31 dic 2007


Il papa, la guerra contro le famiglie e la pace nel mondo


di Bernardo Cervellera


Una politica a favore della famiglia serve alla pace universale, in Cina come in Italia. Il riferimento a Dio non è fonte di guerre religiose, ma la base della convivenza mondiale.

Roma (AsiaNews) - Il Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata della Pace 2008, su tema “Famiglia umana, comunità di pace” brilla come un fulmine nel cielo sereno della nostra indifferenza. Nel nostro mondo segnato dall’individualismo e dal materialismo, chi si preoccupa che le famiglie, quelle nate dal “matrimonio fra un uomo e una donna”, siano il luogo che “educa alla pace”? La pressione delle “coppie di fatto”, delle unioni omosessuali, dei diritti individuali affermati fino alla morte dell’altro, rende esile e indifeso l’istituto familiare. E quale Stato nel mondo, con le sue pianificazioni economiche a largo raggio, non ostacola “direttamente o indirettamente” “l’accoglienza responsabile” di nuovi figli, o il diritto dei genitori ad essere i primi responsabili dell’educazione della prole?

Fra i tanti Paesi, pensiamo subito alla Cina, alle violenti politiche di controllo sulla popolazione e alla proibizione dell’educazione religiosa per i figli fino al 18mo anno di età. Tutte queste politiche sono “un oggettivo impedimento alla pace” e perciò preparano alla guerra. A Pechino, sempre più si accorgono che la politica del figlio unico crea violenza. Secondo il China Daily, nei due terzi dei 4 milioni di reati denunciati ogni anno sono coinvolti minori e i criminali minorili sono cresciuti dai 33mila del 1988 agli 80mila di quest’anno. Gli esperti cinesi spiegano che “l’insufficienza dell’istruzione scolastica e la rottura delle famiglie”, dovuta ai divorzi e alle migrazioni verso le città, spingono i giovani criminali ad associarsi in vere e proprie bande, commettendo anche nuovi tipi di reati.

Nella lista dei Paesi che fanno guerra alla famiglia dovremmo anche aggiungere molto mondo occidentale, fra cui l’Italia, dove abbondano le sperimentazioni abortive con la pillola Ru486; dove la tassazione per le coppie con figli è molto più pesante che per i singles; dove una madre che vuole anche lavorare non trova asili-nido, dove la parità fra scuole libere e scuola di stato è di là da venire.

In pratica il papa suggerisce di preoccuparsi del bene delle famiglie, dell’educazione, della sanità, dei figli non come un semplice servizio d’emergenza sociale, ma come un impegno a tutto campo per la pace universale.

Con il suo Messaggio Benedetto XVI smaschera i proclami dei governi che osannano la pace e il dialogo negli incontri internazionali e si dimenticano di fare qualche passo a favore delle famiglie nelle loro società.

Non che il papa dimentichi l’orizzonte mondiale, i conflitti in Africa, il terrorismo in Medio Oriente, l’escalation nucleare: egli dice però che per risolvere questi problemi bisogna guardare il mondo come una famiglia, “una casa comune”. Per questo, insieme e prima della lotta agli armamenti, viene la condivisione delle risorse energetiche, una cura dell’ambiente per creare uno sviluppo sostenibile, l’attenzione ai poveri, “esclusi in molti casi dalla destinazione universale dei beni del creato”.

Perché questo avvenga c’è bisogno di una conversione: riconoscere in Dio “la sorgente originaria della propria, come dell'altrui, esistenza. È risalendo a questo supremo Principio che può essere percepito il valore incondizionato di ogni essere umano, e possono essere poste così le premesse per l'edificazione di un'umanità pacificata. Senza questo Fondamento trascendente, la società è solo un'aggregazione di vicini, non una comunità di fratelli e sorelle, chiamati a formare una grande famiglia” (n. 6).

Nel mondo che vive un’accelerata globalizzazione economica e una lenta globalizzazione della solidarietà, si pensa che le religioni siano la causa di tutte le guerre. Benedetto XVI, invece, pensa che il riferimento a Dio sia la radice della pace; che la norma morale – basata sulla legge naturale oggettiva – debba ispirare le leggi mondiali. Senza di questo, a parole, il mondo si prepara a “un regno dell’uomo”, onnipotente e senza Dio, ma che rischia invece di trasformarsi nella ‘fine perversa’ di tutte le cose (cfr. Spe Salvi, n. 23)”.

11-12-2007 dal sito di ASIANews

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