28/nov/2007


Cosa significa essere laico impegnato nella Chiesa?
Il Magistero offre buon materiale di studio per la preparazione cattolica e culturale dei singoli, uomini e donne.
Avere consapevolezza del nostro compito di missione e apostolato nella società e negli ambienti in cui viviamo può essere utile a dare una testimonianza che, ad iniziare dal nostro comportamento, dalle nostre parole, può essere una edificante testimonianza.
Il Santo Padre Giovanni Paolo II in un suo discorso del 1989 tra l'altro così si esprimeva:

"Le persone sono profondamente segnate dal loro ambiente, dalle mentalità che le circondano, dalle condizioni di vita, dalle istituzioni. L’apostolato deve quindi cercare di introdurre la novità del Vangelo nelle mentalità e nelle strutture sociali per permettere la felicità e il progresso morale e spirituale dell’uomo e della comunità. È un dovere urgente nel momento in cui la società rischia di degradarsi. E se un apostolato di questo tipo è collettivo, diventa più efficace e testimonia meglio il mistero della Chiesa che è comunione (cf. Christifideles Laici, 29)."

L'intervista del 28 novembre al Cardinal Bagnasco, ove egli ricorda che:
..."Il ruolo dei laici nella vita della Chiesa in Italia, è un ruolo di grande rilievo e di grande responsabilità ma che deriva, sia ben chiaro questo concetto, non tanto, o non solo dalla carenza delle vocazioni sacerdotali. Anzi io ritengo quest'affermazione certamente strumentale e fuorviante dalla realtà.
L'auspicio è che la partecipazione dei laici sia sempre più intensa ma anche ben motivata e sostenuta da una forte vita spirituale e da una buona preparazione culturale..."
fonte Osservatore Romano del 28 novembre 2007

Per iniziare a conoscere.

Il termine “laico/laicità” deriva dal sostantivo greco laós, “popolo”.

La lingua greca distingueva, all’interno di un popolo, una categoria dai suoi capi, in analogia al cittadino che si distingueva dal complesso
di persone che esercitano un potere legittimo. Il primo uso cristiano sembra dovuto a Clemente Romano che, attorno al 96 dopo Cristo, rivolgendosi alla comunità di Corinto adopera il termine
per indicare colui che, pur facendo parte della comunità a pieno titolo, si trova nella condizione

cristiana comune ed è distinto da quanti hanno specifiche responsabilità.

Successivamente il termine si diffuse gradualmente (da cui il
latino
laicus), indicando ormai il cristiano non appartenente al clero.

Con il nome di “laici” si intendono i fedeli, con esclusione di quanti
appartengono all’ordine sacro e allo stato religioso, che grazie al Battesimo sono costituiti in popolo di Dio e per la loro parte compiono la missione propria di tutto il
popolo cristiano. Prima di ogni distinzione viene quindi sottolineata

l’unità dei membri della Chiesa, uguali quanto all’origine, al fine,
alla grazia, alla dignità, alla vocazione e resi partecipi del compito sacerdotale, regale e profetico di Cristo.

Il laico possiede quindi “un’indolesecolare”: posto dal cuore della Chiesa nel cuore del mondo per la sua santificazione, egli ne fa l’ambito e il mezzo della propria vocazione cristiana. Il fatto di “essere nel mondo” in modo più specifico, delimita lo spazio primario per la testimonianza di un laico, che egli è tenuto a prestare responsabilmente in conformità dell’autonomia che è propria della sfera secolare in cui opera (ad esempio: la scuola, la salute, lo sport, il lavoro) e in comunione con quanti presiedono nella Chiesa.

I laici, quindi, perfezionano loro stessi attraverso una spiritualità
di incarnazione e di inserimento nel mondo.

VOCAZIONE E MISSIONE DEI LAICI NELLA CHIESA E NEL MONDO

(una breve parte del Documento della Chiesa)

Educatrice è, anzitutto, la chiesa universale , nella quale il papa svolge il ruolo di primo formatore dei fedeli laici. A lui, come successore di Pietro, spetta il ministero di "confermare nella fede i fratelli", insegnando a tutti i credenti i contenuti essenziali della vocazione e missione cristiana ed ecclesiale. Non solo la sua parola diretta, ma anche la sua parola veicolata dai documenti dei vari dicasteri della Santa Sede chiede l'ascolto docile e amoroso dei fedeli laici.

La chiesa una e universale è presente nelle varie parti del mondo nelle chiese particolari. In ognuna di esse il vescovo ha una responsabilità personale nei riguardi dei fedeli laici, che deve formare mediante l'annuncio della Parola, la celebrazione dell'eucaristia e dei sacramenti, l'animazione e la guida della loro vita cristiana.

Entro la chiesa particolare o diocesi si situa ed opera la parrocchia , la quale ha un compito essenziale per la formazione più immediata e personale dei fedeli laici. Infatti, in un rapporto che può raggiungere più facilmente le singole persone e i singoli gruppi, la parrocchia è chiamata a educare i suoi membri all'ascolto della Parola, al dialogo liturgico e personale con Dio, alla vita di carità fraterna, facendo percepire in modo più diretto e concreto il senso della comunione ecclesiale e della responsabilità missionaria.

Il Santo Padre Benedetto XVI nell'Angelus del 13 novembre 2005:

Per i laici, inoltre, sono di grande importanza la competenza professionale, il senso della famiglia, il senso civico e le virtù sociali. Se è vero che essi sono chiamati individualmente a rendere la loro testimonianza personale, particolarmente preziosa là dove la libertà della Chiesa incontra impedimenti, tuttavia il Concilio insiste sull'importanza dell'apostolato organizzato, necessario per incidere sulla mentalità generale, sulle condizioni sociali e sulle istituzioni (cfr ivi, 18). A questo proposito, i Padri hanno incoraggiato le molteplici associazioni dei laici, insistendo pure sulla loro formazione all'apostolato. Al tema della vocazione e missione dei laici l'amato Papa Giovanni Paolo II ha voluto dedicare l'Assemblea sinodale del 1987, dopo la quale è stata pubblicata l'Esortazione apostolica Christifideles laici.

Potete consultare nel web i testi integrali.

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