07 dic 2007

La Lezione di Comunione e Liberazione

amarelachiesa.blog vi propone un breve estratto da un Quaderno di CL 2007 sull'incontro internazionale dei Responsabili del Movimento di CL, come al solito potete scaricare l'intero Quaderno interessantissimo al sito Ufficiale di C L.
Questo Movimento cattolico, nulla togliendo a tutti gli altri, è veramente esemplare e merita uno sguardo più da vicino.

Amici,

cioè testimoni

Assemblea Internazionale Responsabili

di Comunione e Liberazione

La Thuile, 25-29 agosto 2007

Intervento. Come faccio a sapere che mi sto sostituendo alla

libertà di qualcuno?

Carrón. Tu sai che stai sostituendoti alla libertà di qualcuno

quando vedi che l’altro non cresce, non viene fuori. Come un padre

e una madre possono vedere se si stanno sostituendo ai figli? Lo

vedono dal fatto che i figli sono sempre più rattrappiti, sempre più

impauriti nell’impatto col reale, con sempre meno iniziativa; ciò

vuole dire che la loro presenza non è in grado di generare la libertà,

di ridestare la persona. Io vedo che mi sostituisco agli altri per

il tipo di soggetto che si genera. Mentre quando le persone crescono,

quando vengono fuori come “io”, hanno sempre più voglia

di entrare in combattimento, di partecipare all’avventura del vivere,

quando c’è qualcuno che si sostituisce, tutti ritornano al “convento”.

Possiamo fare Gs, per esempio, cercando di ridestare le persone

in modo che entrino nel reale oppure creando l’oasi o il

fortino in mezzo agli indiani. Dobbiamo decidere se correre

l’avventura dell’educare o semplicemente soddisfare l’esigenza di

avere un gruppetto di soldatini intorno: la seconda cosa non ha

nessun interesse, neanche come sfida per noi, l’altra sì. Educare è

tutta un’avventura.

Intervento. Se il senso religioso è un dato che ci troviamo addosso,

perché abbiamo bisogno di una educazione a esso?

Intervento. Anche altra gente vive naturalmente, in modo naturale,

l’accettazione della realtà come un dato. In che cosa diventa

determinante e utile la Chiesa?

Carrón. È la stessa domanda, detta in due modi. Il senso religioso

è un dato che ci troviamo addosso, ridestato costantemente dal

reale. Perciò è vero che si può sollevare la domanda: allora perché

occorre una “educazione”? È una questione in cui don Giussani ci

ha accompagnato e che ha chiarito, perché questo dato che ci troviamo

addosso non è semplicemente qualcosa che spontanea-

mente mente permane nella sua apertura originale. Lo vediamo nella

curiosità dei bambini, in quella apertura totale dei bambini, che in

loro è spontanea; nel tempo, negli adulti, pian piano decade. È un

dato, certo, ma se non è costantemente educato, decade, proprio

per quello che dicevamo prima. Vale a dire, senza un rapporto con

il reale che ci ridesti costantemente, la nostra esigenza di significato,

di totalità, di soddisfazione, viene meno. Conosciamo, infatti,

tanta gente scettica, a cui interessano ogni volta di meno le cose.

Per questo abbiamo sempre bisogno di una educazione: la spontaneità

non basta.

Questa educazione è la missione della Chiesa. Essa è necessaria

perché, senza la sollecitazione costante di un luogo preciso - la

Chiesa -, il senso religioso umano decade permanentemente in idolatria,

cioè si chiude affermando qualcosa di particolare come significato

totale. Il senso religioso naturale è apertura alla totalità, ma

per mantenere questa apertura originale occorre una presenza che

costantemente ci riapra la ferita della totalità. Per questo era necessario

Cristo. Senza Cristo, l’uomo finisce per affermare come Mistero

un particolare, poiché non è possibile tenere per molto tempo

la posizione vertiginosa dell’uomo religioso.

Ma questo non riguarda soltanto l’uomo religioso naturale,

riguarda anche noi: se non fossimo costantemente ridestati da una

presenza, anche “dopo Cristo”, soccomberemmo all’idolatria

come tutti, con il nome di Cristo, con il nome della Chiesa, o senza

il nome di Cristo, senza il nome della Chiesa. L’uomo non può fare

a meno di affermare “qualcosa” come significato ultimo di sé e del

reale, e se non è costantemente ridestato, finisce sempre per affermare

un particolare (è la dinamica dell’“idolo”). Che cosa ci impedisce

di decadere, di soccombere a questa dinamica? Guardiamo

alla storia recente: dove sono finiti tutti quei gruppi degli anni ’60-

’70 che avevano, almeno apparentemente, questo senso religioso

naturale? Nel tempo tutti si sono seduti sulla poltrona del potere,

affermando un particolare (l’“idolo”). Perché noi, invece, siamo

qui? Soltanto per un fattore del reale: si chiama don Giussani.

Senza una presenza storica, reale, noi saremmo come tutti. Questo

lo riconoscono anche gli altri. Se non fossimo sorretti costantemente

da una presenza reale, noi soccomberemmo alla stessa

dinamica degli altri. Domandiamo dunque allo Spirito che continui

a tenere vivo tra di noi il carisma che ci ha affascinati: è l’unica

possibilità per noi di non soccombere, altrimenti la data di scadenza

è prossima.

Tracce AMICI, CIOÈ TESTIMONI ASSEMBLEA INTERNAZIONALE RESPONSABIL estrazione delle pagg. 65-66-67

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