quando di fatto, vedi appunto le feste Natalizie, esplode in occasione di celebrazioni che per natura loro richiamano fortemente ed esattamente ben altre realtà.

Non è il caso né la sede per soffermarci su ciò che è evidente in un contesto semplicemente cristiano: il Cristo venuto direttamente e divinamente a rivelare oltrechè il primato di Dio, quello della persona, di ogni uomo sulle cose, preso a pretesto per “celebrare” (è la parola giusta!), invece l’opposto. Il primato delle cose, dell’abbondanza materiale, con ostentazioni sfacciate, sprechi incalcolabili, frutto spesso di vere giuste ingiustizie sociali, di fronte a tante povertà, non solo lontane da 3° e 4° mondo, ma pure vicinissime, soprattutto la quasi totale dimenticanza della condivisione fraterna, conseguenza obbligata dell’Incarnazione di Cristo nella umanità, in effetti gridano vendetta al cospetto di Dio. Ma a questo proposito dobbiamo essere chiari ed onesti. Il fatto che la cosiddetta società opulenta tipica dei nostri paesi occidentali (ahimè quasi tutti sedicenti cristiani!) retta da un economia squisitamente liberista, basata sul neo-capitalismo selvaggio, ci offra un modello di vita prettamente materialista, non deve stupirci più di tanto, perché tutto questo è perfettamente logico stanti le premesse. La controprova la troviamo nello slogan lanciato pubblicamente senza alcuna remora: consumare per produrre. Infatti chi non consuma e molto e sempre di più, non conta; interi popoli, una larga fetta dell’umanità, è cancellata del tutto dai progetti e bilanci mondiali, a livello ufficiale, perché non produce e non consuma. Ci deve invece stupire e preoccupare seriamente se mai il dato di fatto che troppi cristiani, in una certa misura quasi tutti noi compresi,, abbiano assimilato tranquillamente questa mentalità e di conseguenza adottato questo comportamento “mondano”, anche nel celebrare le festività più significative delle fede cristiana. Per tornare all’esempio da cui siamo partiti – Natale da vip - è fin troppo facile constatare che questo modello decisamente poco consono ad una celebrazione di Gesù che nasce povero a Betlemme, non è assunto e vissuto solo da non credenti o non praticanti, ma pure da molti che poi canteranno felici e contenti: “Tu scendi dalle stelle e vieni in una grotta al freddo ed al gelo”, senza problemi.

2. “LE PARROCCHIE RIDOTTE A VETRINE?”. E’ assai semplice, anzi quasi obbligato il passaggio dalla prima riflessione, sul versante mondano, alla seconda su quello più specifico ecclesiale. Come le nostre comunità preparano, celebrano e vivono l’evento Natalizio? Una risposta precisa e completa è difficile, poiché, non dimentichiamolo mai, la fede autentica è sempre una realtà profonda e interiore, per cui occorre ricordare innanzitutto che molti, specialmente la gente semplice ed umile, vive le feste cristiane in modo vero e fruttuoso, ascoltando la Parola di Dio, nella preghiera, nella grazia dei Sacramenti dell’Eucarestia e della Riconciliazione, con la carità genuina spirituale e materiale verso i fratelli più poveri. Quanti piccoli e grandi gesti di bontà soprattutto quelli nascosti, nei giorni del Natale. E’ bene però richiamare e rivedere i modi con i quali la comunità cristiana, per noi praticamente le nostre parrocchie, di fatto aiuta o meno i suoi fedeli a celebrare e vivere in pienezza di fede, di gioia, di amore questo grande evento del suo Signore Gesù che si fa vivo e presente per tutti, in particolare per i piccoli e gli ultimi. Certo molte parrocchie si danno da fare, iniziando per tempo. Molte iniziative vengono già proposte nell’Avvento, e poi nella Novena tradizionale; si prepara bene curando molto il canto la ormai affermatissima Messa di Mezzanotte (se si riuscisse a porre eguale impegno per ottenere altrettanta partecipazione alla Veglia Pasquale, che non gode invece di molta simpatia!); si sollecitano ed anche si organizzano opere di carità. In parecchi casi poi si cerca di rendere più al vivo la Natività, attivando rappresentazioni di vario tipo. Chi non ha assistito e con gioia, alla recita classica della nascita di Gesù, fatta dai bambini della scuola materna? La loro genuinità e spontaneità non possono che commuovere un po’ tutti e giustamente, senza dimenticare l’alto valore educativo cristiano che resterà per sempre nella loro vita. Così ancora in altri casi di vere celebrazioni preparatorie alla liturgia, con testi esclusivamente biblici e canti adeguati. Si devono però registrare non poche volte delle iniziative, promosse dalle parrocchie s’intende, perché di questo stiamo parlando, che lasciano per lo meno perplessi e a ragione rimandano alla domanda iniziale: “parrocchie ridotte a vetrine?”. Ci riferiamo allo spazio e soprattutto alla preminenza data ad attività non propriamente specifiche del compito primario, anzi alla ragion d’essere delle parrocchie stesse. Se infatti ci si chiedesse un po’ brutalmente ma efficacemente: che ci stanno a fare queste nostre care, antiche o recenti comunità istituzionali, quelle che al di là di ogni novità aggregativa che periodicamente sembra affermarsi come polo alternativo per la vita ecclesiale, continuano a rappresentare il primo e vero volto della Chiesa in quanto madre che tutti accoglie sul territorio senza alcuna distinzione di primogeniture varie, ma solo come in un’unica e grande famiglia, la risposta non potrebbe che essere ben precisa e chiara: generare ed educare permanentemente alla fede i suoi figli, offrendo non semplicemente un luogo in cui si possano ritrovare persone affini per gusti e stili anche spirituali, ma i grandi doni di Dio affidati alla Chiesa: dalla Parola ai Sacramenti, il tutto nelle comunione fraterna concreta vissuta all’interno con chi c’è, cosi come è, ma aperta per la missione verso tutti coloro che guardano “come si amano” i discepoli del Cristo che è venuto e viene, dando perciò priorità assoluta alla formazione con relativi mezzi necessari.

Ci hanno richiamato questo compito essenziale i Vescovi italiani nella Nota pastorale

“Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”: “una parrocchia dal volto missionario deve assumere la scelta coraggiosa di servire la fede delle persone in tutti i momenti ed i luoghi in cui si esprime” (n 9). Proprio avendo presente la vera missione della parrocchia non pare fuori posto od inutile interrogarsi se possano essere effettivamente di aiuto per una celebrazione Natalizia come evento di fede, non poche iniziative tipo certi presepi viventi che pur non tralasciando del tutto il racconto evangelico, indulgono troppo ad aspetti di vita interessanti ma attinenti più al folklore, o ad usi e costumi storici, come rassegne di antichi mestieri o addirittura la reclamizzazione di prodotti locali, attività peraltro giustamente promosse dalle Pro-Loco. Così pure viene da dubitare se sia positivo sempre al fine di aiutare ad accogliere il mistero del Natale, l’ospitare in chiesa, sempre da parte delle parrocchie rappresentazioni scolastiche che sostanzialmente interpretano in chiave natalizia buonismi di maniera od anche contenuti religiosi generici vaghi, nei quali non compare per nulla la persona storica di Gesù; così ancora se è lecito, perché qui andiamo su un terreno minato, è proprio sicuro che introdurre tranquillamente nei contesti catechistici-oratoriali tipici parrocchiali, il famoso Babbo Natale, aiuti i bambini e ragazzi ad accostarsi alla vera storia di Gesù? Si potrebbe continuare ma non è il caso. L’importante è, se possibile, invitare le parrocchie a verificare umilmente se, pur senza cattiva volontà effettivamente non corrano il rischio di ridursi o comunque di sembrare vetrine di cose belle ma che possono occultare l’essenziale, come amava dire un illustre cardinale a proposito delle tante e celebrate iniziative per il Giubileo 2000: “attenti a non dimenticarci del festeggiato!”.

Natale sì, ma Natale di chi ? Resta tuttora la domanda sempre attuale e la risposta tocca a noi credenti, Pastori e fedeli, personalmente e comunitariamente. E’ una grande e grave responsabilità tutta nostra, offrire una precisa testimonianza al mondo che forse inconsciamente attende Cristo Salvatore di tutti. In questo caso, se noi non siamo trasparenti e coerenti, certamente non possiamo darne la colpa ad altri.

+Sebastiano Dho, vescovo di Alba

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