02 dic 2007

IMMACOLATA CONCEZIONE

... Anche se il dogma dell’Immacolata Concezione - la solennità più alta e più preziosa di Colei che dei Santi è chiamata Regina - fu proclamata soltanto nel 1854, la storia della devozione di Maria Immacolata - la Madre del nostro Signore Gesù Cristo, Maria tutta santa, immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura - è molto più antica. Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del dogma, che però, come sempre, non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione. Già celebrata dal sec. XI, questa solennità si inserisce nel contesto dell’Avvento-Natale, congiungendo l’attesa messianica e il ritorno glorioso di Cristo con l’ammirata memoria della Madre.

Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi la Medaglia miracolosa, con l’immagine dell’Immacolata, cioè della "concepita senza peccato". Questa medaglia suscitò un’intensa devozione, e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani. Così, l’8 dicembre 1854, Pio IX proclamava la "donna vestita di sole" esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata. Fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il dogma dell’Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti...

Dal sito di korazym.org - articolo del 2004 sui 150 anni della promulgazione del Dogma dell’Immacolata concezione, ove troverete importanti approfondimenti

PROVINCIA ITALIANA DELLA CONGREGAZIONE DEI FIGLI DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

Vedi nel sito Ufficiale www.cfic.it

Spunti di riflessione

Il segreto della grandezza spirituale di Maria Immacolata è nel suo farsi discepola, serva della Parola. Il Concilio Vaticano II insegna che ella accolse nel cuore, ossia con la fede e con l'amore, la Parola di Dio che poi in lei divenne carne, l'unica carne della Madre e del Figlio. La risposta di Maria all'annuncio dell'angelo che le proponeva la divina maternità, è una risposta cosciente, libera, meritoria, salvifica perché è una risposta continua. Inizia nell'adolescenza, quando impara a studiare e a meditare la Parola e si compie al termine del suo pellegrinaggio terreno. Gesù ci dice che questo aspetto della vita di sua Madre, l'Immacolata figlia di Sion, tutti lo possiamo e lo dobbiamo imitare: “Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica”, “Chi accoglie la mia parola e la mette in pratica è mio fratello, mia sorella e mia madre”

La lode alla madre, per rivolgere un complimento entusiastico a una persona, è un modo popolare presente in varie culture, soprattutto mediterranee. L'esclamazione di una donna, la cui voce si alza in mezzo alla folla, esprimeva il sentimento comune di questa. Per il suo insegnamento e la sua azione Gesù era apprezzato dalla gente comune, per la quale il riferimento alla madre di un uomo di valore era spontaneo. Possiamo vedere in questo testo di Luca l'ammirazione che nella Chiesa post-apostolica veniva nutrita per la Madre di Gesù, della quale il terzo evangelista aveva tracciato una fisionomia nei primi due capitoli. Riconosciuto in Gesù il Messia Salvatore, il Figlio di Dio venuto nella condizione umana, era logico che i fedeli pensassero a colei che lo aveva generato e lo aveva nutrito. Gesù però approfitta di quella beatitudine riferita a sua Madre per correggere la valutazione che un credente è portato a dare in proposito. Egli non rifiuta né sottovaluta la propria relazione filiale con la Madre, con ciò che comporta di dipendenza biologica e di intimità personale, ma invita a considerare come prevalente il rapporto che con lui ha qualsiasi suo discepolo che «ascolta la parola di Dio e l'osserva».

Già in un precedente episodio, quando Madre e fratelli lo vanno a trovare durante la sua attività missionaria, a chi gli annunciava la loro presenza risponde: «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

La comunità di salvezza che Gesù costituisce non è fondata sui legami parentali di sangue o su appartenenze etniche; l'unica condizione per intessere rapporti familiari con lui, e quindi entrare in comunione intima con la sua persona, è quella di essere ascoltatori e realizzatori della parola di Dio, da lui annunciata e da lui seguita, sino alle estreme conseguenze. Possiamo ritenere che con questi rimandi, in due differenti situazioni, Gesù voglia condurre i suoi discepoli ad avere una
corretta "immagine" di Maria, sua Madre. Egli vuole che in lei si apprezzi soprattutto la sua condizione di discepola.

Scrive don Giacomo Alberione, uno dei più grandi apostoli della Parola di Dio nel nostro secolo: “Questa beatitudine è aperta a tutti, può conseguirsi da tutti e cioè: compiere quello che Dio vuole... Imitare Maria nel meditare la Parola di Dio, nel farla propria, nel ricavarne buoni frutti, nel vivere praticando la Parola di Dio”. La SS. Vergine, nel raccoglimento, nel dolce silenzio, sapeva raccogliere ogni parola che usciva dalle divine labbra del suo figliuolo Gesù e gelosamente le conservava nel suo cuore.

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