11 nov 2007

PAKISTAN Chiesa prega per rapido ripristino della democrazia, dice mons. Saldhana



LAHORE, 6 nov ’07 - La Chiesa del Pa
kistan è molto preoccupata dall’evolversi della situazione del Paese dopo l’imposizione dello stato di emergenza e “prega per una rapido ripristino della democrazia e della libertà civili”. Lo ha dichiarato il presidente della Conferenza episcopale mons. Lawrence Saldanha, in un’intervista all’agenzia Cns. “Se questa malaugurata situazione persiste – ha detto l’arcivescovo di Lahore - porterà a ulteriori proteste, agitazioni e violenze”. A preoccupare in particolare i vescovi pakistani è il modo in cui il governo Musharraf ha di fatto abolito l’indipendenza del potere giudiziario e la soppressione dell’informazione indipendente. “L’unica via di uscita dall’attuale crisi - è quindi la conclusione di mons. Saldanha - è la tenuta di elezioni libere e giuste”. Intanto prosegue la repressione nei confronti dei manifestanti per la democrazia, scesi anche oggi in piazza in tutto il Paese per protestare contro lo stato di emergenza. Centinaia gli arresti di avvocati, deputati ed attivisti per i diritti umani. I soldati dell’esercito pakistano hanno anche arrestato uno dei membri della Commissione episcopale Giustizia e Pace, Irfan Barkat.
(Cns – ZENGARINI) da Radio Vaticana

"In Pakistan l'estremismo danneggia sia i cristiani che gli islamici moderati", sostiene monsignor Joseph Coutts, Vescovo di Faisalabad, la seconda città del Punjab dopo Lahore, la capitale della regione.
“I pericoli per i cristiani, pertanto, non provengono dallo stato ma dall’estremismo islamico. Dopo l’11 settembre l’intolleranza nei nostri confronti è andata crescendo – ha spiegato – . Mai prima di allora le chiese erano state oggetto degli attacchi dei gruppi fondamentalisti”.

Inoltre – ha raccontato il presule, che ha ammesso di essere stato più volte minacciato di morte”.

AMERICA/STATI UNITI - I diritti umani di migranti e rifugiati vengano tutelati adeguatamente e la loro dignità umana venga rispettata: intervento dell’Osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu

Washington (Agenzia Fides) - “Siamo turbati dalle dolorose condizioni di quanti fuggono a causa di lunghi conflitti nella Repubblica Democratica del Congo, nel Ciad, nel Darfur, in Afghanistan e in numerose altre regioni, fra le quali il Medio Oriente che si evidenzia con i suoi molti problemi. In particolare, la Santa Sede desidera ancora una volta richiamare l'attenzione della comunità internazionale sulle sofferenze dei rifugiati iracheni e delle persone sfollate che fuggono da attacchi indiscriminati, da atti violenti e settari basati su convinzioni politiche e religiose e sull'affiliazione di specifici gruppi sociali. Negli ultimi anni questa è stata la più rapida e massiccia migrazione”. Sono le parole dell’Osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu, l’Arcivescovo Celestino Migliore, intervenuto l’8 novembre dinanzi al terzo comitato della 62ª sessione dell'Assemblea Generale, in riferimento al rapporto dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).
“La Santa Sede esprime profondo apprezzamento all'UNHCR per tutti i suoi sforzi volti ad assistere 32,9 milioni di persone affidati alla sua protezione quest'anno - ha sottolineato l’Arcivescovo -. Di fronte alla fatica e al pessimismo striscianti che appaiono qua e là in seno alla comunità internazionale nell'area dell'aiuto umanitario, questa sembra l'occasione appropriata per ricordare che l'UNCHR è uno strumento essenziale con cui gli Stati e la comunità internazionale nella loro totalità onorano l'impegno di proteggere quanti lasciano le loro case per vari motivi. Tuttavia, tale responsabilità non può essere addossata soltanto all'Ufficio dell'Alto Commissario. Piuttosto, gli Stati interessati hanno il dovere di proteggere quelle persone e di sostenerle con una salda volontà politica e adeguate risorse finanziarie”.
L’Osservatore permanente della Santa Sede ha quindi sottolineato che “le sfide sono numerose, complesse e scoraggianti”. Ogni giorno migranti e rifugiati tentano di attraversare i confini in cerca di sicurezza e di migliori condizioni di vita, e molti di loro perdono la vita in tali tentativi. “Ci troviamo di fronte a masse di persone in cammino per varie cause e con varie motivazioni: persone cacciate dalle loro case da conflitti armati e persecuzioni, persone in fuga dall'estrema povertà, persone costrette a migrare a causa del degrado ambientale e di disastri naturali”. Mons. Migliore ha poi sottolineato l’urgenza di “uno sforzo internazionale con l'intento di cercare una maggiore chiarezza negli strumenti legali di tutela a disposizione o, se necessario, di crearne di nuovi” e ha ribadito che la dignità e i diritti umani di sfollati o migranti non documentati, “non possono essere violati o ignorati. Il loro diritto alla vita, all'incolumità personale, alla libertà di coscienza e di religione, alla non discriminazione, in particolare dei più vulnerabili come i bambini, va anteposto a qualsiasi considerazione di carattere legale o politico”.
Le enormi sfide umanitarie che oggi si presentano, possono essere affrontate solo attraverso una fattiva collaborazione fra Stati, organizzazioni internazionali, organizzazioni non governative e società civile, ha concluso l’Arcivescovo Migliore. “Questa collaborazione, condotta nella fiducia e nella solidarietà reciproche, può veramente dare risposte concrete e coerenti al grido di aiuto di quanti hanno bisogno di protezione internazionale”. (S.L.) Agenzia Fides www.fides.org

VITTIMA DEI MOSTRI DI MAOMETTO

ASIA/PACIFICO

INDONESIA 18 aprile 2007

Due anni fa, tre militanti islamici assalirono un gruppetto di ragazze cristiane che stavano tornando a casa da scuola: tre di loro furono decapitate. Le loro teste furono messe in sacchi di plastica e buttate nei campi insieme con un messaggio: "Abbiamo bisogno ancora di altre 100 teste. Sangue per sangue, vita per vita, testa per testa".

Nel gruppetto delle malcapitate c'era pure Noviana Malewa. Sfregiata in faccia ed al collo, la ragazza riuscì a scappare ed a porsi in salvo. Due anni dopo, nonostante gli interventi estetici, sul volto è ancora evidente il segno di quell'orrenda aggressione. (vedi FOTO)

Il mese scorso i tre militanti islamici sono stati condannati da un tribunale indonesiano a 20 e 14 anni di detenzione: pene chiaramente molto miti per un triplice omicidio. Niente di sorprendente! E' la giustizia islamica: nello stesso paese, da due anni marciscono in carcere tre donne cristiane, tutt'e tre madri di famiglia, ree solo di avere accolto bambini musulmani ad una festa della scuola domenicale.

da Asia News


Noi stiamo con PAPARATZINGER.blog


paparatzinger-blograffaella.blogspot.com

Per contatti

Blog antologico - cattolico

Questo Blog e' un prodotto amatoriale e non editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001. Se qualcuno riconoscesse proprio materiale con copyright e non volesse vederlo pubblicato sul Blog, non ha che da darne avviso e sara' immediatamente eliminato. Si sottolinea inoltre che cio' che e' pubblicato sul Blog e' a scopo di approfondimento, di studio e non di lucro.

Art. 21 della Costituzione Italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".

Per qualsiasi suggerimento e collaborazione scrivete.

mail penitente@alice.it