29 ott 2007


Inginocchiarsi davanti all'Agnello immolato per donare all'umanità la gioia eterna si può (e si dovrebbe fare)

Niente Ostia a chi si inginocchia. E il Vaticano striglia i "liberal" di Andrea Tornielli (da "Il Giornale" del 31 Dicembre 2002)

Inginocchiarsi in chiesa è sempre più difficile. E i vescovi americani hanno addirittura tentato di vietarlo a quei fedeli che lo facevano nel ricevere la comunione. Ma il Vaticano è intervenuto definendo l'assurdo divieto "un abuso pastorale". Quella che arriva da Oltreoceano è una notizia che ha dell'incredibile: la commissione liturgica della conferenza episcopale americana ha comunicato per iscritto nei mesi scorsi che è "illecito" inginocchiarsi davanti al prete o al diacono che distribuisce l'eucarestia. "La postura regolare per ricevere la santa comunione - si legge nella nota - dovrebbe essere quella di stare in piedi. Inginocchiarsi non è lecito nelle dioceso americane".

Com'è noto, fino alla riforma liturgica post-conciliare, la comunione veniva distribuita ai fedeli che si inginocchiavano davanti alla balaustra che separava la zona dell'altare da quella dell'assemblea. Successivamente la pratica è stata abbandonata e oggi per ricevere l'eucarestia ci si mette in fila indiana davanti al sacerdote. Qualcuno però ha mantenuto la vecchia abitudine, considerata come fumo negli occhi dai prelati americani. In diverse diocesi è accaduto che il parroco abbia negato la particola a chi si trovava in ginocchio, intimandogli di alzarsi. E la Conferenza episcopale, invece di invitare alla clemenza chiedendo che siano rispettate le diverse sensibilità dei parrocchiani, ha pensato bene di proporre un regolamento che dichiarasse fuorilegge gli incauti che piegavano le ginocchia. Molte lettere di protesta sono arrivate alla Santa Sede e così il cardinale Jorge Arturo Medina Estevez, oggi prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede, che viene pubblicata sull'ultimo numero di Notitiae, il bollettino del dicastero.

"La Congregazione è preoccupata - si legge nel documento, firmato dal porporato e controfirmato dal Segretario, l'arcivescovo Francesco Pio Tamburrino - perchè ha ricevuto un gran numero di lamentele da varie parti e considera il rifiuto di dare la comunione a un fedele sulla base della sua postura costituisca una grave violazione di uno dei diritti fondamentali dei fedeli".

"La posizione in ginocchio - continua la lettera vaticana - non costituisce motivo di negare la comunione. Il cardinale Joseph Ratzinger ha recentemente sottolineato che la pratica dell'inginocchiarsi ha dalla sua parte una tradizione di secoli e indica espressamente un segno di adorazione nella luce della vera, reale, sostanziale presenza di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie consacrate". La Santa Sede chiede quindi ai vescovi di vigilare e di "istruire con fermezza" i preti che hanno negato la comunione. "I sacerdoti - si legge ancora nella lettera - dovrebbero capire che la Congregazione esaminerà in futuro con grande serietà lamentele di quersto tipo e se verificate come vere intende procedere con azioni disciplinari adatte alla gravità di questo abuso pastorale".

La precisazione vaticana ha, ovviamente, un valore universale. Eppure il divieto americano appare come la punta dell'iceberg di un fenomeno diffuso anche in Europa e in Italia. Nelle nuove chiese, infatti, tendono a scomparire gli inginocchiatoi, sostituiti da sedie e seggiole, più maneggevoli e certamente più funzionali quando si tratta di aumentare o diminuire i posti disponibili. Il Nuovo Messale Romano, prevede che il fedele possa seguire l'atto liturgico della consacrazione del pane e del vino, culmine della celebrazione, sia in ginocchio, sia in piedi. La scomparsa degli inginocchiatoi però di fatto induce tutti a comportarsi in un unico modo: non è facile, infatti, soprattutto per persone di una certa età, genuflettersi a terra. E' interessante notare, poi, come questa tendenza sia favorita con spiegazioni teologiche. Si dice che stare in piedi significa avere "la dignità di figli", mentre inginocchiarsi farebbe venire meno questa dignità. C'è chi giustifica lo stare alzati dicendo che è più consono alle origini del cristianesimo. Su un recente numero del mensile La vita in Cristo e nella Chiesa, periodico delle Discepole del Divin Maestro dedicato alla formazione liturgica, si poteva leggere un commento nel quale il suggerimento di stare in piedi era accompagnato dall'equiparazione fra il celebrante e i fedeli: "Stiamo esercitando il nostro sacerdozio, stiamo offrendo noi stessi... l'offerente non si inginocchia, sta in piedi tutto pronto e tutto dato. Non si inginocchia come se adorasse un sacrificio di un altro da sè".

Questo, come altri segnali - ad esempio gli abusi liturgici documentati e accertati in diversi Paesi anglosassoni dove in alcuni casi le ostie consacrate alla fine della Messa vengono rimesse tra quelle sconsacrate - potrebbero far pensare che a volte sia lo stesso clero a non credere più nella presenza reale del corpo e sangue di Gesù nell'ostia consacrata. E pensare che, invece, il Concilio Vaticano II si attendeva dopo la riforma liturgica una rinnovata devozione verso l'eucarestia. Scriveva infatti Paolo VI nell'enciclica Mysterium fidei (1965): "Dalla restaurazione della sacra liturgia noi speriamo fermamente che scaturiscano copiosi frutti di pietà eucaristica". Nella Chiesa di oggi capita invece che si tolga la parrocchia al prete che sfila con i no-global, ma sull'altare si conceda di tutto: di ballare, di celebrare con i burattini, di accorciare a piacimento il Credo e magari anche di negare la comunione al fedele "reo" di essersi inginocchiato davanti al Santissimo.

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