31 ott 2007

Il 9 novembre sarà la «giornata della libertà»


Lo prevede una legge del 2005 approvata dalla Camera con 247 sì, 206 no e 5 astenuti. Tutto il centrosinistra ha votato contro contestando l'opportunità della legge. Quindi il 9 novembre sarà la «Giornata della libertà» in ricordo dell'abbattimento del muro di Berlino avvenuto nel 1989, «evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo». In occasione della ricorrenza saranno organizzati cerimonie ufficiali e approfondimenti nelle scuole «che illustrino il valore della democrazia e della libertà evidenziando obiettivamente gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti».


LA FEDE E’ DONO

Dio si dona non si vende. E queso dono, grandioso per ogni uomo, è la GRAZIA che ci è stata donata nel Battesimo; la risposta che Gesù dà a Nicodemo è emblematica:”Se uno non rinasce dall’alto non può vedere il Regno di Dio”. La fede è quindi Grazia che Dio concede nel Battesimo che diventa la “Chiave” per accedere a Dio e riceverlo in se stessi. Il Battesimo dato ai bambini è amministrato nella fede della Chiesa e della famiglia che lo chiede; il bambino viene assimilato a Cristo e entra nella grande famiglia umana che è la Chiesa e può chiamare Dio col nome di “Abbà” (papà) come dice San Paolo. Gesù riassume tutta la vita del cristiano nell’atto di fede: “Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’Unico Vero Dio e Colui che hai mandato, Gesù Cristo. Ogni uomo e cristiano deve abbandonare l’illusione che si possa arrivare alla fede col semplice ragionamento. L’uomo può con il lume della ragione arrivare ad affermare che Dio esiste ma ciò che Egli è solo dono della Rivelazione e non frutto della mente umana.

LA FEDE E’ RISPOSTA

La fede donata nel Battesimo deve progredire con l’accoglienza e la risposta da parte dell’uomo, quindi essa diventa risposta a Dio che parla, è obbedienza alla fede. Obbedienza vuol dire porsi in ascolto e attuare ciò che viene chiesto. La Bibbia ci presenta molte persone chiamate da Dio che hanno saputo abbandonare tutto e mettersi al servizio del Creatore: Abramo, Mosè, Samuele, i profeti. Dio chiama Maria chiedendole di diventare Madre del Verbo. Gli Apostoli, dopo la Pentecoste, interpellano gli uomini annunciando che Cristo è il Signore.

LA FEDE DEVE ESSERE OPERANTE

La fede è il supporto della carità e non ha valore senza di essa ma è morta:”Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. La maturità di fede si comprende se il cristiano raggiunge il “TU” di Dio attraverso il “TU” del fratello e se riesce a contemplare nel fratello il volto del Cristo sofferente e morente. E’ Gesù stesso che ci invita a fare questo, soltanto in questo modo potremo entrare nella visione beatifica del Dio Uno e Trino e contemplarlo per l’eternità. Da questo si deduce che il dono della fede ricevuto col Battesimo ha bisogno di terreno fertile per dare frutto; Cristo, con la parabola del seminatore , vuole che ognuno si confronti con il terreno di cui parla nella parabola, cercando di essere sempre quello fertile per poter accogliere la sua Parola che è Parola di Vita.



DIRETTORIO ECUMENISMO

Presentiamo un brevissimo estratto del DIRETTORIO PER L'ECUMENISMO del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani

PRESENTAZIONE

La pubblicazione del Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo, da parte del pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, costituisce un avvenimento di grande importanza ecclesiale. Nume­rosi sono stati, dopo il concilio Vaticano Il, gli interven­ti in ambito ecumenico, a livello sia di Chiesa universa­le sia di Chiese particolari; essi trovano ora in questo te­sto uno strumento che, in maniera sintetica e chiara, riordina un vasto e ricco materiale. Il nuovo Direttorio viene a prendere il posto del precedente documento, pubblicato in due parti nel 1967 e poi nel 1970, e si pro­pone come autorevole, sicuro e doveroso punto di riferi­mento per tutta l’azione ecumenica nella Chiesa.

Nel pubblicare la traduzione italiana del Direttorio, possiamo chiederci cosa esso significhi per noi, qui in Italia. Le Chiese particolari in Italia, come in qualsiasi altra regione del mondo, non possono pensarsi come realtà a sé stanti; al contrario devono sentirsi parte dell’unica Chiesa di Cristo, impegnate a realizzare, in un determinato luogo, l’aspirazione di tutta la Chiesa all’unità. Anche se nel territorio di una Chiesa partico­lare dovessero vivere tutti cattolici, non verrebbe meno per essa il dovere di partecipare all’impegno di tutta la Chiesa per l’unità dei cristiani: l’azione ecumenica èazione dell’unica Chiesa di Cristo in ogni Chiesa parti­colare, «porzione del popolo di Dio» in cui essa «è vera­mente presente ed agisce» (Christus Dominus, n. 11). Questo impegno trova ulteriore motivazione per le Chie­se particolari in Italia nel fatto che esse hanno come proprio Primate il Papa, il Vescovo di Roma, cui è affi­dato in modo tutto particolare il ministero dell’unità.

In Italia, poi, vivono varie Chiese e comunità eccle­siali che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica. Con questi fratelli cristiani abbiamo il dovere del dialogo e della ricerca della verità, da sviluppare nel­la riconciliazione, nella carità, nel riconoscimento del patrimonio comune e nella eliminazione delle divisioni. I fedeli di queste Chiese e comunità ecclesiali non sono numerosi; proprio questa situazione accresce la respon­sabilità dei cattolici nel fare i passi più decisi e coerenti e nel perseverare nell’impegno ecumenico, cercando di superare ogni chiusura e atteggiamenti di parte.

Il cammino verso l’unità si arricchisce oggi di ulterio­ri motivazioni, di fronte al comune pericolo che sfida ogni credente in Cristo: il diffondersi dell’apatia e dell’indifferenza religiosa, il disorientamento morale e lo smarrimento di tanti fratelli che cercano Dio e non lo trovano o lo trovano in vie sbagliate, perché non c’è chi sappia loro indicano con sicurezza nella verità. E dolo­roso che in questa situazione i cristiani perdano parte della loro spinta missionaria ed evangelizzatrice a causa delle divisioni che minano la loro vita interna e riduco­no la loro credibilità apostolica.

I grandi cambiamenti che caratterizzano la storia dell’umanità nei nostri tempi spingono, inoltre, la Chie­sa a farsi pedagoga di riconciliazione e di fraternità. Le accresciute possibilità di comunicazione a tutti i livelli, ma soprattutto l’esplosione del fenomeno migratorio, anche nel nostro paese, conducono al mescolarsi di po­poli, culture e religioni. Di fronte a questo fenomeno, or­mai irriversibile, diventa sempre più necessario saper coniugare l’identità con la diversità. In questo processo la religione ha un ruolo importante da svolgere. I cre­denti, in nome di un Dio padre di tutti, e i cristiani, in nome di Cristo Salvatore dell’umanità, sono chiamati ad assumere con carità e verità questo cambiamento e a favorirne l’ordinato sviluppo. L’ecumenismo, mentre ri­cerca l’unità tra i credenti in Cristo, diventa anche scuo­la di fraternità nella verità tra tutti gli uomini; un inse­gnamento per tutti, perché favorisce il mutuo rispetto, promuove la concordia e la solidarietà, orienta l’incon­tro fruttuoso tra i popoli e tra le culture.

Tutte queste ragioni rendono particolarmente signifi­cativo il dono che la Santa Sede fa alle nostre Chiese con questo documento. Esso ci invita ad avere una più pre­cisa e profonda comprensione dell’unità della Chiesa, alla luce della ecclesiologia di comunione, nelle sue ra­dici trinitarie, promossa dal concilio Vaticano Il. Di particolare importanza sono poi i principi e le norme che vengono dati sulla formazione dei fedeli e sul cara t­tere ecumenico da imprimere a tutta l’attività pastorale. Nel Direttorio troviamo precise direttive su come realiz­zare un’autentica formazione ecumenica, sia come di­sciplina specifica sia come dimensione presente in ogni azione ecclesiale, dalla catechesi di base fino agli inse­gnamenti teologici superiori.

Nel web è reperibile l'intero testo! Molto importante.

30 ott 2007


Il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII Don Oreste BENZI parla di «cultura esoterico-satanica» e invita i genitori a vigilare

«Sappiano i genitori cristiani e tutti coloro che credono nei valori della vita che la festa di Halloween è l'adorazione di Satana che avviene anche in modo subdolo attraverso la parvenza di feste e di giochi per giovani e bambini. Il sistema imposto di Halloween proviene da una cultura esoterico-satanica in cui si porta la collettività a compiere rituali di stregoneria, spiritismo, satanismo che possono anche sfociare in alcune sette in sacrifici rituali, rapimenti e violenze. Halloween è per i satanisti il giorno più magico dell'anno e in queste notti fomentano i rituali satanici come le messe nere, le iniziazioni magico-esoteriche e l'avvio allo spiritismo e stregoneria».

Don Benzi esorta quindi «gli educatori e responsabili della società affinché scoraggino i ragazzi a partecipare ad incontri ambigui o addirittura ad alto rischio perché segreti o riservati» e fa appello «al mondo cattolico perché non promuova in nessun modo questa ricorrenza». Secondo il sacerdote «il 31 ottobre si compiono riti satanici in chiese sconsacrate e cimiteri. Si rubano ostie consacrate e si dissacrano i luoghi della tradizione cristiana».

G loria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis. Laudamus

te, benedicimus te, adoramus te, glorificamus te, gratias agimus tibi propter

magnam gloriam tuam, Domine Deus, Rex caelestis, Deus Pater omnipotens.

Domine Fili unigenite, Jesu Christe, Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris, qui

tollis peccata mundi, miserere nobis; qui tollis peccata mundi, suscipe

deprecationem nostram. Qui sedes ad dexteram Patris, miserere nobis. Quoniam

tu solus Sanctus, tu solus Dominus, tu solus Altissimus, Jesu Christe, cum Sancto

Spiritu: in gloria Dei Patris. Amen.


IO SFUGGITA A SATANA, MI DICEVANO: DEVI UCCIDERE
Edizioni Piemme “Fuggita da Satana”, 2007

Si fa chiamare Michela, ma il suo vero nome è top secret. Contattarla è stato difficilissimo, perché vive nascosta e protetta nel più totale anonimato. La sua è una storia terribile ma lei ha avuto il coraggio di renderla pubblica nel libro Fuggita da Satana. Questa è la prima intervista che concede.
Come si è avvicinata al satanismo?
«Venivo da un periodo di grande sofferenza; la persona che amavo era mancata quattro giorni prima del nostro matrimonio. Ma questa era solo la punta dell’iceberg di una lunga serie di sofferenze e abbandoni, cominciati sin dalla mia nascita. Mamma e papà mi avevano abbandonato alle cure di un istituto, dove ho subito violenze di ogni genere, sono stata adottata ma la famiglia adottiva non era preparata a gestire il rapporto con una figlia con traumi così dolorosi. Dopo questo ennesimo abbandono ho dichiarato guerra a Dio, quasi urlando “se ci sei io ti distruggo!”».
Come ha combattuto questa guerra?
«Ho iniziato a cercare risposte nelle varie filosofie orientali, mi sono avvicinata al reiki, sino a quando una persona di questo ambiente mi ha proposto di sottopormi ad una terapia psicanalitica. All’inizio andavo solo un giorno alla settimana, poi fino a quattro volte alla settimana, e una sera mi sono trovata a partecipare alla mia prima messa nera. La persona dalla quale mi facevo seguire era un’adepta della setta, e tramite ripetute sedute di ipnosi mi aveva indotto a compiere questo passo, senza che io ne fossi consapevole».
Che cosa cercava nella setta?
Io nella setta non cercavo niente, mi ci sono trovata. Non è che una persona si alza alla mattina e decide di entrare in una setta perché ha particolari bisogni, è stato il frutto di un percorso che indubbiamente aveva annullato la mia capacità di decidere. Di sicuro questa persona aveva fatto leva sui miei bisogni, consci e inconsci, da colmare. Una cosa è certa, avrei dato tutto l’oro del mondo (e all’epoca guadagnavo davvero molto) per avere solo cinque minuti di felicità vera, per avere insomma l’esperienza dell’amore, quello vero».
L’esperienza che descrive nel libro è terribile: a lei è stato chiesto di uccidere...
«Era la notte di Natale di qualche anno fa. Ero arrivata ad un punto, all’interno della setta, in cui potevo raggiungere un livello ancora più alto, un potere maggiore, a patto che facessi per loro qualcosa che avrebbe garantito la mia fedeltà. Mi fu detto che a Roma c’era una ragazza, una certa Chiara Amirante che aveva da poco aperto una comunità, “Nuovi Orizzonti”, per accogliere i più disperati, vittime di drammatici circoli viziosi, eroina, carcere alcolismo. La ritenevano pericolosa perché aveva aiutato molte persone ad uscire da certi ambienti. Per questo mi chiesero di ucciderla e di distruggere tutta la sua opera»
Che cosa l’ha fermata?
«Quando sono arrivata a Trigoria, nella periferia di Roma, la prima sede della comunità, conobbi subito proprio lei, Chiara, che mi abbracciò e mi disse: “Finalmente sei a casa”. È l’abbraccio che capovolge la mia vita, l’abbraccio di una madre, di una sorella, di un’amica, di qualcuno che in quel momento mi ha voluto bene così com’ero. Avevo scoperto che Dio è amore e perdona tutto, anche la mia volontà di fargli guerra».
Nel libro lei afferma che tra i satanisti ci sono personaggi importanti? Può dire qualcosa di più?
«No, ma confermo quello che ho scritto».
Che cosa significa uscire da una setta satanica?
«Per uscire dalla setta serve innanzitutto la volontà, per sottoporsi a lunghi e dolorosi esorcismi. Volontà di ricostruire tutta la mia persona, sia dal punto di vista fisico, psicologico e spirituale. Ho dovuto sottopormi ad una psicoterapia, per ricostruire la mia psiche alterata e danneggiata. La vera libertà ho scoperto che non sta nel fare ciò che si vuole, e ciò che il mondo ti propone - tutte le volte che ho seguito questo tipo di libertà ho raccolto morte, solitudine e disperazione - ma sta nell’obbedienza alla volontà di Dio. Quando ho cominciato a vivere questo ho sperimentato la pienezza della gioia. Io non ho paura, perché confido in Dio, e cerco di di portare l’amore a chi non ha l’ha conosciuto».

La Comunità NUOVI ORIZZONTI promuove una serata diocesana a TORINO sotto il manto dello Spirito Santo, per far comprendere che questa pseudo-festa di Halloween è una vera infezione dell'anima.

LITURGIA DELLA LUCE (nella notte della Santa Veglia Pasquale)

Vincere l'esoterismo ricordando la 'storia' liturgica di un antico Rito di Santa Romana Chiesa.

Commento di Umberto Battini

Propongo qui un passo della storia della Liturgia della Luce che si svolge nella Notte Santa di Pasqua. Essa compone, con l'accensione del cero pasquale al fuoco benedetto alla soglia della Chiesa, tutto l'itinerario Liturgico della celebrazione, suddivisa in:

1. La liturgia della luce
2. La liturgia della Parola
3. La liturgia battesimale
4. La celebrazione eucaristica

Propongo quindi dal sito dei padri Silvestrini sulla storia della Liturgia della Settimana Santa, questa ottima spiegazione del Rito della Luce, che comprende un ben definito formulario e gestualità nettamente definite nel Messale Romano.

"... A questo, abbastanza presto, si aggiunge anche la Liturgia della Luce, che apre la celebrazione. Il rito probabilmente proviene dal «lucernario» di cui abbiamo diverse testimonianze. Già Egeria ci tramanda che a Gerusalemme nel IV sec. si accendevano la sera, con una certa ritualità, le candele. Probabilmente all'inizio, questo gesto era solo di tipo pratico, perché era buio. Anche il Gelasiano antico, che rappresenta la liturgia dei Titoli, ha l'Accensione della candela. Ciò non è però presente nelle celebrazioni papali, ma dal V-VI sec. diventa prassi per tutte le chiese, tranne quella del pontefice, che l'assume solo verso XI sec. Dal X sec. si aggiungono nel sud della Francia, i grani d'incenso che arrivano anche a Roma verso XI sec.

Il canto che accompagna l'accensione della lampada è assai antico. Già Ippolito Romano ci presentava una preghiera di benedizione del cero durante la cena. Il canto del Exultet in diverse forme è testimoniato dal IV sec.

La liturgia della luce, essendo compiuta nelle ore notturne, ha ripristinato la sua simbologia.

Il rito è stato semplificato con la possibilità di adattamenti ulteriori sia da parte del celebrante che dalle Conferenze Episcopali. Compiuta la benedizione del fuoco e del cero, l'assemblea fa rientro in chiesa con il triplice acclamazione del «Cristo – luce del mondo».

Degno di sottolineatura è il fatto della partecipazione dell'assemblea, sia nella risposta «Rendiamo grazie a Dio», che nell'accensione delle loro candele; prima della riforma l'assemblea era quasi ignorata. Segue il canto dell'Exultet che oggi può essere cantato anche da un cantore. Alcune voci critiche hanno sottolineato l'»assenza» dello Spirito santo, alquanto importante nel senso del «fecondatore» dell'acqua battesimale. Forse sarebbe più opportuno anche collocarlo dopo la Liturgia della Parola come sintesi di essa..."

Potete approfondire l'argomento leggendo il Rito della Settimana Santa. E quindi vi allego questo testo che è proprio del Messale relativo al Triduo Pasquale.

« Rivivremo la Pasqua dei Signore... »


La liturgia non è coreografia, né vuoto ricordo, ma presenza viva, nei segni, dell’evento cardine della salvezza: la morte-risurrezione del Signore. Si può dire che per la Chiesa che celebra è sempre Pasqua, ma la ricorrenza annuale ha un’intensità ineguagliabile perché, in ragione della solennità,
«ci rappresenta quasi visivamente il ricordo dell’evento» (s. Agostino). La successione dei simboli di cui è intessuta la Veglia esprime bene il senso della risurrezione di Cristo per la vita dell’uomo e del mondo.

Liturgia della luce: il mondo della tenebra è attraversato dalla Luce, il Cristo risorto, in cui Dio ha realizzato in modo definitivo il suo progetto di salvezza. In lui, primogenito di coloro che risorgono dai morti (Col 1,18), si illumina il destino dell’uomo e la sua identità di «immagine e somiglianza di Dio» (Gn 1,26-27); il cammino della storia si apre alla speranza di nuovi cieli e nuove terre dischiusa da questa irruzione del divino nell’umano.
I catecumeni e battezzati, che la tradizione cristiana ha definito
«illuminati»: per la loro adesione vitale a Cristo-Luce, sanno che la loro esistenza è radicalmente cambiata. Dio li «ha chiamati dalle tenebre alla sua luce ammirabile» (1 Pt 2,9) e davanti a loro ha dischiuso un orizzonte di vita e di libertà. Ecco perché si innalza il «canto nuovo» (il preconio, il gloria, l’alleluia) come ricordo delle meraviglie operate dal Signore nella nostra storia di «salvati», e come rendimento di grazie per una vita di luce..."


29 ott 2007



COME DIFENDERSI DAI SATANISTI, 10 CONSIGLI UTILI

1) Non partecipare mai ad alcun incontro cosiddetto ‘riservato’ o ‘segreto’: evidentemente c’e’ qualcosa da nascondere.
2) E’ importante che la persona che ha subito un danno ne sia cosciente, anche se per i seguaci la regola migliore, purtroppo, e’ quella che viene imposta dal capogruppo.
3) La vittima deve prendere sufficiente distanza o distacco dalla setta, non solo quando la sta abbandonando.
4) Non parlare con nessuno del gruppo della propria vita privata e non fornire recapiti personali: qualsiasi informazione puo’ essere usata per ricatti e minacce.
5) Non coinvolgere nei rituali bambini e adolescenti.
6) Non farsi abbagliare da oggetti strani, immagini e libri sacri dai titoli altisonanti.
7) Non firmare nulla.
8) La parte lesa deve sempre sporgere denuncia; questo passo e’ lontano dall'essere facile e automatico: molti preferiscono voltare pagina, per allontanare un periodo traumatico della loro vita; altri si affidano ad associazioni dei consumatori, ma non gradiscono dare inizio a procedimenti per mancanza di fiducia o timore di rappresaglie; non bisogna avere paura di sporgere denuncia perche’ se il capogruppo e/o i suoi vice non hanno risolto il problema all’adepto, evidentemente non hanno alcun potere, anche se la prova dell'illecito, cosi’ come la responsabilita’ della sua istigazione, e’ difficile da dimostrare.
9) Se non ci si fida delle leggi, rivolgersi ai programmi di denuncia tv: certe autorita’ sono sensibili alla popolarita’; i fatti, pero’, devono corrispondere ad un’incriminazione prevista e sanzionata dalla legge; il che, per esempio, non e’ ovvio nei casi di manipolazione mentale.
10) Qualora si giunga a giudizio, fare di tutto affinche’ venga portato avanti: tentativo che incontra grandi difficolta’ per la molteplicita’ dei mezzi di cui certi gruppi dispongono (staff di avvocati, cavilli legali, procedure dilazionatorie, pressioni di ogni genere, autoscioglimento, fuga all'estero ecc.) e per la mancanza di vera e propria tutela giudiziaria nei confronti delle vittime.

LEGISLAZIONE - I reati piu' comuni associati al satanismo sono: violenza carnale, maltrattamenti, tortura e uccisione di animali e/o di persone, profanazione di chiese, necrofilia, uso di stupefacenti, vilipendio di tombe. L'abolizione del reato di plagio, nel 1981, da parte della Corte Costituzionale non ha favorito l'individuazione e la repressione dei gruppi satanici che perseguono, al pari di altre sette distruttive, il reclutamento e le tecniche di lavaggio del cervello. In Italia, quindi, siamo di fronte a un grave vuoto legislativo. La stessa Consulta aveva invitato il legislatore a riformulare il delitto di plagio, ma nessuno, in oltre 20 anni, l’ha fatto. Un mezzo sanzionatorio efficace potrebbe essere una riedizione dello stesso reato, basata sul condizionamento mentale all'interno delle sette, che non sarebbe piu’ una formula generica e restringerebbe il campo d'azione. In ogni caso la lotta verso gli atteggiamenti e i reati esposti, deve confrontarsi non solo con la tutela costituzionale prevista dagli articoli 18 (liberta’ di associazione) e 19 (liberta’ di culto), ma anche con il secondo comma dello stesso articolo 18, che vieta le associazioni segrete.
Attualmente sono due le iniziative che giacciono in Parlamento:
1) Il Disegno di Legge 800 (primo firmatario sen. Renato Meduri) dice: 1. Chiunque, mediante violenza, minacce, suggestioni o con qualunque altro mezzo, condizionando e coartando la formazione dell'altrui volonta', pone taluno in uno stato di soggezione tale da escludere o limitare la liberta' di agire, la capacita' di autodeterminazione e quella di sottrarsi alle imposizioni altrui, e' punito con la reclusione da 6 a 12 anni. 2. Costituisce aggravante se tramite i mezzi indicati al comma 1, la vittima e' indotta a compiere atti lesivi o pericolosi per la propria o per l'altrui integrita' fisica o psichica. 3. Se i fatti previsti nei commi 1 e 2 sono commessi in danno di persona minore di anni diciotto, la pena non puo' essere inferiore a 10 anni di reclusione.
2) La proposta di legge 3770 (11/03/03), recante misure contro i movimenti sedicenti religiosi, esoterici o magici ed i seguaci del culto di Satana (che vede come primo firmatario il deputato Roberto Alboni), e' la piu’ recente e si prefigge una tutela contro i reati commessi in ambito esoterico-satanista, introducendo la nuova figura di reato di abuso di rituale esoterico-satanico e dichiarando di voler comparare le sette sataniche alle associazioni segrete.

ATTENZIONE! ECCO LE PRATICHE SATANISTE ! Tra l'altro sono le stesse reperibili nel libro 'Fuggita da satana', ed. Piemme 2007, libro uscito dopo che queste note già esistevano a prova della reale pericolosità degli pseudo-riti degli apostati. Leggetelo!

Pratiche eseguite 40 giorni prima del 1 novembre dai satanisti, a decrescere:

  • Nella prima settimana, si riuniscono le streghe cantando "666", fino a quando ogni partecipante possa vedere il volto stesso di satana.
  • Nella seconda settimana, sacrificando un animale piccolo possibilmente un uccello o un gatto.
  • Nella terza un animale grande, come un cane o un agnello viene offerto al sacrificio.
  • Nella quarta settimana si deve sacrificare un capro con le corna il più grande che essi possano trovare. Dopo averlo sacrificato, la testa si deve porla in alto, come simbolo della perfezione di satana.
  • La quinta settimana, sacrificano a un bambino piccolo o un adolescente, la vittima è regolarmente offerta da una donna del gruppo, perché in questo modo la morte di suo figlio non sarà pubblicata.
  • Se il bambino non nasce a tempo, lo fanno per cesareo. Se non ci sono bambini dentro il gruppo rubano uno o lo comprano al mercato nero.
  • La polizia stessa riporta un’incremento dei bambini scomparsi in questo periodo.
  • Questo rituale è una blasfemia perché l’infante lo offrono come il bambino Gesù; dopo la morte del bambino i satanismi mangiano i pezzi del cuore e bevono un poco del suo sangue.
  • La notte di Halloween è la sesta settimana di queste feste, nella quale è abitudine sacrificare ad una persona adulta, specialmente alla madre del bambino, sacrificato la settimana prima.
    In quella notte comunicano con gli spiriti di persone morte. Terminando il rituale di questa notte i membri hanno l’abitudine di rimanere nei cimiteri fino alla mattina seguente e si confondono con le persone che vanno la mattina del 1° novembre.

  • testo da divulgare consigliato da Corrado Penitente


    Amiamo il SANTO PADRE papa BENEDETTO XVI
    amare il Santo Padre è amare la Santa Chiesa di Gesù Cristo

    PREGHIERA PER IL PAPA

    O Gesù, Re e Signore della Chiesa: rinnovo alla tua presenza la mia adesione incondizionata al tuo Vicario sulla terra, il Papa. In lui ci hai voluto mostrare il cammino sicuro e certo che dobbiamo seguire in mezzo al disorientamento, all’inquietudine e allo sgomento. Credo fermamente che per mezzo suo tu ci governi, istruisci e santifichi, e sotto il suo vincastro formiamo la vera Chiesa: una, santa, cattolica ed apostolica.

    Concedimi la grazia di amare, di vivere e di diffondere come figlio fedele i suoi insegnamenti. Custodisci la sua vita, illumina la sua intelligenza, fortifica il suo spirito, difendilo dalle calunnie e dalla malvagità. Placa i venti erosivi dell’infedeltà e della disobbedienza, e concedici che, attorno a lui, la tua Chiesa si conservi unita, ferma nel credere e nell’operare e sia così lo strumento della tua redenzione. Così sia.


    Inginocchiarsi davanti all'Agnello immolato per donare all'umanità la gioia eterna si può (e si dovrebbe fare)

    Niente Ostia a chi si inginocchia. E il Vaticano striglia i "liberal" di Andrea Tornielli (da "Il Giornale" del 31 Dicembre 2002)

    Inginocchiarsi in chiesa è sempre più difficile. E i vescovi americani hanno addirittura tentato di vietarlo a quei fedeli che lo facevano nel ricevere la comunione. Ma il Vaticano è intervenuto definendo l'assurdo divieto "un abuso pastorale". Quella che arriva da Oltreoceano è una notizia che ha dell'incredibile: la commissione liturgica della conferenza episcopale americana ha comunicato per iscritto nei mesi scorsi che è "illecito" inginocchiarsi davanti al prete o al diacono che distribuisce l'eucarestia. "La postura regolare per ricevere la santa comunione - si legge nella nota - dovrebbe essere quella di stare in piedi. Inginocchiarsi non è lecito nelle dioceso americane".

    Com'è noto, fino alla riforma liturgica post-conciliare, la comunione veniva distribuita ai fedeli che si inginocchiavano davanti alla balaustra che separava la zona dell'altare da quella dell'assemblea. Successivamente la pratica è stata abbandonata e oggi per ricevere l'eucarestia ci si mette in fila indiana davanti al sacerdote. Qualcuno però ha mantenuto la vecchia abitudine, considerata come fumo negli occhi dai prelati americani. In diverse diocesi è accaduto che il parroco abbia negato la particola a chi si trovava in ginocchio, intimandogli di alzarsi. E la Conferenza episcopale, invece di invitare alla clemenza chiedendo che siano rispettate le diverse sensibilità dei parrocchiani, ha pensato bene di proporre un regolamento che dichiarasse fuorilegge gli incauti che piegavano le ginocchia. Molte lettere di protesta sono arrivate alla Santa Sede e così il cardinale Jorge Arturo Medina Estevez, oggi prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede, che viene pubblicata sull'ultimo numero di Notitiae, il bollettino del dicastero.

    "La Congregazione è preoccupata - si legge nel documento, firmato dal porporato e controfirmato dal Segretario, l'arcivescovo Francesco Pio Tamburrino - perchè ha ricevuto un gran numero di lamentele da varie parti e considera il rifiuto di dare la comunione a un fedele sulla base della sua postura costituisca una grave violazione di uno dei diritti fondamentali dei fedeli".

    "La posizione in ginocchio - continua la lettera vaticana - non costituisce motivo di negare la comunione. Il cardinale Joseph Ratzinger ha recentemente sottolineato che la pratica dell'inginocchiarsi ha dalla sua parte una tradizione di secoli e indica espressamente un segno di adorazione nella luce della vera, reale, sostanziale presenza di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie consacrate". La Santa Sede chiede quindi ai vescovi di vigilare e di "istruire con fermezza" i preti che hanno negato la comunione. "I sacerdoti - si legge ancora nella lettera - dovrebbero capire che la Congregazione esaminerà in futuro con grande serietà lamentele di quersto tipo e se verificate come vere intende procedere con azioni disciplinari adatte alla gravità di questo abuso pastorale".

    La precisazione vaticana ha, ovviamente, un valore universale. Eppure il divieto americano appare come la punta dell'iceberg di un fenomeno diffuso anche in Europa e in Italia. Nelle nuove chiese, infatti, tendono a scomparire gli inginocchiatoi, sostituiti da sedie e seggiole, più maneggevoli e certamente più funzionali quando si tratta di aumentare o diminuire i posti disponibili. Il Nuovo Messale Romano, prevede che il fedele possa seguire l'atto liturgico della consacrazione del pane e del vino, culmine della celebrazione, sia in ginocchio, sia in piedi. La scomparsa degli inginocchiatoi però di fatto induce tutti a comportarsi in un unico modo: non è facile, infatti, soprattutto per persone di una certa età, genuflettersi a terra. E' interessante notare, poi, come questa tendenza sia favorita con spiegazioni teologiche. Si dice che stare in piedi significa avere "la dignità di figli", mentre inginocchiarsi farebbe venire meno questa dignità. C'è chi giustifica lo stare alzati dicendo che è più consono alle origini del cristianesimo. Su un recente numero del mensile La vita in Cristo e nella Chiesa, periodico delle Discepole del Divin Maestro dedicato alla formazione liturgica, si poteva leggere un commento nel quale il suggerimento di stare in piedi era accompagnato dall'equiparazione fra il celebrante e i fedeli: "Stiamo esercitando il nostro sacerdozio, stiamo offrendo noi stessi... l'offerente non si inginocchia, sta in piedi tutto pronto e tutto dato. Non si inginocchia come se adorasse un sacrificio di un altro da sè".

    Questo, come altri segnali - ad esempio gli abusi liturgici documentati e accertati in diversi Paesi anglosassoni dove in alcuni casi le ostie consacrate alla fine della Messa vengono rimesse tra quelle sconsacrate - potrebbero far pensare che a volte sia lo stesso clero a non credere più nella presenza reale del corpo e sangue di Gesù nell'ostia consacrata. E pensare che, invece, il Concilio Vaticano II si attendeva dopo la riforma liturgica una rinnovata devozione verso l'eucarestia. Scriveva infatti Paolo VI nell'enciclica Mysterium fidei (1965): "Dalla restaurazione della sacra liturgia noi speriamo fermamente che scaturiscano copiosi frutti di pietà eucaristica". Nella Chiesa di oggi capita invece che si tolga la parrocchia al prete che sfila con i no-global, ma sull'altare si conceda di tutto: di ballare, di celebrare con i burattini, di accorciare a piacimento il Credo e magari anche di negare la comunione al fedele "reo" di essersi inginocchiato davanti al Santissimo.

    27 ott 2007



    Massoneria, attacco alla famiglia articolo di Angela Pellicciari

    Fiera avversaria della Chiesa, la Massoneria ha operato per separare l’uomo da Gesù Cristo e dalla Chiesa. E ha capito che distruggendo la famiglia il traguardo sarebbe stato a portata di mano.

    [Da «il Timone» n. 64, giugno 2007]


    «Poiché quasi nessuno è disposto a servire tanto passivamente uomini scaltriti e astuti come coloro il cui animo è stato fiaccato e distrutto dal dominio delle passioni, sono state individuate nella setta dei Massoni persone che dichiarano e propongono di usare ogni accorgimento e artificio per soddisfare la moltitudine di sfrenata licenza; fatto ciò, esse l’avrebbero poi soggiogata al proprio potere arbitrario, e resa facilmente incline all’ascolto»: così scrive Leone XIII il 20 aprile 1884 nell’ Humanum genus, l’enciclica che con più precisione filosofica analizza i presupposti, la natura e l’operato della massoneria (il paolino Rosario Esposito - che recentemente ha reso nota in pompa magna la sua affiliazione massonica - calcola che i pronunciamenti antimassonici del solo Leone XI
    II siano 2.032).

    La Chiesa cattolica condanna la massoneria moderna dal suo primo apparire: la Gran Loggia di Londra nasce il 24 giugno 1717 e Clemente XII emette la prima condanna ventuno anni dopo, il 28 aprile 1738 (enciclica In eminenti). I papi tentano di ostacolare il diffondersi di un’associazione i cui membri si riuniscono nel s
    egreto, sono vincolati (pena la morte) a patti giurati di cui nessuno deve rivelare il contenuto, sono l’anima, a partire dalla Rivoluzione francese, di tutti gli sconvolgimenti che, nell’Ottocento, stravolgono la vita religiosa e civile delle nazioni dell’Europa e dell’America Latina. Condannando i cattolici liberali (che fanno proprie molte delle parole d’ordine della massoneria), Gregorio XVI così scrive nella Mirari vos (15 agosto 1832): «accesi dall’insana e sfrenata brama di una libertà senza ritegno, sono totalmente rivolti a manomettere, anzi a svellere qualunque diritto di Principato, onde poscia recare ai popoli, sotto colore di libertà, il più duro servaggio». La massoneria è certa di conoscere la strada che conduce l’umanità alla felicità e si ripromette di mettersi alla testa del progresso che ritiene di incarnare: il progresso che essa ha in mente prevede la fine della superstizione cattolica. Per conseguire questo obiettivo l’ordine ha bisogno dell’assenso della popolazione. Come ottenerlo?

    L’ostacolo principale ai disegni massonici è la fede cattolica capillarmente diffusa. Come convincere un individuo sposato, con figli, credente in Cristo, e cioè nella vita eterna e nell’amore di Dio, bene inserito nella comunità civile ed ecclesiale, come convincerlo che la sua vita diventa più bella e più felice nel mondo progettato dai massoni? Come convincerlo che i battesimi, i funerali, i matrimoni, i catechismi, le cresime, le agapi, i concistori, gli altari, i sinodi, i concili massonici, sono migliori di quelli cattolici, di cui ricalcano il nome?

    Si tratta di trasformare quella persona, quell’individuo ben inserito in un corpo sociale ed ecclesiale, in un individuo solo. È necessario far saltare l’istituzione che lega i singoli in un vincolo stretto, il matrimonio, "liberando" così le energie individuali. Bisogna smantellare tutta la rete di solidarietà sociale e professionale che si è sviluppata durante i secoli animati dalla cultura cristiana. Si tratta di fare il deserto intorno all’individuo ben sapendo che l’uomo, non potendo resistere alla disperazione della solitudine, avrebbe cercato una via d’uscita ed avrebbe imboccato quella che prontamente gli sarebbe stata offerta: la possibilità di entrare a far parte di una loggia.

    L’attacco alla famiglia (ed alla donna che ne costituisce l’anima) è iscritto nel DNA delle associazioni segrete. Solo "liberando" l’uomo dalla famiglia si può fare di lui ciò che si vuole. Che le cose stiano così lo provano non solo la dinamica della Rivoluzione francese e le politiche familiari centrate sul divorzio di tutte le amministrazioni massoniche a cominciare da quella napoleonica; che le cose stiano così lo provano anche i documenti della Carboneria rinvenuti dalla polizia pontificia e pubblicati dallo storico francese Jacques Crétineau-Joly (1803-1875) sotto il pontificato di Gregorio XVI.

    In un documento noto col nome di Istruzione permanente redatto nel 1819, l’Alta Vendita della Carboneria (la direzione strategica rivoluzionaria del tempo) indica l’obiettivo che l’ordine persegue ed i mezzi scelti per conseguirlo. La Carboneria vuole una "rigenerazione universale" inconciliabile con la sopravvivenza del cristianesimo: «Il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della rivoluzione francese: cioè l’annichilamento completo del cattolicesimo e perfino dell’idea cristiana». Il documento fa leva sulla debolezza della natura umana che si ripromette di assecondare: «L’uomo ama le lunghe chiacchiere al caffé e assistere ozioso agli spettacoli. Intrattenetelo, lavoratelo con destrezza, fategli credere di essere importante; insegnategli poco a poco ad avere disgusto delle occupazioni quotidiane, e così, dopo averlo separato da moglie e figli e dopo avergli mostrato quanto è faticoso vivere adempiendo ai propri doveri, inculcategli il desiderio di una vita diversa».

    Crétineau-Joly pubblica anche la corrispondenza privata tra cugini (così si chiamano i membri delle vendite carbonare). Il carbonaro conosciuto con lo pseudonimo di Piccolo Tigre scrive: «L’essenziale è isolare l’uomo dalla famiglia, è fargliene perdere le abitudini. [...] Quando avrete insinuato in qualche animo il disgusto della famiglia e della religione (l’una va quasi sempre a seguito dell’altra) lasciate cadere qualche parola che provocherà il desiderio di essere affiliato alla Loggia più vicina. Questa vanità del cittadino o del borghese di infeudarsi alla Massoneria ha qualcosa di così banale e universale che sto sempre in ammirazione della stupidità umana. [...] Il fascino di ciò che è sconosciuto esercita sugli uomini una tale potenza, che ci si prepara tremando alle fantasmagoriche prove dell’iniziazione e dei banchetti fraterni. Diventare membri di una Loggia, sentirsi, senza moglie e figli, chiamati a conservare un segreto che nessuno vi svela mai, rappresenta, per alcune nature, una voluttà e un’ambizione».

    Isolare l’uomo dalla famiglia non basta: per distruggere la Chiesa bisogna distruggere la donna. I rivoluzionari sono convinti che non si avanzerà di molto su questo terreno fino a quando la donna rimarrà ancorata alla buona notizia cristiana; per staccarla dall’amore di Cristo bisogna corromperla. Il 9 agosto 1838 così scrive il settario noto con lo pseudonimo di Vindice: «Abbiamo deciso che non vogliamo più cristiani; evitiamo dunque di fare martiri: pubblicizziamo piuttosto il vizio presso il popolo». Vindice cita l’opinione di un cugino secondo cui «per abbattere il cattolicesimo bisogna cominciare dall’eliminazione delle donne». Il carbonaro commenta: «In un certo senso questa frase è vera; ma, visto che non possiamo sopprimere le donne, corrompiamole insieme alla chiesa. Corruptio optimi pessima».

    I papi sanno che la strategia settaria fa leva sulla perdita del senso morale. La "sfrenata licenza" di cui parla Leone XIII è caparbiamente pubblicizzata da quanti vogliono che uomo e donna dimentichino la propria somiglianza con Dio. Isolati dagli affetti più cari, ridotti come canne al vento, schiavi e non re delle passioni, gli uomini saranno sottoposti a quel "duro servaggio" di cui scrive Gregorio XVI.

    Ricorda

    «Quanto al consorzio domestico, ecco a un dipresso tutta la dottrina dei Naturalisti. Il matrimonio non è altro che un contratto civile; può legittimamente rescindersi a volontà dei contraenti; il potere sul vincolo matrimoniale appartiene allo Stato. Nell’educare i figli non s’imponga religione alcuna: cresciuti in età, ciascuno sia libero di scegliersi quella che più gli aggrada. Ora questi principi i Frammassoni li accettano senza riserva: e non pure li accettano, ma studiansi da gran tempo di fare in modo, che passino nei costumi e nell’uso della vita. In molti paesi, che pur si professano cattolici, si hanno giuridicamente per nulli i matrimoni non celebrati nella forma civile; altrove le leggi permettono il divorzio; altrove si fa di tutto, perché sia quanto prima permesso. Così si corre di gran passo all’intento di snaturare le nozze, riducendole a mutabili e passeggere unioni, da formarsi e da sciogliersi a talento».
    (Leone XIII, Enciclica Humanum genus, 20 aprile 1884)

    Bibliografia

    Angela Pellicciari, I papi e la massoneria, Ares, 2007

    © il Timone bellissima rivista di apologetica cattolica!

    26 ott 2007

    NO NO NO HALLOWEEN ! ! !


    padre Gabriele Amorth

    ''Penso che la societa' italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l'uso della ragione e sia sempre piu' malata. Festeggiare la festa di Halloween e' rendere un osanna al diavolo. Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidi''. La condanna e' dell'esorcista della Santa Sede, gia' presidente dell'associazione internazionale degli esorcisti, il modenese padre Gabriele Amorth.


    Consiglio il sito www.tutelaeucarestia.org ove si leggono consigli per difendere la Sacra Specie dalle insidie dei satanisti!


    Riparazione

    Litanie alla Santissima Eucarestia
    Signore pietà
    Cristo pietà
    Signore pietà
    Cristo ascoltaci
    Cristo esaudiscici
    Alle seguenti invocazioni si risponde NOI TI ADORIAMO
    Santissima Eucaristia,
    dono ineffabile del Padre,
    Segno dell’amore supremo del Figlio,
    Prodigio di carità dello Spirito Santo,
    Frutto benedetto della Vergine Maria,
    Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo,
    Sacramento che perpetua il sacrificio della Croce,
    Sacramento della nuova ed eterna alleanza,
    Memoriale della morte e risurrezione del Signore,
    Memoriale della nostra salvezza
    Sacrificio di lode e di ringraziamento,
    Sacrificio d’espiazione e di propiziazione, Dimore di Dio con gli uomini,
    Banchetto delle Nozze dell’Agnello,
    Pane vivo disceso dal Cielo,
    Manna nascosta piena di dolcezza,
    Vero Agnello pasquale,
    Diadema dei sacerdoti,
    Tesoro dei fedeli,
    Viatico della Chiesa pellegrinante,
    Rimedio delle nostre quotidiane infermità,
    Farmaco di immortalità,
    Misero della Fede,
    Sostegno della speranza,
    Vincolo della carità.
    Segno di unità e di pace,
    Sorgente di gioia purissima,
    Sacramento che germina i vergini,
    Sacramento che dà forza e vigore,
    Pregustazione del convito celeste,
    Pegno della nostra risurrezione,
    Pegno della gloria futura,
    Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
    Perdonaci Signore;
    Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
    Esaudisci Signore;
    Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
    Abbi pietà di noi.
    Hai dato a noi il pane disceso dal cielo
    Che porta in sé ogni dolcezza
    Preghiamo
    SIGNORE GESÙ CRISTO, CHE NEL MIRABILE SACRAMENTO DELL’EUCARESTIA CI HAI LASCIATO IL MEMORIALE DELLA TUA PASQUA, fa che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen



    La pergamena di Chinon e le nuove evidenze storiche sul processo ai Templari.

    Resoconto di Barbara Frale, la studiosa e storica del Vaticano che ha rinvenuto il prezioso atto di Chinon.

    Nell’autunno del 1995, dovendo sviluppare la tesi di specializzazione presso la Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica, trovai un brandello del processo contro i frati guerrieri dell’ordine del Tempio avvenuto sotto il pontificato di Clemente V (1305-1314), che era stato rilegato all’interno del registro avignonese 48 intestato ad un papa più tardo (Benedetto XII, 1334-1342).

    Si trattava di un piccolo dossier vistosamente diverso rispetto agli altri documenti. Il fascicolo conteneva l’interrogatorio condotto sui Templari da Clemente V, l’unica vera inchiesta del papato sull’ordine messo sotto accusa dal re di Francia Filippo il Bello. Una ricerca supplementare dimostrò che quel fascicolo dall’aspetto così comune e frugale possedeva un valore storico enorme: non era infatti l’originale diplomatico dell’inchiesta pontificia, conservato tuttora in Vaticano sotto forma di alcune solenni pergamene, bensì un brogliaccio che il papa aveva fatto produrre ad uso privato.
    Alla fine del 1311 i frati guerrieri del Tempio, messi sotto processo 4 anni prima ad opera del re di Francia Filippo il Bello che li accusava di eresia appoggiato dall’Inquisizione del suo regno, erano ancora in attesa di giudizio. Clemente V, ostaggio politico in territorio francese, giaceva sotto il ricatto del sovrano che minacciava uno scisma contro la Chiesa di Roma se l’ordine del Tempio non fosse stato abolito; si pretendeva che il papa prendesse una decisione. Il pontefice si rinchiuse nell’abbazia di Malaucène con alcuni dei padri che avrebbero partecipato al Concilio di Vienne, durante il quale era prevista l’emissione della sentenza sull’ordine.

    Per settimane il papa studiò ed esaminò le prove contro i Templari effettivamente emerse durante il processo: a questo scopo si era fatto preparare dalla Cancelleria apostolica un brogliaccio, cioè un quaderno, con le trascrizioni delle inchieste realizzate sull’ordine del Tempio in modo da poter lavorare più agevolmente; con l’aiuto di alcuni collaboratori di fiducia, Clemente V passò in rassegna una per una le inchieste svolte attribuendo particolare valore probatorio soprattutto a quella che lui stesso aveva presieduto a Poitiers nell'estate del 1308, sulla legalità della quale aveva vigilato di persona.

    Il fascicolo finito nel registro avignonese 48 era proprio il frammento di questo brogliaccio contenente il resoconto dell’inchiesta pontificia di Poitiers: la cosa più importante era la presenza di moltissime note marginali che costellavano tutte le carte. Note redatte da Clemente V e dai suoi fiduciari mentre stavano analizzando le prove a carico dei Templari durante il ritiro privato all’abbazia di Malaucène.
    Analizzando la sequenza di queste annotazioni si vedeva che il pontefice, dinanzi a certe affermazioni sconvolgenti dei Templari, si convinse che gli atti contro la religione denunciati da Filippo il Bello come prove d’eresia (quali il rinnegamento di Cristo e lo sputo sulla croce) erano invece parte di un rito d’iniziazione osservato segretamente durante la cerimonia d’ingresso nell’ordine, una specie di prova di coraggio e d’obbedienza che i precettori imponevano ai nuovi confratelli per testare il loro carattere. Il rito ricalcava le violenze che i Templari catturato sopportare da parte dei Saraceni che volevano obbligarli, pena la decapitazione, ad abiurare il cristianesimo. Alla fine dell’inchiesta il papa sembrava essersi fatto l’idea che l’ordine, sebbene si fosse coperto d’infamia tollerando un rituale dalla forma così oltraggiosa per la religione, non era contaminato dall’eresia. Questa fu esattamente la posizione espressa pochi mesi dopo da Clemente V nel Concilio di Vienne con la bolla Vox in excelso, nella quale dichiarava che il processo non aveva comprovato l’accusa di eresia ma solo l’indegnità e il malcostume diffusi fra molti membri dell’ordine; pertanto sancì che fosse sospeso con sentenza non definitiva, motivata dalla necessità di evitare un grave pericolo per la Chiesa.

    Le note del brogliaccio papale consentivano dunque di vedere la vera opinione di Clemente V sui Templari, a prescindere dalle decisioni che aveva dovuto prendere nel superiore interesse della Chiesa. Questa ricostruzione ha ricevuto conferma dal ritrovamento, nel settembre 2001, della pergamena di Chinon, rimasta praticamente ignota ai ricercatori del passato per via di una lacunosa catalogazione avvenuta nel 1628. La pergamena è l’atto originale dell’inchiesta che alcuni cardinali plenipotenziari di Clemente V svolsero nelle segrete del castello regio di Chinon dove Filippo il Bello aveva illecitamente recluso l’ultimo Gran Maestro del Tempio ed alcuni alti dignitari dell’ordine.
    Nel giugno 1308 Filippo il Bello aveva acconsentito sotto minaccia a rilasciare alcuni Templari perché il papa pretendeva di interrogarli e si ostinava a non voler dare sentenze sull'ordine finché non avesse potuto parlare con i frati, che in tutto il regno erano segregati dagli ufficiali regi. Un convoglio di oltre 70 Templari trasportati su carri e incatenati l’uno all’altro era partito da Parigi verso Poitiers, dove si trovava la Curia Romana; giunti presso Chinon, sulle rive della Loira, i membri dello Stato Maggiore del Tempio erano stati isolati e trattenuti perché non raggiungessero mai il papa. L’obiettivo era quello di impedire che Clemente V li interrogasse, magari con il rischio che potesse addirittura dare una sentenza favorevole.
    Questo nuovo abuso serviva a togliere all’inchiesta pontificia il suo pieno valore: se anche il papa avesse dichiarato i frati non colpevoli, la sua inchiesta sarebbe rimasta incompleta perché priva proprio dei membri più rappresentativi dell’ordine, quelli che portavano le maggiori responsabilità. Clemente V tenne comunque la sua inchiesta a Poitiers tra la fine di giugno e gli inizi di luglio; alla fine impose ai Templari di chiedere perdono per le colpe che avevano in ogni caso commesso e delle quali si erano già accusati nelle precedenti inchieste controllate dal re, cioè gli atti di rifiuto ed oltraggio della religione; poi li assolse e li reintegrò nella comunione dei sacramenti.

    Il 14 agosto 1308, dopo aver ingannato le spie di Filippo il Bello partendo per le ferie estive, Clemente V invia segretamente tre suoi cardinali alla volta di Chinon: ha conferito loro pienezza di poteri, con l’incarico di tenere in suo nome quell’inchiesta pontificia sui dignitari del Tempio che Filippo il Bello aveva tentato d’impedire. I Commissari svolsero l’inchiesta e alla fine, imposto ai capi templari di fare ammenda per i loro errori e di chiedere il perdono della Chiesa, li assolsero come penitenti in nome di Clemente V e li reintegrarono nella comunione cattolica.

    La pergamena di Chinon dimostra, insieme agli altri documenti, che Clemente V intendeva salvare l’esistenza dell’ordine templare dandogli un ruolo nuovo dopo averne riformato i costumi e la disciplina; anche se in seguito dovette rinunciare al suo progetto a causa della sproporzione di forze materiali tra la corona di Francia e il papato in quegli anni, il documento permette di aprire la conoscenza della storia svelando eventi rimasti finora in ombra.

    Testo già diffuso in web dal 2005

    24 ott 2007



    In un mondo sempre più della 'fede fai da te' bisogna che i 'bulli' del cristianesimo cattolico, se non così vogliono seguitare a chiamarsi, imparino a rispettare ed amare la Chiesa che è Divino-umana. L'ignoranza nelle cose della propria fede e dottrina è una malattia gravissima dell'anima! Studiate la dottrina cristiana, altrimenti il passo dall'apostasia e dall'eresia è breve!

    La mediazione della Chiesa e la funzione del Magistero

    Dio ha scelto di trasmettere una dottrina e una vita nella storia degli uomini humano modo, "in modo urnano" (4), cioè facendo sì che avvenisse nel contesto di una particolare comunità di uomini da lui creata ad hoc, da lui animata e da lui assistita: la Chiesa, la "convocazione". Ovviamente la Chiesa, anche se ha una struttura sociale, non è una società come le altre e non è neppure solo società: san Paolo la descrive come il corpo di Cristo e questa è certamente la formula più comprensiva e più significativa per designarla. Poiché si tratta di un corpo non è un coacervo informe, ma ha una struttura che non è democratica, almeno nel significato modemo, "ideologico", del termine. A questo proposito la fede insegna, ancora una volta, a non essere succubi degli idoli del tempo, dal momento che una forma di governo — ma la democrazia moderna non è soltanto questo —, per quanto possa essere ritenuta dagli uomini di un certo tempo come la migliore in assoluto, non è un assoluto: comunque, non è la struttura della Chiesa.

    Se la Chiesa è un corpo, non tutti i suoi membri hanno le stesse funzioni: vi è chi guida e chi è guidato, senza con questo configurare un rapporto meccanico, per cui vi è chi è solo attivo e chi è solo passivo. Infatti "corpo" dice organicità, cioè struttura, differenziazione e vita, per cui in esso tutto deve essere attivo, ma in modo differenziato.

    Fra le varie funzioni vi è quella magisteriale, che comporta il compito di trasmettere la dottrina, di discernere quanto è conforme a essa e quanto a essa non è conforme, di giudicare di volta in volta come tale dottrina deve essere tradotta nella vita. Ma chi sono i depositari concreti del Magistero, cioè di questa vitale funzione di insegnamento? Per esempio, san Clemente, vescovo di Roma, verso il 95-98 — quindi certamente prima del Vangelo di san Giovanni, scritto all’inizio del secolo II —, indirizza una lettera, di tono omiletico, ai cristiani di Corinto, in cui afferma che "gli apostoli predicavano il vangelo da parte del Signore Gesù Cristo che fu mandato da Dio. Cristo da Dio e gli apostoli da Cristo. Ambedue le cose ordinatamente dalla volontà di Dio. [...] Predicavano per le campagne e le città e costituivano le loro primizie, provandole nello spirito, nei vescovi e nei diaconi dei futuri fedeli. E questo non era nuovo" (5). "I nostri apostoli — aggiunge — conoscevano da parte del Signore Gesù Cristo che ci sarebbe stata contesa sulla carica episcopale. Per questo motivo, prevedendo esattamente l’avvenire, istituirono quelli che abbiamo detto prima e poi diedero ordine che alla loro morte succedessero nel ministero altri uomini provati" (6).

    Dunque, poiché il mandato di Cristo non poteva spegnersi con la morte degli Apostoli, ecco allora la promessa: "[...] io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del tempo" (Mt. 28, 20); ecco allora gli Apostoli imporre le mani a successori, i vescovi, ed è bene che fossero molti i successori degli Apostoli, perché la Chiesa doveva diffondersi in tutto il mondo. Inoltre, poiché la dottrina doveva rimanere rigorosamente una, era necessario un principio di unità: nel collegio degli Apostoli Gesù aveva scelto Pietro, e il suo ministero doveva continuare nei Papi di Roma, nei quali doveva risiedere il fondamento visibile della Chiesa, un fondamento che, partecipando della solidità della pietra che è Cristo, doveva garantire fino alla fine dei secoli stabilità e unità. Infatti, poiché fra molti possono sorgere divergenze e conflitti, il criterio visibile per sapere da che parte è la ragione e a chi fare riferimento, se sorgono differenze di dottrina o scismi, è alla portata di tutti: il vescovo di Roma, il Papa. Anche il Magistero dei vescovi è vincolante quando è "in comunione con il Papa", e solo a questa condizione.

    Questo insegnamento è impartito humano modo. Nell’opera del domenicano spagnolo Melchor Cano, uno dei teologi più importanti della Controriforma, si trova questo "assioma": "Come Dio non manca nelle cose necessarie, così non abbonda in quelle superflue" (7). Certamente l’insegnamento autentico è garantito da Dio, ma ciò non significa che lo sia sempre nello stesso modo e che qua o là i limiti dell’uomo non possano segnarne l’esercizio.

    A questo proposito bisogna però distinguere accuratamente due problemi:

    a. l’assistenza dello Spirito Santo, che garantisce la conformità fra quanto insegna oggi la Chiesa e quanto ha insegnato Gesù: "Chi ascolta voi ascolta me" (Lc. 10, 16);

    b. la certezza che ogni e singolo insegnamento della Chiesa sia conforrne a quanto ha insegnato Gesù.

    Si tratta di due problemi distinti: non era assolutamente necessario che ogni e singolo insegnamento dei vescovi, e anche del Papa, avesse la garanzia dell’infallibilità. Vi è spazio per la debolezza dell’uomo, e quindi per l’errore, ma è uno spazio tale da non impedire che la "carne" sia portatrice della presenza di Dio: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del tempo". Non vi è spazio neppure per eclissi temporanee: "tutti i giorni".

    La questione dell’infallibilità

    Lo Spirito che Gesù ha lasciato alla sua Chiesa in modo permanente è "Spirito di verità" (Gv. 14, 17), e vi sono casi in cui si ha una certezza assoluta, per esempio quando il pronunciamento del Magistero si presenta nella forma di un giudizio definitivo, cioè quando si ha una definizione: se vi fosse errore, tutta la Chiesa cadrebbe in errore.

    D’altra parte, come succede per l’insegnamento umano, non tutto il Magistero della Chiesa è impartito con la stessa autorità: vi sono insegnamenti definitivi e insegnamenti provvisori, o impartiti con minore sicurezza e impegno. Dio vuole salvare gli uomini proprio attraverso l’infermità umana. Stando così le cose, come ci si deve comportare se non si può essere sempre sicuri? Si deve avere fiducia, la fiducia teologale nel fatto che, al di là di qualche sdrucciolone accidentale, il cammino della Chiesa porta infallibilmente alla meta.

    D’altra parte, riflettendo, si può notare come la stessa vita quotidiana in società sarebbe impossibile senza fiducia: si va dal medico, dall’avvocato e si fa quanto dicono di fare, non perché si comprendono appieno le loro indicazioni, ma perché ci si fida di loro; se si dovesse verificare sempre tutto e sottoporre tutto al vaglio della propria esperienza e della propria scienza, la vita diventerebbe un peso insopportabile. Anche la vita "profana" sarebbe qualcosa di assolutamente superiore alle forze del singolo, ma la materia in esame si situa in un campo ben più elevato: "Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono nel cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano" (1 Cor. 2, 9). In proposito si dà pure una garanzia ben più grande. Quindi il problema vero davanti al Magistero, quello più pratico, non sta nel chiedersi se è o se non è infallibile, ma se la persona che mi parla è o non è inviata da Gesù e quindi da lui assistita: "Chi ascolta voi ascolta me". Perciò il fedele non deve verificare tutte le volte, puntigliosamente, se quanto gli viene detto è infallibile o meno — non è sempre facile stabilirlo neanche per gli specialisti —, ma se chi gli parla è inviato da Gesù, se gli parla con autorità e, eventuabnente, se è proprio in comunione con il Papa.

    Non esiste neppure un confine troppo netto e assolutamente rigoroso fra quanto è infallibile e quanto non è infallibile: a volte è molto difficile dire con certezza se un determinato insegnamento lo è o non lo è. Infatti un insegnamento, e un insegnamento tradizionale, è una realtà vitale, ricca di sfumature, per cui vi possono essere casi in cui ci si avvicina molto a una certezza assoluta, ma non tutto, nell’esercizio del Magistero, è giudizio definitivo. Il modo ordinario in cui si dà è quello dell’insegnamento, e un insegnamento è costituito da molti giudizi, da diverse affermazioni variamente articolate, tanto più articolate quanto più l’insegnamento è ampio, concerne anche realtà contingenti o si dispiega nel tempo. Più il carattere dell’intervento è puntuale, più è preciso, per cui un giudizio è un intervento puntuale che cerca, di sua natura, precisione dogmatica e rigore giuridico. Con ogni evidenza, le modalità del giudizio e dell’insegnamento vanno lette diversamente, e in questo sta tutta la differenza che intercorre fra il Magistero ordinario e quello straordinario.

    È un grave errore, condannato dalla Chiesa, ridurre l’infallibilità al Magistero straordinario. Sarebbe anche qualcosa di ridicolo: negli ultimi cento anni, per esempio, si dà, con assoluta certezza, cioè con un consenso sufficientemente ampio di probati auctores, una sola definizione del Magistero straordinario, il dogma dell’Assunzione di Maria Santissima in cielo, contenuta nella costituzione apostolica Munificentissimus Deus, del 1° novembre 1950. Se così fosse non avrebbe poi tutti i torti lo storico del diritto canonico Brian Tierney a ironizzare sulla teologia neoscolastica dell’infallibilità con il suo noto "assioma": "Ogni pronunciamento infallibile è certamente vero, ma nessun pronunciamento è certamente infallibile..." (8). Ma questo errore è per certo meno grave di quell’altro che riduce il motivo dell’assenso al Magistero alla sua infallibilità. Quando i due errori si sommano — e uno slittamento in questo senso si è massicciamente verificato nella teologia contemporanea —, si giunge a togliere al Magistero stesso ogni reale incidenza nella vita di fede della Chiesa e nella teologia. Se il Magistero si riduce a dare al fedele garanzie saltuarie, a singhiozzo, con ritmi di cento anni, non si vede che rapporto possa avere con quella fede di cui "il giusto vive" e di cui deve vivere quotidianamente. La critica antinfallibilistica recente — quella espressa, per esempio, da Hans Küng, da Brian Tierney, da August Bernhard Hasler — è venuta quasi a portare a compimento un processo, a dare il colpo di grazia a una costruzione che, poggiando sui due colossali equivoci segnalati, era già ampiamente fatiscente.

    Anche se non si può attribuire a ogni e singolo pronunciamento del Magistero ordinario la stessa infallibilità di una definizione — questo, d’altra parte, vanificherebbe la stessa differenza fra Magistero straordinario e ordinario —, tuttavia appare ovvio che, quando un insegnamento è di tutta la Chiesa, non si può pensare che, "globalmente preso", non contenga la verità di Gesù. Così come quando uno stesso insegnamento si protrae a lungo nella Chiesa, viene ribadito e confermato spesso, senza interruzioni, nel corso del tempo, non si può più pensare che non rifletta la Rivelazione divina, senza ipso facto smettere di considerare l’insegnamento autentico, quello degli "inviati", come la regola del proprio credere, per sostituirvi il proprio pensiero personale. Pensare una cosa del genere equivarrebbe a vanificare tutta l’economia della trasmissione della Rivelazione voluta da Dio: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del tempo". Un caso del genere è certamente quello costituito dall’enciclica Humanae vitae, pubblicata da Papa Paolo VI il 25 luglio 1968. Si è discusso, e si discute accanitamente, attorno alla sua infallibilità. Ma, se non si vuole restare indebitamente attaccati alle parole e cadere in una lis de verbis, in una "questione di parole", il problema non è poi così difficile: se, affermando che l’enciclica Humanae vitae non è in sé infallibile, si vuol sottolineare che non si tratta di Magistero straordinario, lo si può agevolmente concedere, ma se si intende sostenere che l’insegnamento in essa contenuto, in quanto riflesso di un Magistero di tutta la Chiesa costante e ininterrotto nei secoli, può essere discusso, allora ciò è aberrante e conduce a conseguenze disastrose, non solo relativamente al problema della contraccezione, rna per rapporto a tutta la vita di fede della Chiesa.


    Il CATECHISMO della CHIESA CATTOLICA dice:

    Il Magistero della Chiesa

    85 « L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo », (99) e cioè ai Vescovi in comunione con il Successore di Pietro, il Vescovo di Roma.

    86 Questo « Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio ». (100)

    87 I fedeli, memori della parola di Cristo ai suoi Apostoli: « Chi ascolta voi, ascolta me » (Lc 10,16), (101) accolgono con docilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varie forme, dai Pastori.


    nel web l'intero documento, qui inserito in minima parte da Corrado Penitente

    L'ESORCISTA DELLA SANTA SEDE: HALLOWEEN E' UN OSANNA AL DIAVOLO

    di padre Gabriele Amorth

    ''Penso che la societa' italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l'uso della ragione e sia sempre piu' malata. Festeggiare la festa di Halloween e' rendere un osanna al diavolo. Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidi''. La condanna e' dell'esorcista della Santa Sede, gia' presidente dell'associazione internazionale degli esorcisti, il modenese padre Gabriele Amorth.

    I macabri mascheramenti, le invocazioni apparentemente innocue altro non sarebbero, per l'esorcista, che un tributo al principe di questo mondo: il diavolo. ''Mi dispiace moltissimo che l'Italia, come il resto d'Europa, si stia allontanando da Gesu' il Signore e, addirittura, si metta a omaggiare satana'', dice l' esorcista secondo il quale ''la festa di Halloween e' una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco. L'astuzia del demonio sta proprio qui. Se ci fate caso tutto viene presentato sotto forma ludica, innocente. Anche il peccato non e' piu' peccato al mondo d'oggi. Ma tutto viene camuffato sotto forma di esigenza, liberta' o piacere personale. L'uomo - conclude - e' diventato il dio di se stesso, esattamente cio' che vuole il demonio''. E ricorda che intanto, in molte citta' italiane, sono state organizzate le 'feste della luce', una vera e propria controffensiva ai festeggiamenti delle tenebre, con canti al Signore e giochi innocenti per bambini.

    Preghiamo

    Signore sappiamo che queste feste tu non le vuoi, noi lo crediamo ma per
    gli altri non è chiaro tutto questo; hanno bisogno di segni potenti: mandali
    o Signore, secondo la tua santa volontà sicché la gente capisca chiaramente
    che Halloween così come appare è una festa satanica. Manda quello che tu vuoi, accettiamo tutto ma fa capire a tutti, con forza e chiarezza, che Halloween è una festa
    satanica nella quale si pratica la magia e fa che in Europa e in America si abbandoni questa festa. Te lo chiediamo per la tua dolorosissima Passione. Si compia la tua volontà in tutto Amen 3 Pater, Ave e Gloria

    si concluda con

    San Michele Arcangelo difendici nel combattimento, sii tu la nostra difesa contro la malizia e le insidie del demonio Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli; e tu Principe delle milizie celesti con la potenza divina ricaccia nell'inferno satana e gli altri spiriti maligni che vagano nel mondo per perdere le anime. Amen

    No HALLOWEEN !!!

    Il 1° di Novembre è la Solennità liturgica di TUTTI I SANTI!


    Non prendiamo in giro le nostre radici, i nostri giovani devono crescere con sani principi!
    NO mascherate, NO al carnevale della decadenza!
    Aboliamo Halloween!


    Onoriamo il giorno 1 e 2 novembre tutti i nostri cari defunti.

    Affrettiamoci verso i fratelli che ci aspettano


    Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate (Disc. 2; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 364-368)

    A che serve dunque la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perché ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi?

    I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. E' chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro.
    Per parte mia devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri.
    Il primo desiderio, che la memoria dei santi o suscita o stimola maggiormente in noi, è quello di godere della loro tanto dolce compagnia e di meritare di essere concittadini e familiari degli spiriti beati, di trovarci insieme all'assemblea dei patriarchi, alle schiere dei profeti, al senato degli apostoli, agli eserciti numerosi dei martiri, alla comunità dei confessori, ai cori delle vergini, di essere insomma riuniti e felici nella comunione di tutti i santi.

    Ci attende la primitiva comunità dei cristiani, e noi ce ne disinteresseremo? I santi desiderano di averci con loro e noi e ce ne mostreremo indifferenti? I giusti ci aspettano, e noi non ce ne prenderemo cura? No, fratelli, destiamoci dalla nostra deplorevole apatia. Risorgiamo con Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, quelle gustiamo. Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipano con i voti dell'anima la condizione di coloro che ci attendono. Non soltanto dobbiamo desiderare la compagnia dei santi, ma anche di possederne la felicità. Mentre dunque bramiamo di stare insieme a loro, stimoliamo nel nostro cuore l'aspirazione più intensa a condividerne la gloria. Questa bramosia non è certo disdicevole, perché una tale fame di gloria è tutt'altro che pericolosa.

    Vi è un secondo desiderio che viene suscitato in noi dalla commemorazione dei santi, ed è quello che Cristo, nostra vita, si mostri anche a noi come a loro, e noi pure facciamo con lui la nostra apparizione nella gloria. Frattanto il nostro capo si presenta a noi non come è ora in cielo, ma nella forma che ha voluto assumere per noi qui in terra. Lo vediamo quindi non coronato di gloria, ma circondato dalle spine dei nostri peccati.
    Si vergogni perciò ogni membro di far sfoggio di ricercatezza sotto un capo coronato di spine. Comprenda che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo espongono al ridicolo.
    Giungerà il momento della venuta di Cristo, quando non si annunzierà più la sua morte. Allora sapremo che anche noi siamo morti e che la nostra vita è nascosta con lui in Dio.
    Allora Cristo apparirà come capo glorioso e con lui brilleranno le membra glorificate. Allora trasformerà il nostri corpo umiliato, rendendolo simile alla gloria del capo, che è lui stesso.

    Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Ne abbiamo ogni diritto. Ma perché la speranza di una felicità così incomparabile abbia a diventare realtà, ci è necessario il soccorso dei santi. Sollecitiamolo premurosamente. Così, per loro intercessione, arriveremo là dove da soli non potremmo mai pensare di giungere.

    suggerito da Corrado Penitente


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