08 dic 2007

Movimenti laicali : attenti al senso ecclesiale !

Santo Padre Giovanni Paolo II

breve passo antologico di un discorso

Non posso tuttavia non attirare l’attenzione delle aggregazioni dei laici su alcuni pericoli, che potrebbero compromettere il senso ecclesiale.

C’è infatti il pericolo di un certo autocompiacimento, da parte di chi assolutizza la propria esperienza, favorendo in tal modo da una parte una lettura in chiave riduttiva del messaggio cristiano e dall’altra il rifiuto di un sano pluralismo di forme associative. Altro pericolo potrebbe essere nello straniamento dalla vita pastorale delle Chiese locali e dei pastori, privilegiando il rapporto con la sola associazione e i suoi dirigenti.

Questi pericoli possono essere superati se le aggregazioni di laici vivono nella piena comunione ecclesiale col vescovo “principio visibile e fondamento dell’unità della Chiesa particolare” (Lumen Gentium, 22). Non c’è comunione ecclesiale senza comunione con il vescovo; egli infatti consente la verifica quotidiana della comunione nella fede alle aggregazioni, stimolandole a un confronto costante con la realtà storica, confermandole e raccogliendole nell’unità, creando spazi sempre nuovi per una comunicazione autentica e sincera.

4. Di fronte a fenomeni così vasti e complessi desidero incoraggiare il vostro impegno generoso e la vostra intelligente ricerca specialmente per quanto riguarda il tema del laicato, che, alla luce della Lumen Gentium e della Apostolicam Actuositatem del Concilio Vaticano II, è attualmente interessato a un significativo approfondimento teologico e pastorale.

Mi pare che debba essere approfondita la rilevanza ecclesiale dei laici che, in quanto pietre vive della Chiesa, non sono solo oggetto delle sue cure pastorali, ma sono soggetti attraverso i quali opera la stessa forza salvifica e la stessa speranza messianica del Signore risorto. Anche i laici quindi edificano la Chiesa e contribuiscono al suo storico servizio al regno di Dio.

Dall’altra parte la feconda unità fra ministero della Chiesa e figura ecclesiale del laico ci porta a pensare alla comunione e alla missione concretizzate attorno ai carismi e ai ministeri, in modo da superare la contrapposizione tra vivere nella comunità e vivere nella storia. L’inserimento in Cristo, a seconda del dono ricevuto, porta frutto all’interno della vita pastorale, familiare, economica e sociale, in modo che sia edificata la Chiesa nella ricchezza dei doni dello Spirito.

A questo proposito rimangono sempre fondamentali per la vita spirituale personale e comunitaria le parole programmatiche dette da Gesù agli apostoli nell’ultima Cena: “Non chiedo (o Padre) che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché anch’essi siano consacrati nella verità. Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola” (Gv 17, 15-20). Sono parole di un’estrema serietà, che danno luce e conforto: Gesù ha pregato anche per quanti avrebbero creduto alla parola degli apostoli, al messaggio della Chiesa. Dovete rimanere nel mondo; dovete amare questo mondo, ma per salvarlo! E l’unico modo per realizzare tale salvezza è la “consacrazione” alla verità.

La prima e fondamentale preoccupazione di ogni associazione di laici è l’unità nella verità, e perciò il vostro impegno deve essere la conoscenza metodica e profonda delle verità della dottrina cristiana, senza dubbi, senza incertezze, senza confusioni, alla luce della rivelazione di Cristo e del magistero perenne della Chiesa.

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO NAZIONALE PER LA
PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO DELLA CEI
Giovedì, 30 agosto 1984

Vedi nel sito web della Santa Sede tutto il discorso completo

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