30 dic 2007

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sono una testimonianza valida quale catechismo cattolico


Comunismo, nazismo, guerre etniche: nuovi tiranni contro Cristo
Intervista a don Marco Gnavi, Segretario della Commissione "Nuovi Martiri

Roma (Fides) - Sono almeno 12mila i nuovi martiri del XX secolo documentati con un lavoro che ha richiesto 5 anni. "Dalla loro esperienza sorge soprattutto un invito all'unità e a vivere con audacia le virtù cristiane" ha detto a Fides don Marco Gnavi, il Segretario della Commissione "Nuovi Martiri" che dal 1995 lavora alla raccolta e catalogazione delle testimonianze. La Commissione, emanazione del Comitato Centrale per il Giubileo del 2000, è presieduta da Mons. Michel Hrynchyshyn, esarca degli ucraini di rito bizantino di Francia. Al suo fianco, in questi anni, don Gnavi ha seguito e organizzato il lavoro quotidiano di ricerca. Questo è il testo dell'intervista

Da cosa è nata questa ricerca?
Le premesse di questo sforzo vanno rintracciate nella volontà di Giovanni Paolo II. Il Papa, nella Tertio Millennio Adveniente (n. 37) scriveva: "Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della grande causa di Dio. Per quanto è possibile non devono andare perdute nella Chiesa le loro testimonianze". Il Papa è stato testimone delle vicende legate al totalitarismo nazista, a quello comunista, ha vissuto da vicino l'esperienza della Shoa e la sofferenza del popolo polacco. Da tutto questo è nata l'intuizione di Giovanni Paolo II che il martirio dei cristiani del '900 è una testimonianza eloquente ed efficace nel crocevia della storia in cui il male sembrava aver espugnato il bene. E' una eredità che il Papa chiede con insistenza di raccogliere. Per questo ha chiesto a mons. Hrynchyshyn, a me e agli altri membri della commissione di ricercare materiale sul fenomeno della persecuzione religiosa nei cinque continenti e lungo tutto il XX secolo.

Chi sono i "Nuovi Martiri"?
Il termine "Nuovi Martiri" indica soprattutto la dimensione nuova del martirio nel XX secolo. L'accento non va tanto sui singoli quanto sulle generazioni di cristiani che hanno sofferto la persecuzione. Chiese intere e gruppi di fedeli hanno sofferto a motivo della loro fedeltà a Cristo, al Vangelo e alla Chiesa, in contesti dove, prima di uccidere il corpo, si è cercato di uccidere l'anima. In questo XX secolo si è cercato di eliminare le residue capacità di resistenza al male, la voglia di riconciliazione e pace.

Come ha lavorato la Commissione in questi anni?
Abbiamo raccolto informazioni su oltre 12mila nuovi martiri, utilizzando i canali delle Conferenze episcopali e delle Congregazioni religiose. Abbiamo ricostruito una geografia della testimonianza e del dolore. C'erano luoghi inesplorati dove sono stati perpetrati crimini contro la fede e la vita cristiana: santuari e chiese deturpate e sfigurate, hanno racchiuso le tracce di una resistenza offerta da uomini disarmati. Le testimonianze sui 12mila "nuovi martiri" sono giunte da almeno 80 paesi, in 15 lingue diverse. Sono state tradotte, informatizzate e analizzate.

Considera concluso il lavoro?
No. Siamo ad una prima ricognizione della memoria. Il risultato incoraggiante è che si tratta di una prima finestra aperta su un fenomeno molto significativo. Ma in termini relativi 12mila storie sono poche. Se pensiamo solo all'Unione Sovietica si calcola che i cristiani abbiano avuto più di un milione di morti, e di molti non sappiamo neanche i nomi. C'è una disomogeneità nei dati pervenuti che è un invito a continuare a studiare il fenomeno. Questa prima ricognizione è un inizio e non può considerarsi esaustiva, tanto più che i cristiani continuano a morire.

Può illustrare questa geografia del dolore?
Nella ricerca c'è una preponderanza dell'esperienza europea che corrisponde da una parte al peso storico delle persecuzioni comunista e nazista, e dall'altra, alle capacità strutturali delle chiese, che in Europa sono più attrezzate per trasmettere la memoria. Sono arrivate molte testimonianze anche dall'Asia: in Cina il martirio è stato senza soluzione di continuità dall'inizio del secolo fino ai tempi recenti. Poi ci sono grandi capitoli legati a persecuzioni religiose come quella contro gli armeni, i casi del Vietnam, della Cambogia e del Laos. Anche per l'Africa abbiamo raccolto molto materiale sull'inizio del secolo, con le penetrazioni missionarie. Ma ci sono anche i martiri della decolonizzazione africana, e quelli legati alla deriva genocidaria successiva al 1989, quando missionari hanno scelto di vivere altre logiche contrapposte all'etnocentrismo, e sono morti predicando la riconciliazione. Dall'America latina, invece, abbiamo ricevuto poco materiale.

Quali caratteristiche l'hanno impressionata nelle vicende prese in esame?
Una delle più rilevanti è che i nuovi martiri sono uomini e donne disarmati di fronte a sconvolgimenti epocali, di violenza inaudita. Sono persone che si presentavano nude davanti a un tiranno che non era più - come nelle prime generazioni cristiane - una persona fisica, ma un sistema inumano. Inoltre i cristiani nel XX secolo hanno sofferto spesso insieme, pur provenendo da confessioni diverse. Nei gulag sovietici soffrivano insieme evangelici, cattolici, ortodossi. Il Papa ha insistito spesso sul martirio come fattore di unità.

Emerge qualche novità sull'antropologia cristiana del martirio?
Nel XX secolo il martire è un cristiano insieme ad altri cristiani, disarmato, vittima di sistemi enormemente più grandi di lui. Inoltre ci sono dei segni di novità che vanno accolti, pur non essendo in questione la terminologia classica del martirio. Pensiamo alla testimonianza delle Piccole Sorelle di Bergamo morte in Zaire per il virus Ebola: non sono state assassinate, ma indubbiamente sono testimoni di un amore consapevole fino alla morte. Erano coscienti di ciò a cui andavano incontro scegliendo di rimanere a curare i loro malati affetti da un virus letale e molto contagioso. La difesa della vita personale per loro non valeva più dell'amore. Questo è un messaggio forte.

Quale messaggio emerge dalle testimonianze di questi "nuovi martiri"?
Il martire del XX secolo è un testimone dell'amore, della carità e del vangelo. La sua è sempre una scelta per la vita, non per la morte. Le scelte ordinarie sono rese straordinarie dalle condizioni eccezionali di esposizione al rischio della vita. La carità vissuta da missionari e laici in condizioni ordinarie, in situazioni diverse diviene pericolosa e porta anche all'esito della morte. Il messaggio dei "nuovi martiri" è la traduzione in termini contemporanei ed efficaci delle beatitudini. Laici e religiosi, uomini e donne appartenenti a Chiese diverse dicono che vale la pena resistere al male con scelte quotidiane d'amore e carità, di riconciliazione e fedeltà al vangelo. Da questi testimoni della fede viene un invito pressante ad una maggiore audacia evangelica, anche al di là delle diverse appartenenze confessionali. L'invito all'unità è suggellato dall'offerta della propria vita, che è anche un invito a non vivere timidamente l'esercizio delle virtù cristiane. (5/5/2000)

da agenzia FIDES

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