12 ott 2007

ISLAM E CRISTIANESIMO : Nota Vescovi Emilia-Romagna

I Vescovi tutti dell'Emilia-Romagna hanno reso pubblico già nel novembre del 2000 questo ottima Nota sul rapporto tra cristiani e musulmani.

E' un testo forte ed al tempo stesso molto chiaro, onesto e rispettoso, pur trattando di un argomento delicato. Da leggere per bene, intanto ne proponiamo un breve tratto per dimostrarne la portata.


Islam e Cristianesimo

Conferenza episcopale dell'Emilia-Romagna


PRESENTAZIONE

Un argomento pastorale ineludibile

La crescente presenza di musulmani nelle nostre terre ci induce ad annoverare tra i temi non trascurabili della nostra vita ecclesiale anche l'attenzione consapevole alla realtà islamica: un'attenzione serena e il più possibile oggettiva, che non può ridursi alla sollecitudine operativa di assistenza e di aiuto.

I discepoli di Gesù avvertiranno sempre come un impegno doveroso l'azione concreta di carità - ovviamente a misura delle proprie effettive disponibilità - verso ogni essere umano che si trovi nel bisogno e nella pena. Ma, particolarmente quando si tratta di musulmani, pastoralmente questo non basta. Occorre che ci si preoccupi anche e preliminarmente di acquisire una conoscenza non epidermica dell'Islam, sia nei suoi contenuti dottrinali sia nelle sue intenzionalità e nelle sue regole comportamentali.

Un piccolo strumento per una conoscenza iniziale

A questo fine presentiamo questo piccolo strumento di informazione: è una sintetica e lucida esposizione dell'argomento, che offriamo prima di tutto ai sacerdoti, ai diaconi e a tutti coloro che svolgono una funzione attiva nella vita ecclesiale; la offriamo poi a tutti i credenti, che tra l'altro ne potranno trarre motivo di confermarsi gioiosamente nella fede del Signore Gesù, Figlio unigenito del Padre e unico necessario Salvatore dell'universo; la offriamo infine a quanti hanno a cuore i problemi emergenti del nostro tempo e vogliono muovere a occhi aperti incontro al nostro futuro, e segnatamente ai responsabili della vita pubblica italiana, che sono chiamati dalla storia ad affrontare con saggezza e lungimiranza, con realismo e senza comprensioni ideologiche, una serie di inedite difficoltà nella conduzione del nostro Stato.

Il dovere dei nuovi arrivati di conoscere la realtà italiana

Veramente, prima della nostra opportunità di conoscere le convinzioni, gli usi, la mentalità dei nuovi arrivati, c'è il dovere morale dei nuovi arrivati di conoscere le convinzioni, gli usi, la mentalità della popolazione nella quale essi chiedono di inserirsi. A essi va chiesto che si accostino con rispetto e con animo aperto al nostro mondo, come si conviene a chi arriva non in una landa deserta e selvaggia ma in una cultura millenaria e in una civiltà di prestigio grande e universalmente riconosciuto. In caso contrario, potrebbero a giusto titolo essere accusati di quell'insensibilità e di quell'arroganza verso il Paese ospitante, che da più parti sono state rimproverate a un certo tipo di colonialismo del passato.

Ma non ci dispiace dare il buon esempio. Del resto, il testo che qui proponiamo - che presenta in confronto dialettico l'Islam e il Cristianesimo - potrebbe riuscire utile anche agli immigrati che vogliano cominciare a conoscerci sul serio.

. Islam: l'Islam è religione e Stato / Cattolicesimo: la Chiesa non si identifica con lo Stato: la laicità

All' inizio del XX secolo, sullo sfaldamento dell'impero ottomano si andarono costituendo i vari stati nazionali, adottando ora forme di governo monarchiche, ora socialiste e, in ogni modo, ispirate alla forma parlamentare europea che sembrava la più vicina all'esperienza di Maometto e dei suoi compagni a Medina. Proprio nel momento in cui sorgevano gli stati nazionali, ciò che è stato recuperato, in particolare dalle correnti radicali, è stato il principio della non scindibilità di religione e Stato. Una delle poche eccezioni fu la Turchia dove, dopo una prima fase in cui "si proponeva di liberare le «terre islamiche» e i «popoli islamici» e di respingere e scacciare l'invasore infedele"[8], furono aboliti il sultanato e molte prescrizioni islamiche, adottando la domenica come giorno di festa, il calendario occidentale, vietando l'uso del velo, adottando l'alfabeto occidentale ecc. e ciò fu sentito come una de-islamizzazione. Ma a partire dalla prima metà del XX secolo gli ideologi del fondamentalismo hanno ribadito la non scindibilità di religione e Stato e hanno ribadito che l'Islam è dín wa-dawla, cioè religione e Stato. La grave crisi che stanno correndo gli stati che hanno tentato strade di compromesso con le forme di governo occidentali è la fessura nella quale le idee fondamentaliste cercano di incunearsi, soprattutto nei ceti più poveri, per propagandare il ritorno all'Islam e l'abbandono di ogni compromesso con le forme di governo occidentale quale panacea di ogni malcontento e difficoltà.

In maniera opposta il Vaticano II afferma che "la missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è di ordine politico, economico e sociale: il fine, infatti che le ha prefisso è di ordine religioso" (GS 42). E la convinzione che ritroviamo anche nella "Lettera A Diogneto", quando si dice che "i cristiani partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri" (A Diogneto 5,5). Certo la parabola della storia ha presentato varie e numerose eccezioni, ma penso che la prospettiva sia quella che la Chiesa cattolica oggi persegue. Il concetto della laicità o della autonomia delle realtà terrene è stato riconosciuto dal concilio (GS 36) ed è stato pure chiarito come questa autonomia debba mantenere un riferimento a Dio: "La ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio" (GS 36 citando CONC. VAT. 1, Dei Filius).

Da questo punto di vista perciò si può constatare come l'ingresso di numerosi musulmani in Europa abbia costretto o possa costringere a rivedere un concetto di laicità nel senso laicistico del termine, dove ogni riferimento a Dio o a una norma morale fondata su una visione cristiana dell'uomo viene sentito come aggressione alla legittima autonomia delle istituzioni. Non ci si deve nascondere tuttavia che, nei paesi islamici, "nell'XI secolo della nostra era la separazione del potere religioso e politico non solo esisteva concretamente ma era elaborata e giustificata dottrinalmente"[9]. La domanda che si pone tuttavia è la seguente: il «fondamentalismo» o il «radicalismo» islamico al quale abbiamo assistito nel corso del XX secolo è espressione di una deviazione dal vero Islam oppure è l'espressione di una corrente che intende essere «musulmana» nel senso più genuino del termine?

Il testo completo è reperibile in rete, qui viene data una breve parte per evidenziarne la forte importanza.

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