27 dic 2007

amarelachiesa.blog vi offre un brano antologico attualissimo sugli abusi nei sacramenti, potete leggere per intero questa intervista sul sito di 30giorni.it - avvisare le coscienze cattoliche che i sacramenti sono per la salvezza dell'anima è un'urgenza necessaria ad accostarci ad essi nei modi e nelle forme corrette!

I delitti più gravi riservati alla Congregazione per la dottrina della fede
A difesa della santità dei sacramenti

Intervista con monsignor Tarcisio Bertone, segretario dell’ex Sant’Uffizio, sui delicta graviora in forte aumento soprattutto in questi ultimi decenni: «Certamente si è registrato un aumento. Che non riguarda, come sembrerebbero suggerire i mass media, solo i casi di pedofilia, ma anche quelli relativi ai delitti contro la penitenza e l’eucaristia»

di Gianni Cardinale

«La tutela della santità dei sacramenti, soprattutto della santissima eucaristia e della penitenza, come pure il rispetto dell’osservanza del sesto comandamento del Decalogo da parte dei fedeli scelti per vocazione dal Signore, richiedono che, per procurare la salvezza delle anime, “che deve essere nella Chiesa legge suprema” (Codice di diritto canonico, can. 1752), la Chiesa stessa intervenga con la propria sollecitudine pastorale al fine di prevenire i pericoli di violazione».
Inizia con queste parole il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela firmato da Giovanni Paolo II il 30 aprile dello scorso anno e pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis, datati 5 novembre 2001 ma diffusi a gennaio. Il documento pontificio dà delle indicazioni «per definire più dettagliatamente sia i delitti più gravi (delicta graviora) commessi contro la morale e nella celebrazione dei sacramenti, per i quali la competenza rimane esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede, sia anche le Norme processuali speciali per dichiarare o infliggere le sanzioni canoniche». In pratica si tratta di un motu proprio di promulgazione delle «Norme circa i delitti più gravi riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, distinte in due parti: la prima contiene le Norme sostanziali, e la seconda le Norme processuali». Queste Norme comunque non si trovano nel suddetto fascicolo degli Acta Apostolicae Sedis, che però pubblica una Lettera dell’ex Sant’Uffizio ai vescovi di tutto il mondo, datata 18 maggio 2001, in cui esse vengono annunciate e sintetizzate.
Questa documentazione, dicevamo, è diventata pubblica all’inizio di quest’anno. Già a dicembre comunque alcuni mass media statunitensi (l’agenzia Catholic News Service e il settimanale National Catholic Reporter) ne avevano dato notizia, focalizzando soprattutto l’attenzione su uno in particolare di questi delicta graviora (cfr. box per l’elenco completo): la pedofilia.
Sull’argomento, 30Giorni ha posto alcune domande a monsignor Tarcisio Bertone, 67 anni, salesiano, arcivescovo emerito di Vercelli, dal ’95 segretario della Congregazione per la dottrina della fede.

Eccellenza, perché questo motu proprio pontificio e questa Lettera della vostra Congregazione sui delicta graviora?
TARCISIO BERTONE: Bisogna ricordare che la Congregazione in questi anni ha riveduto un po’ tutte le normative sul suo modus procedendi nei vari settori. Per esempio, nei problemi della tutela della dottrina cattolica, nell’esame dei libri, nell’esame delle posizioni teologiche meno conformi o difformi dal patrimonio della fede cattolica; ha pubblicato la ratio agendi in doctrinarum examine, poi ha rielaborato la normativa sullo scioglimento del matrimonio in favore fidei, quindi tutta la prassi della sezione matrimoniale. Per quanto riguarda i delicta graviora noi eravamo fermi a delle norme riordinate e pubblicate nel 1962 attorno al crimen sollicitationis ad turpia, riguardanti tutta l’area degli abusi sessuali e in modo speciale quelli connessi con la celebrazione del sacramento della penitenza. In questi anni c’è stato quindi un progetto di revisione di tutta questa normativa, prescindendo dalla questione della pedofilia e dall’accresciuta sensibilità dell’opinione pubblica attorno a questo problema. Nella revisione della normativa sui delicta graviora, il nostro lavoro ha avuto come oggetto di attenzione particolare la tutela della santità dei sacramenti e della missione tipica del ministro ordinato, tanto è vero che il motu proprio inizia con le parole Sacramentorum sanctitatis tutela.
La nuova normativa riguarda innanzitutto due sacramenti...
BERTONE: Sì, quello della penitenza, che è il sacramento che personalizza di più l’incontro salvifico di Dio, attraverso il ministro ordinato, con i fedeli; il sacramento che forse ha avuto più problemi nella storia della Chiesa, sia nella sua evoluzione come pure nei tradimenti della sua celebrazione. E poi il sacramento dell’eucaristia, con la perdita di fede nella celebrazione eucaristica che facilita comportamenti delittuosi in senso canonico, quali la profanazione delle specie eucaristiche, i riti satanici come le cosiddette “messe nere”, e le concelebrazioni fra ministri ordinati e ministri che non hanno una vera e valida ordinazione né la valida eucaristia, e perciò ciò che concerne la cosiddetta intercomunione.

L’emanazione di queste Norme vuol dire che i casi di questi delicta graviora sono aumentati negli ultimi decenni?
BERTONE: Certamente si è registrato un aumento. Che non riguarda, come sembrerebbero suggerire i mass media, solo i casi di pedofilia, ma anche quelli relativi ai delitti contro la penitenza e l’eucaristia. Questo ha comportato anche un aumento di carico di lavoro degli uffici della nostra Congregazione che funge da Tribunale ecclesiastico.
Tra le finalità di queste Norme sui delicta graviora c’è anche quella di sollecitare le diocesi ad occuparsi tempestivamente di tali delitti?
BERTONE: Senza dubbio. C’era soprattutto nel passato – ma a volte c’è ancora oggi – il rischio di una trascuratezza, di una minore attenzione alla gravità del problema da parte delle diocesi. Poi c’è anche la necessità di un maggiore raccordo tra Chiese locali e il centro della Chiesa universale, di un maggior coordinamento, di un atteggiamento che sia omogeneo da parte delle Chiese locali pur rispettando la diversità delle situazioni e delle persone.
E l’elemento garantista che pure è presente in questo documento?
BERTONE: Nella normativa c’è anche un elemento, diciamo così, garantista. Serve ad allontanare i pericoli che vinca una cultura del sospetto. Nella normativa si prevede un vero, regolare processo per accertare i fatti, per confermare le prove della colpevolezza davanti ad un tribunale. Certamente si insiste sulla rapidità del processo. Ma si insiste anche sulle indagini previe che permettono di prendere dei provvedimenti cautelativi che impediscano all’individuo sospettato di recare ulteriori danni.
articolo apparso nel numero di febbraio 2002
leggi per intero sul sito 30giorni.it

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