30 ott 2007


LITURGIA DELLA LUCE (nella notte della Santa Veglia Pasquale)

Vincere l'esoterismo ricordando la 'storia' liturgica di un antico Rito di Santa Romana Chiesa.

Commento di Umberto Battini

Propongo qui un passo della storia della Liturgia della Luce che si svolge nella Notte Santa di Pasqua. Essa compone, con l'accensione del cero pasquale al fuoco benedetto alla soglia della Chiesa, tutto l'itinerario Liturgico della celebrazione, suddivisa in:

1. La liturgia della luce
2. La liturgia della Parola
3. La liturgia battesimale
4. La celebrazione eucaristica

Propongo quindi dal sito dei padri Silvestrini sulla storia della Liturgia della Settimana Santa, questa ottima spiegazione del Rito della Luce, che comprende un ben definito formulario e gestualità nettamente definite nel Messale Romano.

"... A questo, abbastanza presto, si aggiunge anche la Liturgia della Luce, che apre la celebrazione. Il rito probabilmente proviene dal «lucernario» di cui abbiamo diverse testimonianze. Già Egeria ci tramanda che a Gerusalemme nel IV sec. si accendevano la sera, con una certa ritualità, le candele. Probabilmente all'inizio, questo gesto era solo di tipo pratico, perché era buio. Anche il Gelasiano antico, che rappresenta la liturgia dei Titoli, ha l'Accensione della candela. Ciò non è però presente nelle celebrazioni papali, ma dal V-VI sec. diventa prassi per tutte le chiese, tranne quella del pontefice, che l'assume solo verso XI sec. Dal X sec. si aggiungono nel sud della Francia, i grani d'incenso che arrivano anche a Roma verso XI sec.

Il canto che accompagna l'accensione della lampada è assai antico. Già Ippolito Romano ci presentava una preghiera di benedizione del cero durante la cena. Il canto del Exultet in diverse forme è testimoniato dal IV sec.

La liturgia della luce, essendo compiuta nelle ore notturne, ha ripristinato la sua simbologia.

Il rito è stato semplificato con la possibilità di adattamenti ulteriori sia da parte del celebrante che dalle Conferenze Episcopali. Compiuta la benedizione del fuoco e del cero, l'assemblea fa rientro in chiesa con il triplice acclamazione del «Cristo – luce del mondo».

Degno di sottolineatura è il fatto della partecipazione dell'assemblea, sia nella risposta «Rendiamo grazie a Dio», che nell'accensione delle loro candele; prima della riforma l'assemblea era quasi ignorata. Segue il canto dell'Exultet che oggi può essere cantato anche da un cantore. Alcune voci critiche hanno sottolineato l'»assenza» dello Spirito santo, alquanto importante nel senso del «fecondatore» dell'acqua battesimale. Forse sarebbe più opportuno anche collocarlo dopo la Liturgia della Parola come sintesi di essa..."

Potete approfondire l'argomento leggendo il Rito della Settimana Santa. E quindi vi allego questo testo che è proprio del Messale relativo al Triduo Pasquale.

« Rivivremo la Pasqua dei Signore... »


La liturgia non è coreografia, né vuoto ricordo, ma presenza viva, nei segni, dell’evento cardine della salvezza: la morte-risurrezione del Signore. Si può dire che per la Chiesa che celebra è sempre Pasqua, ma la ricorrenza annuale ha un’intensità ineguagliabile perché, in ragione della solennità,
«ci rappresenta quasi visivamente il ricordo dell’evento» (s. Agostino). La successione dei simboli di cui è intessuta la Veglia esprime bene il senso della risurrezione di Cristo per la vita dell’uomo e del mondo.

Liturgia della luce: il mondo della tenebra è attraversato dalla Luce, il Cristo risorto, in cui Dio ha realizzato in modo definitivo il suo progetto di salvezza. In lui, primogenito di coloro che risorgono dai morti (Col 1,18), si illumina il destino dell’uomo e la sua identità di «immagine e somiglianza di Dio» (Gn 1,26-27); il cammino della storia si apre alla speranza di nuovi cieli e nuove terre dischiusa da questa irruzione del divino nell’umano.
I catecumeni e battezzati, che la tradizione cristiana ha definito
«illuminati»: per la loro adesione vitale a Cristo-Luce, sanno che la loro esistenza è radicalmente cambiata. Dio li «ha chiamati dalle tenebre alla sua luce ammirabile» (1 Pt 2,9) e davanti a loro ha dischiuso un orizzonte di vita e di libertà. Ecco perché si innalza il «canto nuovo» (il preconio, il gloria, l’alleluia) come ricordo delle meraviglie operate dal Signore nella nostra storia di «salvati», e come rendimento di grazie per una vita di luce..."


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