12 nov 2007

CRISTIANI PERSEGUITATI NEI PAESI ASIATICI

NON DEVONO PIU’ ESISTERE “VOCI NEL SILENZIO”

SCORRI IL TESTO: contiene una intervista importante!

Le notizie si susseguono in questi giorni: il Pakistan è in fermento, Benazir Bhutto può scendere in piazza e nelle strade di Islamabad, lei è leader del Partito del Popolo Pakistano. Musharraf intanto promette prossime elezioni politiche ed ha esautorato l’ex presidente della Corte suprema Chaudary, di fatto agli arresti domiciliari.

Intanto Bush cerca una soluzione diplomatica per l’Iran sulla questione nucleare ed a quella per il Pakistan in stato di emergenza.

Nelle stesse ore ai confini del Pakistan, in Nuristan regione dell’Afganistan, i talebani hanno ucciso con una imboscata sei militari Nato e tre soldati governativi.

Un’area incandescente, dove terrorismo, interessi politici nazionali e internazionali si scontrano su di un terreno ampiamente musulmano e con fortissimi gruppi estremisti che non smentiscono la loro ferocia accanendosi contro tutti coloro che non aderiscono fanaticamente alla loro religione, esponendo i cristiani di quei luoghi a ripetuti crimini.

Quello che in tutta questa faccenda risalta meno è il quotidiano battersi di pochi uomini e donne cristiane contro una grandissima maggioranza di musulmani che in vari modi e forme angaria intere famiglie, distrugge, brucia, tortura e non raramente uccide, e tutto questo senza la concreta possibilità di una protezione legale da parte delle autorità.

E se del vescovo mons. John Joseph, martire del Pakistan, barbaramente assassinato non ostante le autorità diano una versione “diplomatica”, che è stato descritto e viene attualmente ricordato quale “una voce potente nel silenzio”, questo continuo martirio di tanti nostri fratelli cristiani in tante areee del mondo specialmente quello orientale ed asiatico, si può definire “un martirio potente nel silenzio”, nella indifferenza più o meno acuta della nostra Nazione, di una Europa che ha voluto recidere le radici cristiane nel nome del nulla imperante che nulla ha da offrire.

Chi era il vescovo mons. John Joseph

Mons. John Joseph, il primo pakistano consacrato vescovo nel 1981, vescovo di Faisalabad, 66 anni, presidente della Commissione Giustizia e Pace del Pakistan, è stato ucciso il 6 maggio 1998 per protesta contro l'infame legge sulla bestemmia in vigore nel suo paese; è stato sepolto il 10 dello stesso mese, dopo un servizio religioso ecumenico, al canto di "il suo sangue non sarà inutile!". La sua tomba è ai piedi della Madonna , presso la grotta a lei dedicata di fronte alla cattedrale. Tra le oltre 50.000 persone presenti c'erano anche mons. Armando Trindade, presidente della Conferenza Episcopale pakistana, arrivato direttamente da Roma dove stava partecipando ai lavori del Sinodo speciale per l'Asia, e i capi dei maggiori gruppi cristiani presenti nel paese. La bara era stata trasportata in processione da Khushpur, villaggio natale di mons. Joseph, a circa 50 chilometri a Sud di Faisalabad, dopo una solenne messa funebre presieduta dal Nunzio Apostolico, mons. Renzo Fratini. All’epoca anche il Presidente d’America Clinton scrisse al governo pakistano affinché togliesse questa legge incivile.

LA LEGGE DELLA BLASFEMIA

La legge sulla blasfemia è stata introdotta in Pakistana nel 1986 e commina la morte per coloro che sono accusati di offesa al profeta Maometto. La legge viene però abusata per eliminare nemici o requisire proprietà degli accusati. Dal 1986 al 2004 sono stati notificati più di 4 mila casi di blasfemia. Di questi 560 persone sono state realmente accusate, altre 30 sono in attesa di giudizio. Ma intanto decine di cristiani sono stati uccisi per aver diffamato l'islam. Molto spesso estremisti islamici cercano di uccidere l'accusato per fanatismo religioso, prima di processarlo.

L'articolo 295/C del Codice Penale Pakistano, aggiunto nel 1986 durante il regime del generale Zia Ul-Haq, dice: "Chiunque a parole, sia pronunciate che scritte, o attraverso rappresentazioni visibili, qualunque imputazione, allusione o insinuazione, diretta o indiretta, profana il nome del santo Profeta Maometto (la pace sia con lui) sarà punito con la morte o assoggettato a multa".

Un esempio. Un parlamentare cristiano legge un passo della Bibbia in cui si dice che Cristo è Figlio d Dio; ciò, secondo l'islam, è una bestemmia; se un musulmano mette in ridicolo tale affermazione con l'intenzione di insultare il cristiano, il massimo della pena cui è soggetto, in base all'articolo 298, è un anno di prigione. Ma se il cristiano risponde criticando l'ingiunzione del Corano contro l'affermazione della Bibbia che Cristo è Figlio di Dio, viene probabilmente condannato a morte, nonostante si tratti della risposta a una provocazione e senza la minima intenzione di bestemmiare.

"I cristiani sono veramente spaventati dalla legge sulla bestemmia. Chiunque può essere incastrato a causa di essa. La stessa leggeha creato la "psicosi della paura" tra i cristiani del paese, che sono solo l'1,5 per cento dei 140 milioni di pakistani. Alcuni musulmani vorrebbero abbracciare il cristianesimo, ma questa draconiana legge diventa per loro un deterrente. "Se per caso qualche musulmano si fa cristiano, lo dobbiamo tenere segreto a causa della legge sulla bestemmia”

Ashma Jahangir, presidente della Commissione per i Diritti Umani del Pakistan (HRCP), alla cerimonia funebre di Khushpur ha definito mons. Joseph "un martire dei diritti umani". Il rapporto della stessa Commissione per il 1997 affermava che la maggior parte dei casi di bestemmia sono indotti di proposito contro appartenenti alle minoranze per risolvere questioni di terreni o altre forme di discordia.

Ancora oggi la tortura è il mezzo più usato in Pakistan per estorcere confessioni. Chiese distrutte e famiglie cristiane ridotte alla fame e sottoposte a torture dai fondamentalisti islamici. Nelle carceri pakistane sono rinchiusi migliaia di bambini. Vedi www.ahrchk.net il sito ufficiale della Asian Human Right Commission.

Per approfondire l’argomento leggere nel web dal sito www.asianews.it dove troverete tantissimi articoli che potranno rendervi chiarezza maggiore sul significato di estremismo islamico nel Pakistan ed in tante altre Nazioni.


LA TESTIMONIANZA per il blog amarelachiesa

nella foto da sinitra i due nipoti del vescovo martire di Faisalabad mons. John Joseph: Joseph Philip, don James Joseph George Martin e don Isaac Paul, pakistani - foto FVE FotoStudio

UN RIFUGIATO PERSEGUITATO E DUE SACERDOTI PAKISTANI CI PARLANO DELLA SITUAZIONE ATTUALE NEL LORO PAESE

La toccante testimonianza dei nipoti del vescovo mons. John Joseph primo vescovo di nazionalità pakistana, ucciso dal fanatismo islamico!

Di Umberto Battini

Avevo concordato solo il giorno prima questa chiacchierata-intervista con Joseph ed eravamo rimasti d’accordo che lui sarebbe venuto a casa mia al pomeriggio alle 17, gli ho chiesto se ricordasse dove abitassi e mi ha rassicurato che sì, lo sapeva.

Al telefono gli dico chi sono, temendo che da buon tempo che non ci si sentiva non mi riconoscesse, e lui con sorpresa dice “Certo, come no, sì sì, so chi sei, sei Umberto”, lo dice con il suo solito modo gentile, tranquillo e in un italiano un po’ stentato: dopo tanti anni Joseph a sentirlo parlare sembra uno di quelli che è in Italia da pochi mesi, ma poi scoprirò il perché del suo italiano non ancora perfetto. Joseph comunque ispira proprio quella tranquillità che hanno tutti gli asiatici, ricordo bene che anche nei momenti più tristi del suo arrivo qui in Italia, fuggitivo da un mondo che lo voleva morto, serbava sempre un certo “aplomb” non certo caratteristico di noi europei.

Insomma al pomeriggio fatidico lo richiamo alle 17 in punto e lui dall’altra parte mi risponde “Arrivo più tardi, alle 19, ci sono anche due padri (lui chiama così i sacerdoti n.d.r.) del Pakistan, li porto anche loro con me!” Al che io, contentissimo di questa fortunata occasione, lo invito al più presto di venire a casa mia per l’intervista e che avrei esteso anche a loro le domande che avevo in serbo per lui. E così è stato.

Poco prima delle 19 suona il campanello, Joseph ed i due sacerdoti salgono da me. Dopo i saluti convenevoli ci si accomoda, preparo il registratore, i fogli con le domande, alcuni articoli con notizie in argomento, e offro loro del the.
Ho imparato da Joseph che l’asiatico predilige proprio tantissimo l’offerta di questa bevanda, al pari nostro del caffè o ancor più di un buon bicchiere di rosso.

E comincio con le domande, io e Joseph ai due lati estremi del tavolo faccia a faccia, i due sacerdoti seduti accanto dalla stessa parte.

Le mie domande saranno rivolte a Joseph Philip fuggito dal Pakistan a causa di minacce di morte, nipote acquisito del vescovo martire pakistano, a don James Joseph George Martin nipote del vescovo Joseph ed a don Isaac Paul. Tutti ormai risiedono in Italia, per maggior riservatezza verso di loro mi sono astenuto dal rivelare la residenza e i luoghi ove svolgono il proprio ministero sacerdotale.

L’incontro si è svolto mercoledì 7 novembre.

Nel frattempo il generale Musharraf ha detto: “Abbiamo bisogno di tutti i poteri per combattere il terrorismo, l’Occidente non capisce il Pakistan”, vedremo, intanto prendiamo spunto da questi eventi per mantenere vivo un sentimento cristiano di solidarietà che possa diventare veramente una voce forte e potente assolutamente non nel silenzio!

Allora Joseph come stai? Come sta la tua famiglia?

Joseph I miei figli sono cresciuti, stanno bene qui. Mia moglie ha avuto dei problemi di salute ma comunque si è ripresa, ha dei disturbi cronici ma tutto sommato va bene.

Tu sei stato un perseguitato perché era attivamente impegnato in campo cattolico e sei dovuto fuggire.

Joseph Si, ho dovuto lasciare la mia terra perché ero minacciato di morte molto seriamente e la vita economicamente mi era resa molto difficile, come cristiano impegnato ero veramente molto vessato.

In Italia come ti trovi?

Joseph Bene. Qui la vita è sicura, non ho più nessuna paura degli estremisti islamici, qui sono tranquillo non solo per me ma per la mia famiglia, nessuno vuole più farmi del male; certo economicamente la vita in Europa, qui in Italia è molto dura, ma comunque riesco a vivere bene. Non ho più il problema di sentirmi ricercato dagli estremisti.

Joseph, se dovessi tornare in Pakistan, nel tuo paese, rischieresti ancora la vita?

Joseph Si, la rischierei.

Don James Sai il pericolo è se sei una persona ‘attiva’, cristianamente attiva ed allora sei sicuramente in pericolo. Nella mia diocesi abbiamo avuto problemi, gli estremisti islamici hanno bruciato tutto il paese, hanno incendiato tutte le case, e abbiamo avuto una grande paura per le nostre vite.
Questo riescono a fare gli estremisti islamici a noi cristiani, piccola minoranza e la protezione dalle autorità è quasi nulla.

La mia città Multan è viva ed antica, pensa che qui è passato Alessandro Magno.

Joseph Comunque è difficile dimentica la mia terra, quei luoghi in cui sono nato e cresciuto.

Don James Vedi, qui in Italia, in Europa in generale, nelle nostre città dove viviamo oggi, non credo che questa cosa della persecuzione musulmana ai cristiani nelle altre parti del mondo sia molto sentita, anzi.
Quelli che possono comprendere sono i missionari che sono stati in Pakistan, loro possono capire. La genti qui fa fatica a capire dal di dentro il dramma, la povertà e la persecuzione di persone che chiedono solo di vivere secondo le regole cristiane.

Pensate che se foste rimasti in Pakistan vi avrebbero ucciso?

Joseph Sì!

Don James Sì. Già ti ho detto di quando hanno bruciato il paese, lì abbiamo rischiato la vita, siamo dovuti scappare per un po’ dal paese, abbiamo rischiato con tanti altri proprio di essere uccisi dagli estremisti. E questo perché siamo cristiani ‘attivi’, impegnati in iniziative di solidarietà concreta di aiuto per tutti, siano o no cristiani.
Noi eravamo impegnati per la difesa dei diritti umani con le organizzazioni che anche qui conoscete. Se sei ‘attivo’ rischi la vita! E il fanatismo islamico è molto potente e senza controllo.

Joseph vorrei chiederti di tuo zio, il vescovo John Joseph. Tu hai sempre sostenuto che sia stato assassinato, anche se le autorità pakistane invece asserirono che fu un suicidio, in effetti cosa molto dubbia da credere.

Joseph Il dubbio c’è sempre.
Però quando è successo il fatto là davanti al tribunale non c’era nessuno, poi c’era buio, e molto buio e l’autista era lontano. In quel tempo l’estremismo era molto forte, era al culmine, non riuscivano a controllarlo.
Ripeto: là davanti al tribunale non c’era nessuno! Era un periodo molto brutto, non c’era molta difesa legale, gli estremisti potevano fare quello che volevano!
Ne hanno approfittato. Io ho il dubbio che gli estremisti hanno approfittato di quella occasione, del buio e del fatto che il vescovo era solo.
Sull’estremismo islamico di quelle zone anche voi qui ne sentite parlare spesso, di questi che vengono dalle montagne e si fanno esplodere, con decine di morti, anche recentemente. Come sai loro si uccidono facendosi esplodere perché credono che in questo modo si guadagnano il paradiso.

Ripeto: io ho il dubbio che qualcuno lo abbia ucciso!

E tu, don James cosa ricordi?

Don James Purtroppo io ero a Roma.

Parlando con mio padre e sapendo le cose che mio zio il vescovo Joseph ha fatto prima della sua morte, cioè lotta alle ingiustizie, aiuto a tutti i poveri senza distinzione e la sua lotta per far attenuare le pene della legge islamica della Blasfemia che colpiva in modo crudelissimo soprattutto i cristiani e tutti i moderati, rimane il dubbio che possa essere stato ucciso.
Ci sono le lettere che ha scritto a mio padre, mio zio diceva che voleva fare qualcosa di grande per fermare questa rabbia musulmana contro i cristiani.

Quindi tu don James non escludi nessuna ipotesi.

Don James Lui si batteva moltissimo per far cambiare la legge della Blasfemia, contro le torture e quant’altro andava contro la dignità della persona. Da 17 anni mio zio mons. Joseph si dava da fare per i cristiani e si batteva con le autorità per far migliorare le leggi e proteggere i tantissimi poveri.

Joseph Prima di essere ucciso diceva sempre che era ormai il momento che qualcuno facesse qualcosa, la situazione degli integralisti era ormai inaccettabile.
Il vescovo Joseph diceva che il battersi per ottenere dei miglioramenti per la situazione dei cristiani e di tutto il popolo pakistano povero, era un obbligo cristiano.

Il vescovo Joseph si batteva molto contro tutte le ingiustizie legali ed illegali del Pakistan. Nel 2008 ricorrono i 10 anni dalla morte, intendete fare qualcosa a livello pubblico?

Don James Ogni anno da allora a Faisalabad c’è un grande commemorazione il 5 di maggio, è una giornata particolare vissuta con molta intensità soprattutto da noi cristiani. Sono stato due o tre volte alla commemorazione del 5 maggio, che è organizzata da mio fratello maggiore che vive là e sta facendo molto per i cristiani ed i poveri in genere.

Ho letto che vostro zio è preso quale esempio di martire cristiano per tutta l’Asia del Sud.

Cosa potete dirmi di questo?

Joseph Mio zio ha fatto un grande lavoro e tanti sacrifici, quale vescovo sentiva la responsabilità di Pastore e Apostolo con dei compiti ben precisi. Era conosciuto non solo in Pakistan per il suo continuo battersi per i diritti del popolo, era ormai un esempio anche fuori dalla sua terra.

Don James Andava dagli emarginati, dai lebbrosi, si batteva anche contro il potere politico per far cambiare delle leggi ingiuste contrarie a diritti comuni a tutti gli esseri umani. E aiutava ogni persona senza distinzione, da buon Pastore cristiano, anche perché la maggior parte degli oppressi e dei poveri erano musulmani. Ma questo non piaceva agli integralisti, che potevano quasi senza nessun impedimento delle autorità fare delle persecuzioni durissime a chi non la pensava come loro.

All’epoca dei fatti dal Vaticano, intendo dagli uffici preposti, ci fu interessamento?

Don James Purtroppo no, ma non per colpa. Tutta questa faccenda non è stata una cosa conosciuta per quello che veramente è, e sebbene mio zio vescovo fosse Presidente della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale del Pakistan, non si è mai capito fino in fondo il valore del suo sacrificio. Mio zio ha parlato contro l’estremismo quando nessuno osava farlo. E’ stato un esempio di giustizia e pace.
Tempo fa ho scritto un articolo per un importante quotidiano inglese e ho ribadito proprio questo fatto: se non si conosce la cultura e gli avvenimenti pakistani, la persecuzione vissuta ogni giorno dai cristiani per mano degli integralisti che non hanno pietà nemmeno dei bambini, voi da qui non potete credere ad altro che il vescovo Joseph abbia fatto solo una pazzia, mentre c’è tutta una vita che testimonia del suo battersi, delle minacce di morte che ha sempre ricevuto, questo l’ho scritto.

Anche l’attuale vescovo di Islamabad mons. Joseph Coutts dice che vostro zio si è sempre offerto contro la persecuzione del suo popolo, rimanendo sempre fedele al suo impegno e lo ha definito come “una pietra miliare per noi, uno stimolo nel cammino della giustizia e della pace”.

Anche il vescovo attuale è stato più volte, anche di recente, minacciato di morte. Lo conoscete?

Joseph Certo, è il nostro vescovo.

Don James Era mio rettore in seminario.

Joseph Lui sta proseguendo il cammino di mio zio, e anche lui sta rischiando la vita perché segue la strada già preparata dal sacrificio del suo predecessore.

Cosa vorreste chiedere alla Chiesa di Roma?

Don James Quello che già hai detto tu stesso cioè che si valorizzino questi sacrifici! Da questi atti di sacrificio si può dare coraggio al popolo pakistano ma anche a tutti i cristiani nei Paesi circostanti dove non se la passano bene. Mi ripeto: purtroppo qui le cose sono conosciute poco e quindi la persecuzione che stiamo vivendo non è recepita con il giusto metro dal mondo occidentale, europeo, sono cose che paiono lontane.

Joseph Ogni giorno, ogni giorno in Pakistan la cosa è grave per i poveri e per i cristiani, anzi in questi anni è peggiorata.
Quando è arrivato il generale Musharraf ha per un po’ fermato gli estremisti musulmani, tutto sommato lui vorrebbe cambiare qualcosa, anche la legge sulla Blasfemia vorrebbe renderla meno dura, anche se certamente non è un alleato dei poveri.
Gli estremisti islamici hanno bruciato scuole e chiese cristiane, non vogliono attenuare assolutamente la legge della Blasfemia, e così i non musulmani sono sempre in grave pericolo per ogni azione che fanno.

E le conversioni forzate?

Joseph Esiste anche la conversione forzata, fatta appunto con la forza. Diciamo che mettono la pistola alla tua testa e ti fanno abiurare dal cristianesimo e ti fanno musulmano: o accetti l’islam o ti ammazzano subito!

Don James L’ultima volta che sono andato in Pakistan, al mio paese c’era il funerale di un ragazzo che era stato ucciso perché non aveva accettato la conversione forzata all’islamismo, l’hanno ucciso piantandogli un cacciavite nel corpo, ricordo che gli fecero ben ventuno buchi nel corpo. (a tal proposito, ma non solo, vedere l’articolo sul web di Asia News n.d.r.)

Don Isaac Quel ragazzo cristiano non ha accettato la conversione forzata e l’hanno ucciso. Questo fanno i fondamentalisti islamici ai cristiani.

Hanno detto e scritto che il vescovo Joseph era “una potente voce nel silenzio”. Questo fa riflettere.

Della situazione attuale del Pakistan cosa pensate, visto i recenti accadimenti?

Don James Il mio desiderio è che si possano avere più scuole, più cultura; la speranza è nella cultura portata a tutti i bambini, al popolo. La gente se verrà istruita e aiutata a ragionare potrà capire e quindi potrà essere più benevola. Ma sono cosciente che ci vorrà tempo, insomma l’unica strada è portare scuole, ospedali e cultura, bisogna vincere la povertà. E’ una regola per ogni parte del mondo.

Vi sentite lontani dalla vostra Patria? Vi manca?

Don James Si! Lasciare la propria terra, il nostro Paese, il nostro popolo è stato triste e ci manca.

Joseph Certo, ci manca. Là abbiamo i parenti, i genitori, gli amici, insomma le nostre famiglie sono là!

I vostri parenti, le vostre famiglie che sono ancora nel Pakistan sono perseguitate a causa vostra?

Don James No. Noi in un certo senso siamo stati dimenticati. La persecuzione là dipende dal fatto se sei un cristiano che si dà da fare o meno. Ad esempio mio fratello sta lavorando a dei progetti importanti con le organizzazioni per i Diritti Umani e lui sta rischiando la vita ogni giorno, e ogni giorno rischia l’imputazione per Blasfemia. Gli integralisti islamici sono potenti e sono moltissimi e fanno di tutto per combattere chi fa opere buone verso la popolazione povera e soprattutto se chi fa del bene è cristiano.

Joseph torneresti nella tua Patria?

Joseph No, sarebbe ormai una vita troppo dura e povera, l’economia per noi cristiani è ancora più povera. Poi, io penso che quel mondo non cambierà, sarà ancora molto, molto difficile per noi cristiani. Credo che ci vorranno ancora cento anni e anche di più per vedere un cambiamento.
(Joseph mostra un tono molto amareggiato n.d.r.)
Siamo dovuti scappare per poter vivere in pace, senza guerra. Ma il popolo ha bisogno di aiuto, come ha detto padre James tanti bambini non vanno a scuola, sono costretti per povertà ad andare a lavorare, per paghe miserevoli, non è giusto, questo deve cambiare.

Da quanti anni sei in Italia?

Joseph Sono qui da 13 anni. (ricordo bene quando incontrai Joseph la prima volta n.d.r.)

E non parli ancora bene l’italiano, anzi sembra che hai peggiorato. (Ridiamo tutti con gusto)

Joseph E’ perché in famiglia parlo urdu, la mia lingua.

Vorrei chiedere una vostra opinione su Bush, la Bhutto e gli eventi attuali.

Don James Noi siamo burattini nelle mani dell’America, questo mi sembra molto chiaro.

Joseph Il Pakistan è un po’ la strada, direi la porta per immettersi in tutto quel mondo che è vicino: la Russia, l’India, la Cina, insomma tutti i grandi. L’America ha interesse a tenere stretto il Pakistan perché da lì arriva prima in Cina. Bush prima era andato in Afghanistan adesso in Corea, l’America adesso vuole punire tutti gli estremisti e sta giocando una partita, ma 20 anni fa ha dato le armi all’Afghanistan.
Dentro a tutto questo movimento dell’America c’è olio (petrolio n.d.r.) e gli stati quali India, Cina e Russia che hanno la bomba atomica.

Della Bhutto cosa mi dite?

Don Isaac Lei ha parlato molto, è già stata due volte a capo della nazione, purtroppo non è cambiato niente.

Don James Lei è venuta con il velo! Fateci caso. La parte che sostiene la Bhutto ha fatto propaganda mostrando una foto con Musharraf tra due cani, che per l’islam sono simbolo di impurità, per dare il messaggio che Musharraf non è un buon islamico, mentre la Bhutto con il velo si vuole presentare come una islamista pura.

Joseph Lei è solo una dei giocatori di questa partita, la Bhutto è sotto l’influenza di Bush, è lui che tira le fila.

Qui da noi, in Italia e in Europa, si parla speso di islam e cristianesimo e del dialogo, voi che idea vi siete fatti?

Don James Quando è venuto qui in Italia il mio vescovo mons. Coutts, che ha preso il posto di mio zio ucciso, ha detto che qui in Italia l’idea del dialogo è una idea romantica.
Qui vivete una idea romantica della persecuzione e la riducete al fatto che possa risolversi col dialogo. Ma qui non la vivete quella realtà. E il dialogo religioso gli estremisti, ma anche buona parte dell’islam, non lo vogliono, non ci vogliono.

Ripeto: avete una idea troppo romantica del dialogo, solo i missionari che vivono là possono testimoniarvi e spiegarvi bene questo, altrimenti del dialogo restano solo delle belle parole dette da lontano.
E purtroppo devo dire che non c’è riscontro e neanche molto aiuto, solo parole, cioè ci dite “noi siamo con voi” ma alla fine ognuno si deve arrangiare.

Del terrorismo e di Bin Laden che pensate?

Don James Una favola creata dagli Stati Uniti, nel senso che è tutto un gioco che fanno loro, hanno creato questa situazione. Non può succedere una cosa come l’11 settembre, penso che l’abbiano lasciata portare a termine per poter poi manovrare a loro piacere il mondo.

Joseph Come ha detto padre James Bin Laden è stato “creato” dall’America. In Pakistan quando decenni fa l’America si serviva di Bin Laden per la faccenda dell’Afghanistan, c’erano molti campi di addestramento. I mujaiddin sono arrivati da tutto il mondo.

Il 5 novembre scorso, lunedì, il Re d’Arabia, musulmano per la prima volta nella storia è andato in visita al Papa Benedetto XVI, come vedete questo evento?

Don Isaac Secondo me è stata una cosa molto bella!

Joseph Ma anche strana!

Che effetto vi ha fatto vedere un musulmano Arabo che conta che va a stringere la mano al Papa nel cuore della cristianità?

Don James Può essere qualcosa di brutto! Speriamo di no! (Lo dice sorridendo n.d.r.)

Don Isaac Il Papa apre una porta nuova per la pace, ma forse c’è sotto qualcosa d’altro.

Don James Conoscendo i musulmani a me viene comunque un dubbio.

Joseph La mia esperienza mi dice che il musulmano non è affidabile. (è molto capibile l’opinione che esprime visto la persecuzione che ha personalmente vissuto n.d.r.) Se dico queste cose, qua davanti a voi, è perché bisogna dirle, con franchezza!

Bisogna guardarsi dal musulmano; magari ti dicono che sei loro grande amico, ma quando se ne tornano ai loro paesi tra i loro amici, parleranno male di te. E così penso di questa visita al Santo Padre!

Per esempio oggi al lavoro mentre attaccavo due manifesti, sono passati due arabi con i tappeti e han detto qualcosa in arabo ma io non ho capito e gli ho detto ‘buongiorno’ ‘ciao’ e loro hanno risposto con “salam’alayk” (il saluto musulmano n.d.r.); e loro mi hanno detto che sono musulmani e che si saluta con “salam’alayk” e non con ‘buongiorno’ che è un saluto degli occidentali infedeli.
Guarda che mentalità hanno, da queste piccole cose puoi capire come il musulmano vive tra di noi, capisci come è difficile il dialogo e la loro mentalità?

Don James Speriamo che l’Italia non debba pagare questo fatto della immigrazione senza nessun controllo, che anche se è una buona cosa l’accoglienza, va fatta però con criterio. Accogliere così è un rischio.

Dalla vostra esperienza cosa dovremmo imparare?

Don James Che c’è da aprire la mente, che bisogna aiutare tutti ma nei modi e nelle forme giuste. Ad esempio nella mia parrocchia quest’anno ho preso alcuni canti del Natali di diversi Paesi e da questa piccola cosa approfitto per fare catechismo ai bambini per far comprendere la storia del Paese del quale imparano i canti, e così gli racconto anche delle persecuzioni, di come vivono i bambini in quei luoghi.
Ma comunque fino a che non si ha una esperienza vissuta sulla pelle rimane difficile capire; di solito qui in Italia quando spieghi alla gente dei problemi che abbiamo, rispondono “pregherò per te” e “mi spiace” e tutto finisce lì. E’ una regola che non è buona. Ad esempio l’Italia può capire la situazione della guerra perché è stata vissuta qualche decennio fa, ma quando parlo della mia terra mi chiedono “ancora c’è guerra in Pakistan?”. Non hanno una percezione di cosa sia il terrorismo ed il fanatismo! Confondete la guerra con il terrorismo.

Della convivenza tra islamismo e cristianesimo anch’io penso sia difficile e ammetto come voi di essere scettico sebbene da cristiano devo sforzarmi di avere un’apertura mentale ed un agire che corrisponda il più possibile alla religione cui apparteniamo, voi cosa dite?

Joseph Io penso che l’Europa è come il piccione: quando vede il gatto chiude gli occhi. Il gatto sta arrivando e tu devi aprire gli occhi, altrimenti il gatto mangerà il piccione!

Cosa dobbiamo temere da questa immigrazione senza controllo?

Don James Il fanatismo. Devi sapere che appena arrivano, quando sbarcano, poi di solito chiedono una stanza dove pregare, e per la loro religione e mentalità quel luogo diventa di diritto di loro proprietà ed esigono il diritto di continuare a pregare lì come se fosse loro. Il fanatismo è pauroso.

So che in Pakistan, ed anche sul web è visibile, avete una organizzazione che si occupa di diritti umani e aiuto al popolo povero.

Don James Mio fratello, si chiama Johnson Maichel, ha cominciato questa cosa di aiutare i poveri, e aiuta tutti senza distinzione di religione e senza preferenze fra musulmani, induisti o cristiani. Cerca di dare loro quello che hanno bisogno.

Sono molto nel bisogno, specialmente i bambini figli di cristiani perché le loro famiglie vengono sottoposte a umiliazioni e privazioni; gli aiuti dall’Europa però ricordatevi bene che vanno tutti ai musulmani, pochissimo viene poi distribuito ai cristiani.

Le vittime della Blasfemia, cioè tutti coloro che non sono musulmani ma di altre religioni, ad esempio noi cristiani, ci bruciano la casa e cercano di uccidere non solo chi è colpito dalla legge della Blasfemia, ma vogliono uccidere anche tutti i famigliari, bambini compresi: tutti sono perseguitati nella famiglia dei non musulmani. E l’unico rimedio è la fuga, scappare. E scappare vuol dire lasciare il lavoro e il piccolo salario e così si diventa ancora più poveri.
Con l’associazione per i diritti umani che abbiamo fondato si aiutano queste famiglie dando loro da mangiare, i vestiti e la possibilità di studiare ai bambini.
E per fare tutto questo si rischia comunque ogni giorno la vita, fisicamente.
In Europa purtroppo di tutto questo non se ne parla, ma noi resistiamo, da buoni cristiani diamo il nostro messaggio.

Umberto Battini


PANORAMA DELLE RELIGIONI NEL MONDO agenzia FIDES

PANORAMA DELLE RELIGIONI NEL MONDO


2000

2006

2025 (stime)

Popolazione mondiale

6.070.581.000

6.529.426.000

7.851.455.000

Cristiani (tutte le den.)

2.000.909.000

2.156.350.000

2.630.559.000

Cattolici

1.055.651.000

1.128.883.000

1.334.338.000

Ortodossi

214.436.000

220.290.000

235.834.000

Protestanti

347.764.000

380.799.000

489.084.000

Anglicani

75.164.000

80.922.000

107.557.000

Ebrei

14.528.000

15.351.000

16.895.000

Musulmani

1.196.451.000

1.339.392.000

1.861.360.000

Indù

808.175.000

877.552.000

1.031.168.000

Buddisti

362.374.000

382.482.000

459.448.000

Atei

147.223.000

151.628.000

151.742.000

Nessuna religione

762.099.000

772.497.000

817.091.000

Nuove religioni

103.847.000

108.794.000

122.188.000

Religioni tribali

239.103.000

257.009.000

270.210.000

Sikhs

23.512.000

25.673.000

31.985.000

Non cristiani

4.069.672.000

4.373.076.000

5.220.896.000

Fonte: "International Bullettin of Missionary Research" - gennaio 2006.
(Fides, ottobre 2006)



PANORAMA DELLE RELIGIONI NEL MONDO (al 2003)


1990

2000

2003

Popolazione mondiale

5.266.442.000

6.055.049.000

6.278 519.000

Cristiani (tutte le den.)

1.747.462.000

1.999.564.000

2.076.629.000

Musulmani

962.356.000

1.188.243.000

1.265.230.000

Indù

685.999.000

811.336.000

849.339.000

Buddisti

323.107.000

359.982.000

418.345.000

Atei

145.719.000

150.090.000

151.162.000

Nessuna religione

707.118.000

768.159.000

786.731.000

Nuove religioni

92.396.000

102.356.000

105.256.000

Religioni tribali

200.035.000

228.367.000

237.286.000

Sikhs

19.332.000

23.258.000

24.569.000

Ebrei

14.189.000

14.763.000

14.789.000

Non cristiani

3.518.980.000

4.055.485.000

4.201.890.000

Anglicani

68.196.000

79.650.000

81.799.000*

Ortodossi

203.766.000

215.129.000

217.371.000*

Protestanti

296.339.000

342.002.000

351.362.000*

Cattolici Romani

929.455.000

1.057.328.000

1.097.328.000

Fonte: "International Bullettin of Missionary Research" - gennaio 2003.
* = Fonte: “International Bulletin of Missionary Research” – 1° janvier 2002

Dati da AGENZIA FIDES www.fides.org


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