07 dic 2007

amarelachiesa.blog vi segnala un prezioso articolo di riflessione sui Movimenti nella Chiesa. Ricordiamo che pseudo-movimenti che si definiscono cattolici aleggiano intorno a parrocchie e sacerdoti forse troppo ingenui, gioverà ricordare alcune importanti accorgimenti.
Leggete l'intero articolo-intervista su zenit.org.

Benedetto XVI e i movimenti ecclesiali

Intervista al prof. don Arturo Cattaneo

VENEZIA, lunedì, 7 maggio 2007 (nel web zenit.org).- Don Arturo Cattaneo, professore ordinario presso l’Istituto di Diritto Canonico di Venezia, fra i maggiori esperti degli aspetti ecclesiologici dei nuovi movimenti, ha pubblicato in questi giorni il libro “La varietà dei carismi nella Chiesa una e cattolica” (Edizioni San Paolo, 11 €, 176 pagg.).

Per questo aspetto Ratzinger rimandava alle riflessioni da lei svolte in uno studio sui movimenti. Ci può spiegare di che si tratta?

Don Cattaneo: Si tratta di tener presente la cattolicità quale caratteristica essenziale anche di ogni Chiesa locale. Proprio in virtù di tale caratteristica, l’unità nella Chiesa è pluriforme.

La cattolicità non è però solo un dono che la Chiesa ha ricevuto da Cristo, ma è anche un compito. Essa dev’essere infatti continuamente attuata ed il vescovo ha una particolare responsabilità al riguardo.
Ciò significa promuovere una unità che non sia uniformità ma pluriformità. Si aprono così fecondi orizzonti per l’integrazione nella Chiesa locale dei vari carismi e realtà ecclesiali.
Di ogni Chiesa locale si dovrebbe infatti poter dire che «parla tutte le lingue, comprende e abbraccia nella sua carità tutte le lingue, superando così la dispersione babelica» (AG 4); che raggiunge penetra e assume le diversità umane «nella pienezza cattolica» (AG 6)»; che «assume tutte le capacità, le risorse e le consuetudini di vita dei popoli, nella misura in cui sono buone, e assumendole le purifica, le consolida e le eleva […]; tende efficacemente e perpetuamente a ricapitolare tutta l’umanità e i suoi beni sotto il Cristo capo, nell’unità del suo Spirito» (LG 13). Realizzare sempre di nuovo e più pienamente la «cattolicità» costituisce perciò una missione che – come ha osservato Giovanni Paolo II – «è strettamente legata alla capacità della comunità cristiana di fare spazio a tutti i doni dello Spirito. L’unità della Chiesa non è uniformità, ma integrazione organica delle legittime diversità» (Lettera apostolica Novo Millennio ineunte – 2001 –, n. 46).

E che raccomandazioni ha fatto Ratzinger ai movimenti?

Don Cattaneo: Sempre in quella relazione, ha messo in guardia dal «rischio di unilateralità che porta a esagerare il mandato specifico che ha origine in un dato periodo o in forza di un particolare carisma».
Ha menzionato il pericolo di «assolutizzare il proprio movimento, identificandolo con la Chiesa stessa e intendendolo come la via per tutti, mentre di fatto questa unica via può farsi conoscere in modi diversi».

Egli ha inoltre osservato che a volte nelle Chiese locali «l’irrompere del nuovo viene avvertito come perturbativo, tanto più se accompagnato, come non di rado avviene, da debolezze, infantilismi e erronee assolutizzazioni di ogni sorta».
Di conseguenza egli ha poi esortato le due parti (movimenti e Chiese locali) «a lasciarsi educare dallo Spirito Santo e anche dall’autorità ecclesiastica, ad apprendere una dimenticanza di sé senza la quale non è possibile il consenso interiore alla molteplicità delle forme che può assumere la fede vissuta. Le due parti devono imparare l’una dall’altra a lasciarsi purificare, a sopportarsi e a trovare la via che conduce a quei comportamenti di cui parla nell’inno alla carità Paolo (cfr. 1 Cor 13,4-7). Ai movimenti, quindi, va rivolto un monito: anche se nel loro cammino hanno trovato e partecipano ad altri la totalità della fede, essi sono un dono fatto alla Chiesa nella sua totalità, e alle esigenze di questa totalità devono sottomettersi, per restare fedeli a ciò che è loro essenziale».

Giustamente Ratzinger richiama l’esigenza della cattolicità – la cui etimologia è «secondo il tutto» – anche per i movimenti. Il loro servizio ed il loro inserimento nelle Chiese locali richiede infatti anche da parte loro la consapevolezza della cattolicità che caratterizza ogni Chiesa locale.

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